“Monti non sa la matematica”, lo dice la rivista della Bocconi

“Monti non sa la matematica”, lo dice la rivista della Bocconi

Vittoria Giannoni
Matricola Monti: neanche i presidenti nascono già adulti

Sono giorni di fermento all’interno della comunità bocconiana. Dallo studente al professore, dall’addetto al servizio mensa ai dipendenti della segreteria, pochi sono riusciti a nascondere un composto moto d’orgoglio alla notizia che il professor Mario Monti, Presidente dell’Università Bocconi e neosenatore a vita, è stato l’uomo chiamato a guidare l’Italia fuori dalla tempesta finanziaria e politica. Facciamo quindi un salto dalla cronaca frenetica di questi giorni ad un passato in bianco e nero, per scoprire le orme del Monti studente.

Mario Monti nasce a Varese nel 1943. Si iscrive al Liceo Classico dell’Istituto Leone XIII di Milano, da sempre scuola dell’alta borghesia milanese, retta ancora oggi dalla Compagnia dei Gesuiti. Il nostro giovane Monti trascorre gli anni del liceo dedito agli studi, già mosso dalla diligenza che caratterizzerà tutta la sua vita lavorativa. Ciò non vuol dire che non dovesse affrontare i problemi quotidiani di tutti gli adolescenti: pare che il coro “Mari o Monti!” fosse una sorta di tormentone per il venturo Presidente.

A sorpresa, secondo ciò che riporta l’ex-compagno di banco, il professore preso a riferimento da tutta l’Europa in materia di politiche economiche aveva nella matematica il suo tallone d’Achille, mentre era imbattibile nelle discipline umanistiche. Nonostante ciò, nel 1961 Monti prende il diploma di maturità classica con il voto più alto della sua classe. Gli anni di studio in Bocconi corrono veloci: già nel 1965 si laurea in Economia, ed è pronto per proseguire la sua brillante carriera oltreoceano. Per i curiosi, la tesi originale del professor Monti è esposta al primo piano della biblioteca. Sono andata a vederla: si tratta di un ben rifinito volume il cui spessore fa concorrenza all’ABC. Il titolo, ambizioso, anticipa alcuni temi che saranno sempre cari a Monti e, nonostante il passare del tempo, suona ancora di estrema attualità: “Del bilancio previsionale di uno spazio economico integrato. L’esperienza della Comunità Europea”. Il neolaureato Monti decide di proseguire i propri studi negli Stati Uniti, dove si specializza presso l’Università di Yale a New Haven, Connecticut. Come se il nome dell’Università prescelta non bastasse di per sé per creare un CV invidiabile, Monti ha l’onore di studiare con il professor James Tobin, premio Nobel per l’economia nel 1981, (per gli addetti ai lavori, si tratta del Tobin della “Tobin Tax” o “Robin Hood Tax” che dir si voglia, pietra miliare nel campo della tassazione, volta a limitare le speculazioni finanziarie sui mercati). In quanto persona riservata, a volte persino schiva, dal profilo discreto e dal contegno impeccabile, può riuscire difficile per noi studenti immaginarci Monti cinquant’anni fa, quando era anch’egli un economista in erba che, come noi oggi, stava muovendo i suoi primi passi all’interno del mondo dei “grandi” e dei “potenti”. Eppure, uno sguardo al passato scolastico del professor Mario Monti può far emergere analogie con le nostre attuali esperienze meno astratte e, non da ultimo, può aiutarci a comprendere come non sia mai troppo presto per iniziare ad intrecciare i fili di quella che sarà la trama del nostro futuro professionale e personale.

Riccardo Ferrari
Caro Mario Monti,
mi spiace informarla che non posso portare a termine il compito assegnatomi: Lei non ci sta su una pagina. Ha fatto troppe cose nella sua vita, ed un articolo non basta per riassumere tutta la sua carriera. Come potrei scrivere, in una sola facciata, degli inizi della sua carriera dopo la laurea in Economia? Si ricorda quando ha iniziato a fare il professore all’Università di Trento, per poi spostarsi a Torino e, infine, a tornare a “casa” a insegnare Politica Economica in Bocconi? Non riuscirò mai a descrivere in breve come è diventato Rettore e, dopo la morte di Giovanni Spadolini, Presidente della nostra Università.

E non parliamo del suo ruolo alla Commissione Europea! Pensi, dovrei scrivere in una pagina di quando Lei è stato candidato prima dal governo Berlusconi e poi dal governo D’Alema, a coprire la carica di commissario europeo. E le mille deleghe da lei ricevute? Mercato Interno, Servizi Finanziari e Integrazione Finanziaria, Fiscalità ed Unione Doganale prima, Concorrenza poi. Dovrei aggiungere anche i conseguenti sviluppi in termini di tutela della concorrenza in quegli anni: due su tutti i casi Microsoft e General Eletric-Honeywell.

Dovrei far stare in un articolo tutte le sue collaborazioni internazionali con organismi quali Breugel, Commissione Trilaterale; il suo ruolo di international advisor per Goldman Sachs, il “Rapporto sul futuro del mercato unico” che ha scritto per la Commissione Europea. Il tutto mantendo il ruolo di Presidente della Bocconi! Ma come faceva? E dovrei aggiungere anche le ultime settimane, durante le quali è diventato prima Senatore a vita della Repubblica Italiana e, dopo quattro giorni, Presidente del Consiglio.

E poi… E poi ho finito. Beh, caro Presidente, credo di aver risolto il problema: sono riuscito a scrivere (più o meno) tutto! 

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