E non chiamatelo Aventino, qui non c’è nessun Matteotti

E non chiamatelo Aventino, qui non c’è nessun Matteotti

In politica bisogna sempre guardarsi dalle facili (e spesso false) comparazioni.

Per due buoni motivi uguali e contrari: da una parte si produce un eccesso di analisi (si rischia di confondere la realtà con i propri desideri); dall’altra ne discende è l’ insufficienza di analisi (perché l’analogia oscura le differenze e dunque impedisce di cogliere lo specifico della realtà). In breve ciò che ci troviamo a maneggiare, dopo, è un misunderstanding. Forse efficace come boutade, del tutto inservibile per agire in politica (se la politica è un terreno in cui si fanno e si dicono cose per intervenire sulla realtà). Così è per l’uso della comparazione della situazione attuale con ’Aventino.

In un Paese abituato a usare la storia e il passato come il kleenex (ovvero “usa e getta”) improvvisamente è tornata la comparazione con quel gesto che nel giugno 1924 sull’onda dell’assassinio Matteotti bloccò l’attività parlamentare, mise in forse il governo Mussolini, dette la sensazione che era possibile un ricambio. Noi oggi non ci troviamo in una condizione simile. In breve non basta uscire da un’aula per riproporre la stessa situazione di 77 anni fa. Per due buoni motivi quella comparazione non mi sembra sostenibile.

Primo motivo. Nessuno contesta il risultato elettorale che dà legittimità al governo attualmente in carica di continuare e a rimanere in carica.
Il problema non era se il governo aveva o no la maggioranza dell’opinione pubblica dalla sua parte, ma se si collocava dentro le regole politiche stesse che ne avevano permesso la elezione. L’opinione di chi si opponeva e dunque scelse appunto per l’Aventino era che quel governo non fosse legittimato a governare. Una convinzione che si originava dalla valutazione che quel governo fosse la conseguenza di brogli elettorali.
La convinzione, dunque, era la non legittimità del quadro politico e dei rapporti di forza tra forze politiche sulla base delle regole politiche ed elettorali sottoscritte da tutti. Per l’opposizione quel governo era fuori legge in sé e dunque non perché, o non solo perché, era caratterizzato dall’uso della violenza.

Secondo motivo. La richiesta per il superamento di quella condizione era fondata sul principio che alle opposizioni spettava il compito della ricostruzione morale del Paese e, al più, dalla partecipazione al dopo Mussolini di quei gruppi politici liberali che si erano alleati a Mussolini, ma che non erano nel Partito Nazionale fascista.
L’ Aventino perciò non era solo la configurazione di un altro governo, ma anche la dichiarazione di un partito che rappresenta l’antinazione e che come tale va marginalizzato nel quadro parlamentare.

Nessuna di quelle due condizioni è in atto in questo momento. Non solo perché tecnicamente non sta avvenendo la stessa cosa, ma anche perché politicamente non c’è la stessa situazione politica né la stessa diagnosi politica, da parte delle stesse opposizioni.

Paradossalmente, invece, potrebbe essere che quella comparazione sia proposta da chi sta al governo, memore soprattutto della conclusione di quella vicenda. Un modo per sottolineare due cose: da una parte l’impotenza o la crisi delle opposizioni; dall’altra l’esaltazione dell’intelligenza e della scaltrezza del “Capo”.
Ma questa è un’altra storia. 

*storico