Legge elettorale, il Pd e il Pdl scoprono che c’è una legge buona per entrambi

Legge elettorale, il Pd e il Pdl scoprono che c’è una legge buona per entrambi

Riforma elettorale, Pd e Pdl verso un’intesa. Oggi le delegazioni dei due partiti si sono incontrate per confrontarsi sulla legge che dovrà sostituire il Porcellum. E l’accordo – a quanto raccontano i bene informati – non sembra così lontano. Da una parte Donato Bruno, Gaetano Quagliariello e Ignazio La Russa. Dall’altra Gianclaudio Bressa, Luigi Zanda e Luciano Violante. Al termine del vertice è stata diffusa una nota in cui i due principali partiti italiani hanno assicurato di voler accelerare su riforme istituzionali e legge elettorale. Tanti gli obiettivi su cui si cercherà una convergenza da qui al termine della legislatura: dal superamento del bicameralismo paritario alla riduzione del numero dei parlamentari. Ma, soprattutto, una legge elettorale che, garantendo il bipolarismo, restituisca ai cittadini il diritto di scegliere i propri rappresentanti.

Per trovare un accordo sulla riforma elettorale, Pd e Pdl hanno dovuto rinunciare a qualcosa. Un passo indietro, racconta chi era presente all’incontro, su uno degli elementi finora considerati intoccabili. Sacrificati sull’altare dell’intesa bipartisan. «Un disarmo bilanciato» così articolato: il Pdl si è privato del premio di maggioranza, il Pd del doppio turno.

L’accordo si costruirà sui punti di convergenza. Che restano numerosi. A Pd e Pdl conviene un sistema elettorale che mantenga il bipolarismo. Garantito – in assenza di un premio di maggioranza che obbliga ad accordi pre-elettorali – da una sovrarappresentazione dei partiti più grandi. In una parola: un sistema elettorale di stampo proporzionale, con effetti maggioritari. Il classico modello spagnolo.

Al momento sembra proprio questa la soluzione che potrebbe mettere d’accordo i due partiti. Non tutti, ovviamente. Al loro interno restano le divisioni. Nel Pd c’è chi spinge per un sistema di tipo spagnolo (veltroniani) e chi punta al tedesco (Violante e D’Alema). Nel Pdl molti iniziano a convergere sul modello spagnolo, come il vicepresidente dei senatori Quagliariello, ma sono ancora numerosi coloro che vorrebbero tenersi il Porcellum.

L’ago delle bilancia, rischia di essere il Terzo polo. Il cui assenso alla riforma – nonostante le voci che assicurano il contrario – resta indispensabile. Ebbene, a quanto si apprende anche il Terzo polo sarebbe disposto a dire sì al modello spagnolo. Un sistema che potrebbe aiutare il partito a crescere, specie nelle aree geografiche in cui è più radicato.

Alla fine il sistema che potrebbe andare bene sembra essere quel modello ispano-tedesco proposto dal costituzionalista Stefano Ceccanti, senatore del Pd. Un sistema spagnolo, temperato. Metà eletti in collegi uninominali e metà in liste proporzionali. Dove ogni elettore ha un voto e può decidere come esprimerlo. Un modello che permette di premiare le forze politiche più grandi, che non sono costrette a forzose alleanze per raggiungere il premio di maggioranza. Tutelando anche le forze medie e medio-piccole, purché in grado di raggiungere il 3 per cento a livello nazionale. Pierluigi Bersani e Silvio Berlusconi stanno già facendo simulazioni di voto con questo sistema. E sembra che entrambi si stiano convincendo che è il modello più conveniente per Pd e Pdl. 

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