«Tremonti detassi le Coop, invece di tagliarle»

«Tremonti detassi le Coop, invece di tagliarle»

“Invece che togliere le agevolazioni sugli utili accantonati a riserva, introduciamo una detassazione valida per tutti, compresa Confindustria”. Una sorta di Tremonti Ter: detassazione per gli utili reinvestiti dalle imprese nell’acquisto di nuovi macchinari. È questo il pensiero del mondo cooperativo – 40mila soggetti per 130 miliardi di euro di fatturato nel 2010 – sulle indiscrezioni che danno i tecnici del governo al lavoro per tagliare le agevolazioni fiscali di cui gode il mondo mutualistico.

A dirlo è il Corriere della Sera, che, citando “indiscrezioni”, sostiene che sarebbe in arrivo una nuova stretta al loro particolare regime fiscale. Una quarta fase di misure, quindi, dopo l’esenzione dell’aliquota sugli utili accantonati a riserva indivisibile del 2001, rimasta soltanto per le cooperative sociali, e la scissione del 2004 tra cooperative a mutualità prevalente e non a mutualità prevalente. Le prime, si spiega, mantengono l’esenzione Ires sul 70% degli utili accantonati a patto che svolgano il 50,1% del fatturato con i soci. E siccome la loro attività vanta numeri consistenti, nell’ordine di 300 milioni di euro, e si pone in concorrenza diretta con la grande distribuzione alimentare. Infine, nel 2008, l’incremento dell’aliquota sul prestito ai soci dal 12,5 al 20 per cento.

«Un discorso sul nulla». Luigi Marino, presidente di Confcooperative e portavoce dell’Alleanza delle cooperative – nata nel gennaio scorso, abbraccia il mondo della coop bianche (Confcooperative), rosse (Legacoop) e verde “lega” (Agci) – ha detto all’Ansa che: «È un problema affrontato dal governo Berlusconi a ogni inizio di legislatura, precisamente nel 1994, 2001 e nel 2008, fino a un ridimensionamento drastico di quasi tutte le agevolazioni». «Le cooperative», specifica, «sono tassate come tutte le altre imprese, ad eccezione di una parziale riduzione dell’aliquota relativa agli utili portati a riserva in un fondo indisponibile e indivisibile per l’impresa cooperative. Stiamo parlando non di miliardi, si badi bene, ma di un valore, nel 2010, di qualche decina di milioni di euro».

Tuttavia, nel mondo cooperativo non ci sarebbero particolari tensioni con il titolare di via XX Settembre, confermano fonti vicine a Confcooperative, secondo cui i rapporti con Tremonti sarebbero «tra l’ottimo e il molto buono». Anzi, proprio nel discorso tenuto proprio da Marino all’ultima assemblea di Confcooperative, con il superministro seduto in prima fila, alcuni hanno letto una disponibilità ad affrontare eventuali aggiustamenti nella disciplina della tassazione. A patto, ovviamente, di mantenerne la missione assistenziale per soggetti svantaggiati – questo il caso delle cooperative sociali che, in molti casi, forniscono dei servizi assistenziali di fondamentale importanza per conto dei Comuni – e di introdurre una nuova misura valida per tutto il mondo imprenditoriale, in favore degli investimenti. 

Dietro alla destinazione degli utili a riserva indivisibile, infatti, c’è una logica ben precisa, spiegano: quando una cooperativa viene liquidata, il patrimonio finisce nel fondo mutualistico di cooperazione. Un patrimonio da sfruttare per creare nuove realtà o fare ulteriori investimenti. Insomma, se è vero che, da un lato, un’impresa “classica” paga più tasse, dall’altro non ha vincoli su quell’utile. Tuttavia, questa l’obiezione interna a un certo mondo cooperativo “purista”, è chiaro che quando il tesoretto viene utilizzato per fare operazioni finanziarie, come la scalata a una banca, si diventa attaccabili. Altrettanto difficile è giustificare come “coinvolgimento mutualistico”, principio cardine della “democrazia economica” delle coop, la tesserina plasticata del supermercato.

Rimane però la storia di Conserve Italia, la più grossa cooperativa agroalimentare associata a Confcooperative, che nel 2004 si accaparrò la Cirio, utilizzando proprio i fondi derivanti dagli utili accantonati nel tempo, senza alcun onere per lo Stato, in termini di aiuti pubblici. Un promemoria per Giulio Tremonti, che si vanta di avere in bella vista nella sua scrivania un barattolino di pelati proprio della Cirio.

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