A volte ritornano, Calogero Mannino pensa a un “partito pentapartito”

A volte ritornano, Calogero Mannino pensa a un “partito pentapartito”

Chi meglio di Lui potrebbe far rinascere la “balena bianca”? Chi meglio di un Lui democristiano d’antan, uno di quelli che è stato eletto parlamentare fra le fila dello scudo crociato nel 1976, nel 1979, nel 1983, nel 1987 e nel 1992, potrebbe riesumare la DC ? Già ad aprile scorso, il nostro Lui aveva inviato i primi segnali:”Ricostruire un centro d’ispirazione cristiana”. In sostanza Lui intendeva “indirizzare lo sguardo su un partito popolare alla stregua di ciò che c’è in Spagna, Belgio, Olanda, Germania”. Ma a quel tempo, il Pdl non aveva ancora perso le amministrative e Lui, da attento conoscitore e osservatore della politica italiana, si era proiettato in avanti:” Rivolgo la mia attenzione sul Pdl perché il Pdl ha sequestrato gli elettori dell’ex Democrazia cristiana”. Vai a sapere che di lì a poche settimane ci sarebbe stata la crisi del Pdl, l’elezione-acclamazione a segretario politico del Pdl di Angelino Alfano, e sarebbe tornata di attualità la suggestione di un “partito popolare 2.0” in salsa italiana.

Il “Lui” in questione ha un nome e un cognome: Calogero Mannino. E si è messo in testa che vuole “morire” democristiano, mica berlusconiano. In queste settimane avrà letto, riletto e ascoltato gli interventi dei vari Pisanu, Formigoni, Alfano, Casini e Fioroni, e gli sarà tornata in mente la sua democrazia cristiana, quella che sbancava al botteghino “elettorale” in tutto lo stivale. Quella che senza di Lei: sarebbe stato vietato ed impossibile governare. E così ieri “U zi Lillu”, lo chiamano così quelli dell’innercicle, ha detto basta, e ha rilasciato un’intervista “annuncio” al giornale online siciliainformazioni su una nuova casa dei popolari. I toni, come al solito, sono garbati e il mantra è il seguente:” I cattolici vengono richiamati all’impegno comune per affrontare le difficoltà che la storia, non solo italiana, assegna loro”. D’altronde “i democristiani sono addestrati alla comprensione dei flussi politici, li annusano prima degli altri”. E quale miglior momento di quello odierno, che vede un pdl diviso in diverse correnti, e un pd in crisi di identità?

Eppure, il partito di ispirazione manniniana “non avrà una identità di fede, ma accoglierà anche coloro che non hanno tale identità, ma condividono i valori e progetti comuni. Immaginiamo un partito popolare di ispirazione cristiana, in cui possano “abitare” anche socialisti, repubblicani, liberali, il cui coefficiente non è la fede ma il programma politica. Il tramonto delle ideologie ha reso la dottrina sociale della Chiesa una piattaforma condivisibile”. Ma chi sarebbero gli “amici” del nuovo viaggio di Mannino? “Ho incontrato tante personalità autorevoli, ho tratto la convinzione che la strada intrapresa è quella giusta. Tanti uomini politici stanno tessendo la tela: Pisanu, Formigoni, Lupi, Sacconi, Alfano, Fitto per fare alcuni nomi”. Ma, continua Mannino, “tutto dipende dagli amici del Pdl, dalla capacità di equilibrio che dimostreranno. Dovranno mostrare lealtà verso il loro leader e fare prevalere le ragioni che portano oltre. Il tempo di Berlusconi è esaurito”. Altrimenti “ il PD vincerà le elezioni, c’è una marea montante alternativa a Berlusconi, ne beneficerà il maggiore partito di opposizione”. Parola di Calogero Mannino. Chissà se questa volta il Cav ascolterà il consiglio di un vecchio “nostalgico” democristiano. 

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