Parini, la sfilata è stata una grande lezione di marketing

Parini, la sfilata è stata una grande lezione di marketing

«Ancora con la sfilata? Ebbasta». Le pariniane sono un po’ stufe di sentirne parlare, e c’è anche da capirle. Da lunedì 26, giorno della passerella, sul celebre liceo classico di via Goito, a Milano, si è abbattuto un polverone di critiche, discussioni, geremiadi. Il tutto perché, con i vestiti della linea Petite Robe di Chiara Boni, una ventina di ragazze della scuola hanno sfilato lungo le due scalinate dell’androne centrale. Il gruppo rock della scuola, i Kaiserfall, le accompagnavano con cover dei Clash e dei Coldplay. E come intermezzo, è stata data lettura di brani di Verri, Marinetti, Goldoni e D’Annunzio. Per puntellare di cultura il tono dell’evento.

E fin qui tutto bene. Ma certe presenze insolite (e inaspettate) nel pubblico, hanno scombussolato alcuni studenti e genitori. Eh sì, perché insieme a Caterina Caselli e Malika Ayane, sedevano con tutta serenità Daniela Santanchè, in compagnia di Salvatore e Jonella Ligresti. Insomma, un uditorio scivoloso, che ha dato luogo a contestazioni che hanno finito per evocare lo spettro del velinismo, malattia infantile del berlusconismo. Il tutto nel quadro generale dell’uso e abuso del corpo della donna.

La stilista Chiara Boni con Daniela Santanchè al Parini

«Sono tutte polemiche che non capisco. Scusa: se il Parini fa una sfilata, ne deve parlare tutta Italia?», chiede seccato il bidello. Usando il pollice come una fionda, lancia lontanissimo il mozzicone finito. Ha anche le sue ragioni, il bidello. Ma i tempi sono quelli che sono, e se nel liceo più prestigioso della città (e forse di tutt’Italia) le ragazze accettano di partecipare a una sfilata, la cosa non può che suscitare sospetti e curiosità. È il sistema.

«Sì, ma non c’è stata nessuna strumentalizzazione», assicurano tre ragazze dell’ultimo anno. Loro la sfilata l’hanno fatta. «Abbiamo scelto un’esperienza insolita, una novità. Ci siamo divertite, sì. Che c’è da dire di più?». Niente. «Abbiamo sfilato noi, e si parla di Berlusconi. Ma che c’entra?». Viene da dar loro ragione. Anche perché i progetti per il futuro vanno in tutt’altra direzione. Niente Striscia la Notizia, né Colorado e neppure il Consiglio Regionale. Università. Una di loro, poi, ha le idee chiare: «Economia, in Bocconi». Intanto, sui gradini soleggiati e tranquilli sono attese da due ragazzi, che le hanno lasciate parlare, non senza spazientirsi.

Insomma, tutto a posto? No. Velinismo a parte (anche se allarmi e sospetti non sono stati del tutto accantonati), sotto le ceneri le polemiche continuano a covare. In primo luogo, la cosa sarebbe stata gestita male. «L’approvazione al Consiglio è arrivata al pelo. I punti erano vaghi, e il preside li ha letti in fretta» spiega a Linkiesta Francesca, del Consiglio d’istituto. «Aveva parlato solo di qualche foto, e di modelle professioniste». Invece è andata in altro modo. Sembra dai racconti, che il preside Carlo Arrigo Pedretti sia ricorso ad astuzie per far approvare la passerella. Lui, però, non risponde ai giornalisti. E in particolare non vuole parlare della sfilata.

Non è finita. «A scuola la notizia è stata fatta sapere tardissimo». In sostanza, non tutte le possibili catwalker erano state avvertite per tempo. Ma le modelle che han sfilato, invece, come han fatto a saperlo? Ce lo spiegano loro. «L’iniziativa è partita dal padre di un nostro compagno», dicono. «Lui ci ha chiesto di aiutarlo, e noi abbiamo accettato. E lo ha chiesto a noi perché siamo sue amiche, non ad altre», tengono a sottolineare. Chiara Boni sostiene che l’iniziativa è stata sua, ed è partita a luglio.

E la Santanchè? «È un altro dei punti controversi», continua Francesca. «Noi, per invitare giornalisti o studiosi dobbiamo seguire un iter complicatissimo. Fare domanda all’istituto e presentare la richiesta in Consiglio. Con l’avvertenza di non invitare politici, per evitare conflitti di parte». Invece, la presenza di Daniela Santanchè, parlamentare del Pdl, non è stata discussa da nessuno. «Sarà stato il preside», accusato di avere simpatie di centrodestra, «ad averla fatta venire» Ma no, stavolta Carlo Arrigo Pedretti, entusiasta promotore dell’iniziativa, è innocente. La Santanchè, come spiega lei stessa a Linkiesta, era stata invitata da Petite Robe. E aggiunge: «Le polemiche sono strumentali. Le avrà messe in giro qualcuna che non ha sfilato», ridacchia. «Rosicava».

Salvatore Ligresti con la figlia Jonela fuori dallo storico liceo milanese

E allora, se le ragazze sono contente, se l’iniziativa sembra pian piano entrare nel dimenticatoio e se la Santanchè era solo ospite di Chiara Boni, resta solo un punto. I soldi. Petite Robe ha donato al Parini 4.000 (o 5.000) euro. «Una somma che sarà impiegata dall’istituto per finanziare attività didattiche», spiega l’ufficio stampa. Del resto, la stessa stilista aveva detto che si trattava di un aiuto per il liceo, per eventuali difficoltà economiche. Ma le modelle han sfilato gratis? «Sì», han detto a Petite Robe. «Mi sembra»

«No, no ci pagheranno», spiegano a Linkiesta le tre che han sfilato. «Non sono ancora arrivati i soldi» e non sanno nemmeno quanto sarà. Ma che qualcosa per loro sia stato messo da parte, lo danno per certo. Soldi presi dal donativo? Si vedrà. Per ora, a conti fatti, si staglia una sola certezza: l’iniziativa è stata un grande successo di Chiara Boni. Geniale. Ha presentato la sua collezione primavera-estate 2012 in un luogo prestigioso attirando l’attenzione proprio in un periodo in cui la moda, a Milano, era sovraesposta. Ha fatto sfilare giovani studentesse, e non modelle. Ha saputo seminare tutte le premesse per suscitare una polemica: Santanchè, velinismo, ragazze-immagine, cultura contro moda. E, si sa, dove c’è polemica ci sono giornali e tv. Ha raggiunto un grande e facile risalto mediatico: le fotografie e i filmati dell’evento sono finiti sui grandi quotidiani nazionali. Il tutto a costo quasi zero: al Parini ha lasciato una cifra piuttosto modesta.

Alla base, e di contorno, i racconti e le storie di ogni liceo. Un preside forse troppo autoritario, le dinamiche dei collettivi, le antipatie tra studenti, le lamentele dei genitori. Tutte cose che hanno contribuito a formare la trama della storia. Una storia normale, in verità. Che però è capitata al Parini, culla della cultura e dell’istruzione di Milano (e non solo). E allora, dopo Alessandro Manzoni, Carlo Emilio Gadda e Dino Buzzati, è stato il momento di Chiara Boni. Non deve fare scandalo, la vita è anche questo. Magari non entrerà nella storia letteraria e civile del Paese, però ha saputo dare a tutti una lezione di marketing.