Contro i fitti in nero, gli universitari scoprono le “nonno house”

Contro i fitti in nero, gli universitari scoprono le “nonno house”

«Penso al mio periodo con Gemma, 79 anni e in gran forma». Filippo, 24 anni, studia ingegneria a Bologna ma è di Mantova. Ha convissuto a casa di una super nonna per oltre 6 mesi. «L’unico problema era la televisione la sera. La teneva sempre accesa, non lo sopportavo». In compenso, Gemma, ex professoressa del liceo, parlando con Filippo ha avuto un sacco di buone idee. «Per esempio abbiamo pensato che per risolvere il problema delle pensioni che noi non avremo mai, gli anziani potrebbero pensare di rinunciare ad una parte. In cambio noi, giovani lavoratori, potremmo lavorare di più».

Le chiamano “nonno house”. In realtà si tratta di un patto generazionale tra chi è in pensione e chi la pensione probabilmente non l’avrà mai. Studenti e anziani, contro il caro affitto si vive nella stessa casa. L’idea l’ha lanciata per primo l’Inpdap, l’ente previdenziale che paga le pensioni dei dipendenti pubblici. Nel 2010 l’esperimento è partito a Roma. Oggi l’iniziativa si è estesa. A Bologna, Avezzano, Udine e Firenze. Nel 2012 il piano dovrebbe completarsi e le “coppie di fatto” tra nonni che ospitano e studenti che affittano saranno una realtà italiana.

Il principio elaborato dall’Inpdap è semplice: gli iscritti possono accogliere studenti fuori sede nel proprio appartamento senza pretendere alcun canone d’affitto. I proprietari stipulano il contratto con l’ente stesso che ogni mese versa 350 euro per i rimborsi delle spese legate ai consumi energetici e 1000 euro una tantum in vista dei lavori di adeguamento. Per i vecchietti, si tratta di una buona occasione per non sentirsi più soli e avere un po’ di movimento in casa. I ragazzi invece ne approfittano per scappare dagli affitti in nero e per evitare di farsi spellare dagli affittuari.

Gli studenti sono selezionati con un bando pubblico che valuta, tra le altre cose, il merito: voti, titoli e crediti maturati. Partiamo dal libretto. L’Inpdap ammette solo fuori sede e richiede che la media sia del 27 su 30. Non sono ammessi ritardatari e nemmeno ripetenti o fuori corso. Poi ci sono i criteri reddituali. Un po’ troppo rigidi per la verità. Primo, essere figlio di dipendenti pubblici e pensionati Inpdap (5 milioni di famiglie in Italia). Secondo, dimostrare un Isee (indicatore situazione economica equivalente) inferiore a 16.000 euro ed essere inoccupato o disoccupato. In questo caso, di tasca loro, gli studenti pagheranno solo il vitto, la pulizia della stanza e del bagno oltre ai cambi di biancheria.

Inpdap a parte, in Italia si sono sviluppate altre iniziative del genere. Secondo l’Associazione MeglioMilano, una no profit che se ne occupa dal 2004, su 240 convivenze avviate, solo 6 si sono interrotte prima del tempo (il 2,5%). L’esperimento funziona, dunque. Il centro studi Casnati per esempio ha aperto anche agli studenti del liceo. “L’idea è di chiedere alle famiglie dei nostri studenti, se interessate, di rendersi disponibili ad ospitare uno studente presso la propria abitazione per la durata del corso di studi”.

I vantaggi: avere in famiglia uno studente che frequenta la stessa scuola del proprio figlio/a, avere un nuovo membro in famiglia con estese potenzialità di interazione, e non ultimo, avere qualche entrata in più: la remunerazione per la famiglia ospitante potrebbe ammontare a 200 euro al mese.

A Bologna, invece, “Nonni adottano studenti” è promosso da Confabitare. I fuori sede vivono in casa degli anziani gratuitamente in cambio di compagnia e piccole commissioni. Della serie, non è vero che tra giovani e vecchi non può instaurarsi un rapporto. Anzi. Un sistema del genere, un patto generazionale, dimostra che grandi e piccoli hanno capito: per uscire dal pantano tocca unire la forze. Il che potrebbe servire da esempio per risolvere altre questioni legate alla precarietà e alla mancanza di lavoro.

Tornando a Filippo, oggi vive solo. In un buco vicino all’università. Ricorda casa di Gemma «perché era – come richiesto da contratto – una casa di proprietà abbastanza spaziosa da avermi riservato un’accoglienza dignitosa». Filippo si è trovato bene: la sua super nonna era autosufficiente, criterio indispensabile affinché la coppia possa iniziare la coabitazione. Perché, al di là della gentilezza e dello scambio reciproco, non sta scritto da nessuna parte che gli studenti debbano finire per lavorare come badanti.

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