“Basta polemiche, misure concrete per il lavoro giovanile”

“Basta polemiche, misure concrete per il lavoro giovanile”

Vittime. Co-responsabili. Mammoni, bamboccioni, esuli, cervelli-in-fuga. Pigri. Dis-informati, dis-attenti. Dis-occupati. Di tutte le definizioni date ai giovani italiani, probabilmente solo quest’ultima raccoglie consenso unanime. Questo il dato di partenza su cui si sono avvitate le polemiche dell’ultima settimana. Ma più di mille parole sono i dati a parlare chiaro. Il Censis ci dice che il 31% dei nostri giovani tra i 25 e i 29 anni è inattivo. In Francia sono il 12,5%, in Gran Bretagna il 15% e in Germania il 17,5 per cento.

Le ultime dichiarazioni del Presidente del Consiglio e di due ministri del suo Governo, Anna Maria Cancellieri ed Elsa Fornero, hanno dato vita alla consueta tradizione italica dello schieramento calcistico: il popolo dei “pro” e il popolo dei “contro”. A perdere di importanza, in questa assolutizzazione delle posizioni, è ancora una volta il merito della discussione, che spetta invece a noi parlamentari rilanciare perché seguano azioni e misure che non possono più essere rimandate.

Una parte considerevole dei nostri giovani ha difficoltà a muoversi da casa: le ragioni sono complesse e molteplici. Ci sono impedimenti oggettivi, primo fra tutti l’accesso al mondo del lavoro, che nel 70-80% dei casi in Italia non si trova attraverso canali formali. Imponendoci l’onestà intellettuale necessaria per un ragionamento costruttivo, però, non possiamo ignorare un altro dato culturale: la tendenza delle famiglie all’iper-protezione, accentuata dalla crisi economica che ha creato situazioni paradossali in cui i nipoti ricevono come “compenso” la pensione dei nonni. La famiglia come sistema di welfare. Infine, l’insufficiente attenzione riservata dalle istituzioni ai giovani – ed alle giovani donne in particolare – dalla politica nell’ultimo decennio.

In Italia i ragazzi fanno fatica a emanciparsi dai nuclei familiari d’appartenenza e non sono mai state poste le basi, economiche e culturali, perché questo possa accadere. L’Italia non è un Paese per giovani. Questo è il drammatico dato di fatto. Ci scontriamo con l’assenza di provvedimenti per facilitare l’accesso al credito, con la mancanza di un circuito virtuoso che incoraggi e sostenga il sorgere di nuove imprese, di politiche di conciliazione, di agevolazioni pesanti per l’assunzione di giovani e donne, di provvedimenti che permettano a un giovane di crearsi una famiglia propria.

Queste sono le due facce del nostro Paese: da una parte i giovani costretti a restare in famiglia, dall’altra quelli con la sola alternativa di lasciarla emigrando. Un fatto ingiusto ed antieconomico. L’Italia perde le sue risorse migliori, che vanno a produrre capitale altrove. Il dato preoccupante non è solo quello sull’emigrazione dei talenti italiani: ma quello sul rapporto tra flussi in entrata e flussi in uscita della popolazione altamente qualificata. In Italia registra il -1,2%, mentre in Francia il 2,8%, in Germania il 2,2%, l’1,1% nel Regno Unito e quasi il 20% negli Usa. Andare all’estero per studiare o lavorare è un arricchimento, personale e professionale. Il problema nasce quando i talenti italiani emigrati decidono di non tornare e quando i talenti stranieri non prendono in considerazione l’Italia nella scelta di un’esperienza fuori dal proprio Paese.

Ora che in tanti hanno compreso la necessità di occuparsi dei giovani, proponiamo l’istituzione di una sessione loro dedicata sia alla Camera che al Senato: una settimana di lavori finalizzati esclusivamente alla presentazione di proposte per risolvere il tema della disoccupazione giovanile. Parteciperemo dando il nostro contributo articolato in diverse proposte elaborate nel corso di tre anni di legislatura e raccolte nel progetto Controesodo. Un’iniziativa che ha dato vita alla legge sul rientro dei talenti e che racchiude ancora molte idee: “Talenti, welcome!”, per incentivare l’arrivo dei talenti stranieri in Italia, e “Learn and Back”, per dare la possibilità di studiare all’estero, costruire un curriculum competitivo a livello internazionale ed aiutare la creazione di eccellenze italiane. Questa grande crisi ha riportato alla luce il problema dei problemi. Giovani e le donne sono il più grande vincolo ed allo stesso tempo la più grande risorsa del Paese. Noi ci crediamo!

Alessia Mosca e Guglielmo Vaccaro, parlamentari del Partito Democratico

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