Dividendi bruciati dal debito, a Telco serve un aumento di capitale

Dividendi bruciati dal debito, a Telco serve un aumento di capitale

Tocca mettere mano al portafoglio. Mediobanca, Generali e Intesa, i grandi soci di Telco, la scatola che detiene il 22,5% di Telecom Italia assieme agli spagnoli di Telefonica, quest’anno bruceranno i dividendi in interessi sul debito. Oggi sono usciti i risultati preliminari 2011 del gruppo guidato da Franco Bernabè, avari di soddisfazioni per i grandi soci. Il top management ha deciso di proporre agli azionisti un dividendo di 900 milioni di euro, in calo del 23% rispetto al 2010 e lontanissimo dalle previsioni del piano industriale, che prevedeva una crescita del 15% l’anno. Nelle casse della holding entreranno quindi circa 130 milioni di euro, corrispondenti a 0,043 euro per azione, che vanno moltiplicati per i circa 3 miliardi di titoli in mano a Telco.

La holding è gravata da 3,3 miliardi di debiti, tutti da rinegoziare entro giugno 2012. Il bilancio al 30 aprile 2011 si è chiuso in perdita per 1,15 miliardi di euro, principalmente a causa della svalutazione da 1,2 miliardi dei titoli Telecom in portafoglio, pari a un prezzo di carico passato da 2,2 a 1,8 euro per azione (5,4 miliardi di euro complessivi). Un valore che, se attualizzato, implicherebbe una minusvalenza di 3 miliardi di euro (3 miliardi di azioni a 0,8 cent equivalgono a 2,4 miliardi di euro).

L’interesse medio pagato sul debito, secondo le stime che circolano sul mercato, è del 3,9 per cento, quindi quest’anno il dividendo sarà completamente bruciato. Una situazione non sostenibile qualora i creditori – in primis Unicredit, Mps e Ge Capital – dovessero peggiorare le condizioni rinegoziate. I covenant, secondo stime di stampa, dovrebbero scattare a 0,7 euro per azione, un livello che rimane pericolosamente vicino sebbene negli ultimi sei mesi il titolo sia cresciuto del 3,77%, comunque meno del Ftse Mib, +11,6% nello stesso lasso di tempo. Tra novanta giorni, poi, scade il finanziamento da 1,3 miliardi concesso da Piazza Cordusio, mentre il prossimo giugno vanno rinegoziati i 600 milioni concessi da Mps, e in autunno rimborsati altri 260 milioni a Ge Capital. A ciò si aggiunge un bond da 1,3 miliardi allungabile a fine aprile 2013. Con Unicredit e Mps, secondo quanto risulta a Linkiesta, ci sono già stati degli incontri in merito al dossier.

In sintesi: Telco ha 3,3 miliardi di debiti, una partecipazione in Telecom che vale 2,4 miliardi a prezzi correnti e un rosso di 1,15 miliardi di euro. I dividendi erogati dalla controllata, inoltre, saranno completamente assorbiti dagli interessi sull’indebitamento di cui sopra. Da tempo il mercato scommette o sull’ingresso di un nuovo socio in Telco, che però dovrebbe accollarsi un debito consistente, o su un aumento di capitale della holding, ma su una cosa tutti gli analisti sono concordi: se il debito fosse rinegoziato a tasso di mercato, sarebbe insostenibile. 

I numeri diffusi seguono lo schema intravisto nei trimestri precedenti: Italia ferma, bene il Sud America. Lo ha sottolineato lo stesso Bernabè nel corso della conference call: «Crescono sia l’Ebitda sia i ricavi consolidati, soprattutto grazie al rafforzamento dei risultati dell’Argentina e del Brasile». Nel dettaglio, il gruppo ha chiuso il 2011 con ricavi a quota 29,9 miliardi di euro (27,5 miliardi nel 2010), margine operativo di 12,2 miliardi (11,4 nel 2010), investimenti in salita quota 6 miliardi (4,5 nel 2010), flussi di cassa in discesa a 5,7 miliardi (6,2 nel 2010) e un debito ridotto di 1 miliardo 30,4 miliardi (31,4 nel 2010). Al netto dell’esborso per le frequenze 4G – 1,2 miliardi di euro – si legge sulle slides presentate dai vertici del gruppo telefonico alla comunità finanziaria, il debito si sarebbe dovuto assestare a quota 29,5 miliardi di euro. Il rapporto tra debito e mol è di 2,5 volte, un livello che dovrà scendere a 2 volte entro il 2014, secondo l’aggiornamento del piano industriale 2012-2014 presentato assieme ai risultati, che prevede il recupero di 4,5 miliardi di indebitamento nel 2013. Il 70% del debito, sul quale l’ex monopolista paga un interesse medio del 5,6%, è composto da obbligazioni con scadenza oltre il 2016.

I conti preliminari del Gruppo Telecom per il 2011 (Fonte: bilancio Telecom)

L’Italia genera ancora il grosso dei ricavi, che però subiscono un calo di un miliardo di euro sul 2010, da 20 a 19 miliardi, con un utile pre tasse che scende da 9,3 a 9,2 miliardi (-1,6% a/a) e investimenti in crescita del 35% da 3,1 a 4,2 miliardi, principalmente per effetto dell’asta 4G. Crescita in doppia cifra, invece, per ricavi e utili di Tim Brazil, che passano rispettivamente da 6,1 a 7,3 miliardi di euro (+18%) e da 1,8 a 1,9 miliardi (+10%) e quelli di Telecom Argentina, da 798 milioni (a ottobre 2010, data dell’acquisizione) a 3,2 miliardi di euro, con un utile pre tasse da 245 milioni a un miliardo di euro. Le previsioni di crescita (Cagr) della telefonia fissa e mobile in America Latina è compresa tra il 4 e il 5% annuo a fronte di una contrazione del 2% per quello italiano. In altre parole, l’intero gruppo poggia sulle loro spalle.

In un report dello scorso novembre, Barclays stimava per il 2012 un utile per azione, per Telecom, pari a 7,3 volte, il livello più basso tra tutti gli operatori di telefonia mobile, meglio solo di Ote (5,3x) e British Telecom (6,8x), ma peggio di France Telecom (7,7%), Deutsche Telekom (19,9x) e Vodafone (10,9x). Addirittura, la banca inglese prevede un calo ulteriore a 6,8 volte nel 2013. La media delle raccomandazioni degli analisti sul titolo, in ogni caso, è hold (mantenere nel portafoglio), con target price a un euro: poco più della metà del prezzo di carico, come detto, delle azioni in Telco. Meglio fare un sacrificio o cercare un partner pronto a entrare nel capitale a forte sconto?

Twitter: @antoniovanuzzo