Prodi: "Con l’industria si cresce, con Facebook chissà"

Prodi: “Con l’industria si cresce, con Facebook chissà”

L’articolo “La manifattura cerca spazio fra delocalizzazione e digitale”, online su Linkiesta, merita un commento anche se con qualche giorno di ritardo. Lo merita perché sostiene due posizioni sostanzialmente nuove rispetto alla analisi convenzionale del tema del lavoro.

Sostiene che la delocalizzazione della manifattura può apparire un obbligo sul fronte della produttività, ma già a medio termine penalizza notevolmente la capacità di innovare e quindi riduce la competitività anziché aumentarla. Sostiene che “il digitale” (che chiamiamo in senso allargato anche se un po’ improprio, il “mondo di internet” ) non produce affatto posti di lavoro in più di quelli che sostituisce, con “computer e software”, come studi di importanti società di consulenza si sforzano di dimostrare.

Mentre sul ruolo rilevante della manifattura a favore della innovazione non ci sono molti dubbi, sul tema del digitale si deve studiare di più allargando soprattutto il discorso del ruolo appena agli inizi dei “social media”, come Facebook, nel far nascere una forma di economia assolutamente nuova e rivoluzionaria. Ma su questo tema bisogna aspettare che si depositi il polverone dei commenti legati alla quotazione in borsa di Facebook, che non si sa ancora bene se sarà l’operazione più visionaria, o la “bolla” più grande mai vista.

La cosa certa è che se si vuole davvero recuperare competitività bisogna costruire, anche con l’aiuto del “digitale” una larga “supply chain” per le nostre produzioni che non si limiti certo al livello nazionale ma si espanda da una base europea ad un accesso globale. Solo costruendo uno scenario “complesso” di questo tipo, possiamo, in Europa, competere con i sistemi produttivi asiatici che su questo aspetto, e non più sul basso costo del lavoro rafforzano il loro crescente successo.

A questo punto non vi pare indispensabile una Politica Industriale Europea?