Non serve un governo tecnico, ma uno tecnicamente valido

Non serve un governo tecnico, ma uno tecnicamente valido

Che questa crisi abbia una valenza planetaria, e non dipenda dalle scelte di singoli governi nazionali, è un dato di fatto. Che il governo italiano stia dando il peggio di sé nel cercare di gestirla, è un’altra verità incontestabile. Sono tre anni che nel Paese vi è la consapevolezza della indifferibilità di scelte difficili, per evitare di doverle fare quando sarebbe ancora peggio.

Questo governo ha sistematicamente fatto il minimo del minimo sindacale che richiedeva di volta in volta il momento, differendo per il resto tutto il differibile. In questo modo, ha abdicato alla sua stessa funzione, perché compito di un governo è guidare un Paese, non inseguire gli eventi. 

Questo dannoso approccio ha avuto la sua massima espressione in questi ultimi mesi, di pari passo con l’acuirsi della crisi. Ad aprile, in audizione alla commissione Finanze della Camera, il ministro Tremonti afferma che sarebbe bastata una manovra correttiva da mezzo punto di Pil per il 2013 e altrettanto per il 2014 (in tutto 17 miliardi di euro). Tra fine giugno e i primi di luglio, la correzione diventa di 47 miliardi, esattamente come avevano dichiarato, già il giorno successivo all’audizione del ministro, i presidenti di Confindustria, Cgil e dei commercialisti sulla base dei dati forniti dai rispettivi centri studi.

Di questi 47 miliardi, più della metà viene però collocata dal governo sul 2014 e, per di più, coperta con una imbarazzante cambiale in bianco, rappresentata da un improponibile taglio lineare di 20 miliardi delle detrazioni, deduzioni e agevolazioni fiscali spettanti a famiglie e imprese.
Di nuovo, sin dal giorno successivo si levano numerose voci che sottolineano come si tratti dell’ennesimo differimento di scelte, condito da pseudo-strategia elettorale, che difficilmente potrà esserci perdonato. Anche questa ennesima evidenza viene negata dal governo, fino a quando il precipitare degli eventi lo costringe a smentirsi ancora e a concepire una nuova manovra, diversa non solo nei tempi, ma anche nei contenuti, a palese dimostrazione del fatto che la precedente non era soltanto tardiva, ma in larga parte un vero e proprio bluff, posto che, ove così non fosse stato, sarebbe bastato anticipare di un anno le misure gia’ previste.

E adesso che succederà? Basta aver ascoltato le parole dell’altro giorno del ministro Tremonti per sapere che non accadrà nulla di buono.
Servirebbe un governo capace di trasmettere un sentimento di unità negli obiettivi e condivisione nei sacrifici, così da renderli meno amari e più accettabili socialmente, posto che nemmeno un mago riuscirebbe a renderli più lievi.

Il discorso di Tremonti, con l’elenco delle linee di intervento “suggerite” dalle istituzioni europee e le precisazioni sul gradimento delle stesse da parte del governo, trasmette invece il segnale di un governo all’angolo, pronto a modulare il peso dei sacrifici tra le varie categorie di cittadini in funzione non tanto di un principio di equità sociale, quanto piuttosto del peso politico e sociale di ciascuna all’interno della maggioranza e nel Paese. Basta già questo a creare i presupposti della conflittualità sociale, rendendo tutto ancora più difficile.

Ci sarà poi spazio per provvedimenti su pensioni, rendite finanziarie e tassazioni straordinarie che, fino a qualche tempo fa, il governo bollava con festosa arroganza come macelleria sociale e come misure “bertinottiane”, facendo sentire di sinistra chiunque ne parlasse, anche se magari era più liberale di chi intendeva in tal modo irriderlo. Se alcune di queste cose fossero state fatte prima, avrebbero avuto un effetto recessivo minore di quello che avranno ora e, venendo messe a punto in un contesto di minore emergenza, sarebbero state concepite probabilmente meglio di come lo saranno ora. In tutto questo, fa sorridere la presunta antinomia tra governi tecnici e governi politici che fa da sfondo al dibattito. Questo Paese può fare tranquillamente a meno di un governo tecnico, ma ha disperatamente bisogno di un governo tecnicamente capace.

*Dottore commercialista a Venezia, direttore responsabile di Eutekne.info, componente del comitato scientifico della rivista il Fisco

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