Linkiesta compie un anno: le sfide di ieri e quelle di domani

Linkiesta compie un anno: le sfide di ieri e quelle di domani

Un anno fa andavamo online. Era il 31 gennaio del 2011, e dopo una progettazione e un fund raising durati un anno e una fase di riflessione iniziata ancor prima, Linkiesta vedeva la luce. Iniziavamo con alte aspirazioni e senza alcuna certezza. Credevamo nella possibilità di un giornalismo online di qualità e approfondimento. Pensavamo ci fosse uno spazio e una domanda tra i lettori. Ma nel nostro bagaglio di viaggio contavamo più incognite che certezze, e la stessa cosa vedevamo negli occhi dei tanti che, nei mesi e nelle settimane precedenti, avevano conosciuto il nostro progetto. È bello, un anno dopo, guardarsi indietro e vedere quanta strada abbiamo fatto, senza mai dimenticare che, davanti a noi, molta più strada resta da fare.

È bello e stimolante, per tutti noi de Linkiesta, ricordare cosa ci si muoveva attorno, quando siamo nati. Eravamo nel mezzo di una ebollizione, di cui nessuno allora riusciva a vedere gli effetti. La Primavera araba, la prima grande “storia” che abbiamo incontrato come giornale, ha segnato una svolta storica che abbiamo avuto il privilegio di registrare mentre avveniva. Son caduti Ben Ali in Tunisia e poco dopo Mubarak in Egitto. Molto ci si è interrogati, già allora e di lì in poi sulle cause e sugli effetti di questi cambi di regime a tutt’oggi incerti. Ma di certo la rete e la sua diffusione hanno contribuito da subito alla formazione e diffusione di quella promessa di primavera.

Avevamo poco più di un mese quando, in Giappone, un terremoto sconvolgeva la vita dell’isola e travolgeva la centrale di Fukushima. Quella tragedia è stato il nostro battesimo. Lì per la prima volta abbiamo visto, dall’interno, il potenziale informativo della rete, e quanto esigente fosse a volte quello che – forse con un po’ di disprezzo – i media tradizionali chiamano “il popolo della rete”. Abbiamo conosciuto per la prima volta l’esigenza di un’informazione che fosse tempestiva non meno che dettagliata, approfondita non meno che fruibile e curata nella forma. Proprio mentre il mondo guardava a Fukushima, infatti, abbiamo scoperto il potenziale di quello che è diventato uno dei nostri marchi di fabbrica, cioè le infografiche.

Ma anche in Italia, proprio mentre nascevamo noi, bolliva sotto pelle un cambiamento di epoca. Al di là delle inchieste sul caso Ruby, infatti, l’epoca berlusconiana volgeva al declino. Qui a Linkiesta eravamo e restiamo convinti di una cosa: più dei tanti scandali, poté il malgoverno. Più di una vita privata discutibile e border-line, fece la sensazione di vivere in un Paese non governato. E Internet? Anche nel repentino declino di Berlusconi, le notizie e l’opinione che corrono in rete hanno avuto la loro parte, e hanno segnato il passo a un uomo politico che ha incarnato un sogno imprenditoriale e mediatico del secolo scorso. Così, lo sgretolamento di quel sistema di potere e di quel modello di consenso, non sarebbe stato lo stesso senza i successi di Giuliano Pisapia e Luigi de Magistris a Milano e a Napoli. E quei successi non sarebbero stati possibili, né altrettanto fragorosi, se il medium dominante fosse stato quello della televisione. Dati alla mano, potemmo scrivere allora che per una volta il centrosinistra stava davanti, nella comprensione dei media e del Paese, nella capitale del Nord come in quella del Sud. E fu il centrosinistra a guidare le danze, perché le guidava in rete.

La storia, in modo assai simile, si è ripetuta poi per i referendum sull’acqua, i servizi e il nucleare. Ancora una volta, la comunità dei lettori de Linkiesta ci ha insegnato quanti pregiudizi circondassero l’informazione online: perché se è vero che c’è bisogno di opinioni forti attorno alle quali dividersi, altrettanto e più c’è bisogno di capire approfonditamente ciò di cui si parla. Di sapere esattamente per cosa si vota, quando si vota. Questo ci avete chiesto, e questo abbiamo sempre provato a darvi.

Anche nelle fasi finali del berlusconismo di governo, l’informazione su internet ha avuto la sua parte. La paura di un crac in un Paese non governato, il senso angosciante del termometro dello spread, hanno vissuto in internet, e non solo di emozioni. Lo sappiamo bene noi, qui a Linkiesta, che siamo stati coperti di mail e di contatti che ci chiedevano di provare a spiegare in modo chiaro cosa fosse il debito pubblico italiano, e come e quando si fosse formato.

Insomma, da un anno a questa parte, tante cose sono cambiate e, senza paura di sembrare miopi, possiamo dire che la rete non è più, per nessuno che sappia davvero come va il mondo d’oggi, la Cenerentola dell’informazione. Anzi. Grandi gruppi internazionali guardano all’Italia. E i grandi gruppi italiani pensano a come rafforzarsi, senza più considerare per scontato il gap di autorevolezza e di redditività economica che una volta sembrava eredità dell’essere online.

Questo giornale ha esordito mentre cambiava il mondo. Forse, addirittura, è nato perché il mondo cambiava, e perché circa 80 soci hanno creduto che Linkiesta potesse trovare il suo spazio anche senza “star”, senza uno schieramento politico preconcetto e senza poter contare su grandi firme. I fatti finora hanno ripagato la fiducia loro e nostra, e di questa opportunità – che ci vede protagonisti e pionieri su una terra di confine – siamo grati.

Il grazie più grande, però, lo dobbiamo ai nostri lettori, alle decine di migliaia di persone, abbonati e non, che ogni giorno vengono sulle nostre pagine, e le ritengono un luogo di informazione, confronto e formazione. A quelli che ci elogiano, e a quelli che ci criticano, spesso anche duramente.
Senza di loro, senza di voi, non saremmo quello che siamo, e non saremmo arrivati fino a qui. Con voi e con quanti a voi si aggiungeranno, vogliamo andare ancora più lontano.