Passera liberalizza il gas ma non gli aeroporti

Passera liberalizza il gas ma non gli aeroporti

Umberto Bossi, nel comizio di domenica in piazza Duomo, ha attaccato Monti «che privatizza, ma non le grandi imprese di Stato, non i grandi interessi statali, (…) non lascia che Malpensa faccia gli accordi con le compagnie aeree di tutto il mondo che vogliono atterrare a Malpensa». Il riferimento è al rifiuto di Corrado Passera di permettere che la prestigiosa Singapore Airlines faccia proseguire verso New York JFK il volo che arriva a Milano dalla città stato. Niente di nuovo in realtà, la richiesta era stata presentata molto tempo fa al ministro dei Trasporti del governo Berlusconi, Matteoli, che aveva tergiversato senza mai respingerla ufficialmente, per non scatenare le ire della Lega, che fa di Malpensa un cavallo di battaglia dalle elezioni del 2008. Le argomentazioni del titolare dei Trasporti, nonché dello Sviluppo Economico, ricalcano quelle che aveva già suggerito il predecessore: Singapore Airlines non aggiungerebbe nulla di nuovo, perché la rotta è già servita, ne potrebbero risentire le “compagnie comunitarie” che già la percorrono e soprattutto la UE non sarebbe dʼaccordo.

Sullʼultimo argomento Passera ha torto: Singapore Airlines da anni fa scalo a Francoforte sulla rotta per New York JFK, volata ora con lʼammiraglia della flotta, lʼAirbus 380 a due piani dotato di ampie, lussuosissime poltrone letto in Business Class e addirittura di scompartimenti chiusi e privati per i fortunati passeggeri che pasteggiano a caviale e champagne in prima classe. I prezzi sono allʼaltezza, i raffinati cinesi di Singapore non puntano sul dumping né sul low cost per fare concorrenza sleale alle “compagnie comunitarie” per cui Passera si preoccupa. Ma di chi si fa paladino il ministro? Lʼunica compagnia comunitaria che vola da Milano a New York è la figlioccia Alitalia di cui IntesaSanpaolo è stata la levatrice e che pare godere allʼinterno dello Stato di una lobby inossidabile.

A New York JFK volano anche Air India e Kuwait Airways, facendo scalo a Londra Heathrow mentre la pakistana PIA va a New York e a Chicago con tappe rispettivamente a Manchester e Barcellona. È anche vero però che lʼItalia è da sempre protezionista, la Ethiopian, che per ragioni sia storiche che geografiche sceglie di fare scalo a Fiumicino, non ha mai ottenuto il diritto, cosiddetto di Quinta Libertà, di caricare passeggeri sulla via di Washington, una città dove Alitalia nemmeno vola da anni.

Il piano di Singapore Airlines presumibilmente era spostare lo scalo da Francoforte a Malpensa, che dopo lʼabbandono di Alitalia nel 2008 non presenta quei problemi di congestione che sono critici per quel tipo di volo. Insieme al gigante dei cieli sarebbero arrivati a Milano le tasse aeroportuali che ora vengono incamerate dallʼaeroporto tedesco, posti di lavoro per i dipendenti di Malpensa cassaintegrati, la SEA avrebbe aumentato i suoi profitti, i conti dello Stato avrebbero visto più tasse incassate e meno sussidi pagati. LʼItalia avrebbe azzeccato un biglietto vincente della lotteria a spese della Germania, ma tutto è stato sacrificato per proteggere Alitalia, nei giorni in cui si impone la liberalizzazione urbi et orbi. Difficile dare torto oggi a Bossi, cui si deve rimproverare lʼamnesia quando il ministro competente dipendeva dallʼappoggio della Lega, ora di lotta e allora di governo.

È spiacevole che Corrado Passera scivoli sulla prima buccia di banana del temuto conflitto dʼinteressi con la sua vita precedente di banchiere, trincerandosi dietro ad un divieto europeo che non esiste. Nulla può far credere che la UE vieterebbe di fare in Italia quello che si continuerà a fare in Germania, nel Regno Unito, in Spagna, lui stesso ha aggiunto che la situazione va verificata.Verifichi, ministro e dopo aver verificato conceda il permesso oppure dichiari apertamente che i quattro voli settimanali del piccolo aereo Alitalia devono essere difesi dai giganti di Singapore, che volerebbero a New York tutti i giorni, portando molto più sviluppo.

A volare a New York JFK da Malpensa, ma anche da Roma, Venezia e Pisa è pure lʼ americana Delta. Con Alitalia, Air France e KLM è stata autorizzata a formare una joint venture in cui costi e ricavi dei voli fra Europa e USA vengono condivisi e le stesse rotte vengono decise con lʼobiettivo di massimizzare un profitto comune. In questo momento di crisi Alitalia vola in proprio solo per New York JFK e Miami e ha accettato di buon grado di sospendere i voli per Boston, Newark, Chicago e Los Angeles. Chi vola da e per queste città e le numerose altre che la striminzita rete Alitalia già non copriva viene instradato principalmente via Parigi e Amsterdam sugli aerei Air France e KLM. Come i nostri aeroporti perdono traffico ed entrate, i lavoratori italiani perdono lavoro a favore di quelli stranieri e anche il fisco italiano perde.

Pare aver ragione dunque Mario Monti che, giustificando a Lucia Annunziata la frenata alla liberalizzazione della rete ferroviaria ha detto: «Non andiamo a creare situazioni dove un eccesso di zelo astratto possa portare non sufficienti benefici per i consumatori e vantaggi solo per le imprese straniere. Per esempio – ha detto Monti – non sono necessariamente di opinione favorevole su quello che è stato fatto per Alitalia».

È stato fatto, ma viene ancora fatto, forse la mano destra del governo non è al corrente di ciò che fa la sinistra. Alitalia, per effetto della joint venture, guadagna dai voli per gli Stati Uniti anche se non vola, ma non guadagnano i suoi dipendenti il cui stipendio dipende dalle ore volate, non guadagnano gli aeroporti che vengono bypassati a favore di quelli dʼoltralpe, non guadagna il fisco nazionale. Nulla di illecito, per carità, ma neanche nulla di così patriottico da meritare lʼappoggio incondizionato della Repubblica Italiana contro i suoi concorrenti.

Quanto ai consumatori, i prezzi per i voli negli USA sono in questo momento a un livello molto conveniente, ma lʼofferta dei vettori è concentrata e coordinata di fatto in tre grandi gruppi a cui quasi tutti appartengono e Singapore Airlines, che non è autorizzata a far parte delle joint venture transatlantiche, sarebbe un quarto player, di alta qualità, a garantire ulteriore concorrenza anche in futuro, nonché un poʼ di lustro per il bistrattato aeroporto di Malpensa.

Le parole di Monti invitano a non reclamare un liberismo ideologico e naif, nelle ferrovie vorrà certo evitare il bis della liberalizzazione della generazione dellʼenergia elettrica, quando EDF prese piede in Italia senza che ENEL potesse comprare centrali in Francia. Non è dunque il caso di reclamare in nome del liberismo o di qualche interesse politico di parte il permesso per la Singapore Airlines, ma nemmeno questo può essere negato per divieti inesistenti o per proteggere una linea aerea che non vuole concorrenza in un aeroporto che ha quasi completamente abbandonato, lasciando pesanti conseguenze occupazionali a carico dello Stato e vuole che vengano difesi come “comunitari” anche i voli delle compagnie americane con cui legalmente divide la torta. È troppo comodo essere italiani quando si reclama protezione e fare outsourcing allʼestero quando conviene.

Alitalia non deve essere più una vacca sacra. Quando persino alla potentissima ENI viene imposto di sacrificare SNAM, quando si liberalizzano i taxi si devono liberalizzare anche gli aerei, se i vantaggi occupazionali e fiscali, di sviluppo e per i consumatori sono rilevanti. È ora che Alitalia sia svezzata dalla protezione, se si vuole che cresca anziché vivacchiare. Quanto a Malpensa, è bene che quello che costituisce il principale luogo di lavoro della Lombardia venga visto non come un feudo di qualcuno, ma come un patrimonio del Paese che va valorizzato, senza dipendere dalle incostanti attenzioni leghiste.

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