I forconi contro i giornalisti: «Scrivono solo minchiate»

I forconi contro i giornalisti: «Scrivono solo minchiate»

Da lunedì scorso stazionano all’inizio della statale Caltanissetta-Agrigento. Sono agricoltori, autotrasportatori, artigiani, e da oggi anche diversi commercianti. «Sì, facciamo i turni, ma in tanti da lunedì non mettiamo piede a casa», dice a Linkiesta un agricoltore di mezza età. I forconi sono tutti lì, nel presidio sulla statale, a pochi metri dall’Hotel Ventura. Con loro, gli autotrasportatori, e i sostenitori delle “Cinque Giornate di Sicilia”. Saranno almeno in duecento. Alcuni chiacchierano a gruppi di cinque o di sei, coperti fino alla testa con sciarpe e cappellini di lana, altri mangiano o bevono un bicchiere di vino per scaldarsi. Oggi è una giornata particolarmente tesa. Il movimento è diviso tra chi vuole interrompere la protesta (Forza d’Urto ha annunciato di togliere i blocchi perché non si puo mettere in ginocchio più di quando già lo è la Sicilia, non era questo il nostro obiettivo»), e chi vuole proseguirla a oltranza.

Tra loro «Peppe Scarlata non c’è». Si tratta di Giuseppe Scarlata, uno dei tre fondatori del movimento dei “forconi”. Il più autorevole, tra i presenti, è il signor “Cammelo” (Carmelo), un agricoltore della provincia della Caltanissetta e “vice di Scarlata”. Ha l’aria di chi non si fida: le sue parole sono lapidarie: «Quannu veni u responsabili parlate cu u resposabile» (Quando arriverà il responsabile parlerete con lui). E quando arriverà? “Cammelo” è omertoso: «Assai t’aiu dittu» (Già ti ho detto tanto). E si allontana.

In giro, però, le cose sono diverse. Non tutti i “forconi” sono come “Cammelo”. Hanno voglia di confrontarsi, di discutere, di sapere. Tra loro, si distingue un gruppetto di 4/5 “forconi” che discutono animatamente sul da farsi. Hanno gli occhi stanchi dalle notte passate insonni, ma credono davvero in questa «rivoluzione» (la chiamano così).

Non hanno alcuna intenzione di fermare la protesta. Anzi. «Dalla riunione che hanno avuto oggi gli autotrasportatori abbiamo deciso di continuare la protesta fino a martedì», racconta il signor Alberto. «Poi sono tutte cose in evoluzione: vedremo se la protesta sarà a oltranza o ci sarà una spaccatura all’interno di Forza D’Urto».

Ma sui media e in rete non si parla d’altro: la spaccatura del movimento Forza D’Urto è una cosa nota. Il signor Sergio, il più colto del gruppo, non ci sta e attacca i giornali: «No assolutamente: sono delle strumentalizzazioni che stanno mettendo in atto i media per alleggerire il peso di quello che sta succedendo. Ci stanno provando in tutti i modi. C’hanno accusato, dicendo che ci sono infiltrazioni mafiose. Ma non sanno dove aggrapparsi, perché le nostre motivazioni sono reali, e non c’è nessuna giustificazione che possa negare quello che stanno facendo».

La Procura di Palermo, però, ha aperto un filone di indagine sul movimento “Forza D’Urto”: «Vedrete – rispondono – finirà in una bolla di sapone. Troveranno un capro espiatorio. Possibilmente tra dieci-quindici giorni ci sarà un episodio del genere. Vedrete. E non se ne farà nulla».

D’altronde, spiega un altro del gruppo, «le autorità giudiziarie sono assieme a noi: salgono e scendono davanti al presidio. Se sanno che qui in mezzo ci sono mafiosi, li pigliano e se li portano via. Qua c’è il vicequestore e c’è il servizio d’ordine. In cinque giorni non è successo nulla». Eppure, in alcune realtà della Sicilia (come ad esempio Lentini e Pachino) i commercianti sono stati costretti da alcuni “forconi” a tenere chiuso il negozio. E anche in questo caso, il più colto del gruppo, il signor Sergio ci racconta cosa sta succedendo a Caltanissetta: «I nostri commercianti di Caltanissetta sono venuti stamane a dirci di non mollare, che sono dalla nostra parte». Addirittura, continua Sergio, sono con loro: «vede quei signori in fondo? Sono commercianti».

I 4/5 forconi chiacchierano e, quando discutono, si appassionano. Alfredo arriva a dire che oggi, leggendo un articolo in un quotidiano ha notato che «effettivamente Garibaldi per fare l’Unione dell’Italia è partito dalla Sicilia». Gli fa eco il solito Sergio: «E si ripartirà anche questa volta dalla Sicilia! Potrebbe essere, questo dei forconi, un altro modo per unire l’Italia. Partendo sempre dalla Sicilia».

Ce l’hanno con Monti, e si sentono ringalluzziti a sapere che nel resto d’Italia altri “forconi” stanno per nascere. Hanno l’anti-politica nel sangue: sciorinano dati su dati sui mega-sprechi dell’Assemblea regionale e sui mega-stipendi degli “onorevoli” regionali. «Si rende conto – continua Sergio – qui si chiamano onorevoli: ma chi minchia sono!». E non vogliono essere chiamati mafiosi. Sarebbe «come se il bue dice cornuto all’asino, i mafiosi sono là sopra alla Camera», tuona Alfredo dalle retrovie.

«Noi siamo brave persone: trent’anni fa il grano era 600 lire al kg, oggi è 30 centesimi. In trent’anni non penso non ci sia stata inflazione. E allora se il gasolio esce dalla raffinerie nostre, noi siciliani vogliamo l’agevolazione! In Val d’Aosta c’è la defiscalizzazione: chi minchia sono i Valdostani?». Ed evocano, alla maniera di Mario Monti, «più equità».

E la politica locale cosa sta facendo in questi giorni? «Non hanno avuto il coraggio di venire. Siamo stati lasciati soli. Soltanto il sindaco di Santa Caterina Villarmosa è venuto a parlare con noi». Poi, finalmente, arriva Cammelo, e urla al gruppo dei 4/5 che sta parlando con Linkiesta. «Nun namu a parlare: chissi (“questi”) scrivini minchiate!”. Togliamo subito il disturbo. A domani.  

X