Downgrade di S&P, per la Francia è addio alla tripla A

Downgrade di S&P, per la Francia è addio alla tripla A

La Francia esce dal club dei virtuosi, e per Sarkozy il ritorno all’Eliseo diventa una chimera. La Francia è stata declassata dall’agenzia di rating Standard & Poor’s da AAA ad AA+ con outlook negativo, perdendo quindi la tripla A, cioè il massimo dei voti che manteneva dal lontano agosto 1994. L’ufficialità è arrivata solo pochi istanti fa, anche se il ministro delle Finanze Barroin, aveva confermato l’azione di S&P dichiarando, al termine di una riunione all’Eliseo: «Non ci faremo dettare la politica dalle agenzie di rating». Con il declassamento dell’Austria da AAA ad AA+ con outlook negativo, il massimo dei voti in Europa è ora nelle mani di pochi eletti: Germania, Finlandia, Paesi Bassi, Lussemburgo. S&P abbassa di due gradini il rating su Cipro, Italia, Portogallo e Spagna e di un gradino quello di Malta, della Slovacchia e della Slovenia. 

Lo smacco è soprattutto simbolico per Parigi, che ha gestito in prima linea con Berlino tutta la crisi dell’Eurozona, imprimendo uno sprint ai negoziati per il salvataggio della Grecia, per la risoluzione della crisi italiana, per il recepimento di un nuovo pacchetto di regole fiscali e vincoli di bilancio per i Paesi che adottano la moneta unica e infine per l’introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie. Due iniziative, queste ultime, che hanno portato al gelo diplomatico con la Gran Bretagna di David Cameron.

Nella nota diffusa dall’agenzia Usa si legge che le decisioni emerse dal vertice dello scorso 8-9 dicembre «non ha prodotto una svolta della portata sufficiente a risolvere i problemi della zona euro», in quanto «non fornisce ulteriori risorse o la flessibilità operativa per sostenere le operazioni di salvataggio europeo, o non estende abbastanza il supporto nei confronti dei Paesi soggetti a pressioni crescenti sul mercato». Per S&P il piano messo in atto da Bruxelles riconocerebbe soltanto parzialmente la vera fonte della crisi, cioè «la sregolatezza fiscale alla periferia dell’eurozona […]. Pertanto riteniamo che un processo di riforma basato soltanto sul pilastro dell’austerità fiscale rischi di diventare controproducente, in quanto la domanda interna crollerà in linea con le crescenti preoccupazioni dei consumatori sulla sicurezza del lavoro e sul reddito disponibile, erodendo le entrate fiscali nazionali».

L’outlook negativo sulla Francia implica una probabilità su tre che il giudizio su Parigi si possa abbassare ulteriormente nel 2012 e 2013 se le sue finanze pubbliche devieranno dal piano di risanamento di bilancio previsto. Nello specifico, S&P spiega che: «Le misure annunciate potrebbero rivelarsi insufficienti rispetto agli obiettivi per il 2012 e 2013 se la crescita economica francese rallenterà rispetto alle previsioni del Governo, fissate rispettivamente all’1% e al 2 per cento». «Se il deficit pubblico rimarrà vicino agli attuali livelli», recita ancora il comunicato, «poterà a un graduale incremento nel debito pubblico, che supererà il 100% del Pil (attualmente di poco oltre l’80% del Pil) o se la crescita economica sarà debole per un lungo periodo, ci sarà un declassamento di un ulteriore gradino». 

L’ufficialità dell’azione di S&P arriva al termine di una giornata iniziata bene. I mercati europei hanno virato in negativo al giro di boa della seduta,quando le prime indiscrezioni dell’imminente mossa di S&P sono diventate più insistenti. Il Cac 40, principale listino francese, ha lasciato sul terreno lo 0,35%, mentre in Piazza Affari il Ftse Mib ha chiuso a -1,45%, maglia nera in Europa. Vendite anche a Francoforte (-0,86%) e Londra (-0,66%). Sul mercato del debito si è allargato di 130 punti base intorno alle 14 (dai 120 di stamattina) il differenziale tra gli Oat (i titoli francesi) decennali e il Bund tedesco, mentre lo spread tra Btp e Bund è ritornato a quota 500 punti base mentre molti operatori sui loro schermi hanno visto entrare la Bce per acquistare pesantemente titoli italiani e spagnoli sul mercato secondario. L’euro è invece sceso a 1,2662 dollari, livello più basso dal settembre 2010.

L’andamento dello spread tra Oat e Bund da gennaio 2011 a oggi (via Twitter: @luisbenguerel)
Se il mercato ha già scontato nei fatti l’onda d’urto delle vendite sui titoli bancari francesi da quando i fondi di mercato monetario statunitensi hanno ridotto del 60% la loro esposizione nei confronti dei titoli francesi negli ultimi sei mesi, una delle conseguenze indirette più rilevanti della decisione di S&P riguarda il fondo salva-Stati Efsf. Il suo merito creditorio, che è stato mantenuto, è convenzionalmente basato sul massimo giudizio espresso dalle agenzie di rating ai Paesi che garantiscono le sue emissioni. Un incremento degli interessi sui suoi bond, dunque, avrebbe un effetto immediato su Portogallo e Irlanda, che hanno preso a prestito complessivamente 250 miliardi di euro dal fondo basato in Lussemburgo. Il peso della Francia nell’Efsf, in termini di garanzie, è infatti pari a 293 miliardi su 780 complessivi. Ewald Nowotny, membro austriaco del board Bce, ha detto che lo strumento potrebbe necessitare di ulteriori garanzie extra in futuro. 

L’agenzia americana aveva posto la Francia sotto osservazione per un possibile declassamento lo scorso 5 dicembre assieme ad altri 14 Paesi su 17 della zona euro, affermando però la volontà di elaborare un giudizio definitivo al più presto dopo aver valutato l’esito del summit europeo dell’8 dicembre, senza quindi aspettare i consueti novanta giorni. «Lo stress sistemico nell’Eurozona si è intensificato nelle ultime due settimane», spiegava allora S&P, elencando diverse cause tra cui il peggioramento delle condizioni di credito, la crescita del premio al rischio su un crescente numero di emittenti sovrani e il continuo disaccordo tra gli euro ministri sulle misure per arginare il contagio e per assicurare una maggiore convergenza economica, finanziaria e fiscale tra chi adotta la moneta unica. Nel credit watch l’agenzia citava inoltre il rischio di recessione, che nel frattempo si è trasformato in realtà.

Twitter: @antoniovanuzzo
 

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