Il grido di Marwa: “La Siria ha bisogno dell’aiuto di tutti voi”

Il grido di Marwa: “La Siria ha bisogno dell’aiuto di tutti voi”

Marwa Darkhabani, 24 anni, dopo aver vinto una borsa di studio Fulbright si è trasferita dalla Siria negli Stati Uniti, dove frequenta un Master in Finanza ed è graduate research assistant presso la Georgia State University. Marwa, che l’anno prossimo tornerà in Siria, è impegnata in un progetto di raccolta fondi per aiutare singole famiglie a Homs, Daraa e nei sobborghi di Damasco acquistando medicinali, alimenti e coperte. Per informazioni o supporto, il suo indirizzo e-mail è: marwa-d at hotmail dot com

Nel Febbraio del 2011, le forze di sicurezza del governo siriano a Daraa hanno arrestato 18 bambini di età tra i 13 e i 16 anni, accusati di aver scritto con bombolette spray slogan anti-regime sui muri della propria scuola. Non che fosse per loro un atto rivoluzionario – in fondo hanno solo scritto ciò che sentivano ripetere da mesi su tutti i mezzi di informazione. “Il popolo vuole abbattere il regime”, si diceva in ogni angolo di ogni strada, riferendosi a ciò che è stata definita la “Primavera Araba”, quella storica successione di enormi dimostrazioni popolari che, da Tunisi a San’a’, hanno scosso e ridisegnato il Nord-Africa e il Medio-Oriente. Mentre si trovavano sotto custodia, i ragazzi sono stati soggetti a varie forme di tortura, compresa l’estrazione delle unghie con pinze incandescenti.

Nel Marzo del 2011, la gente di Daraa ha protestato pacificamente chiedendo libertà, democrazia e dignità. Il regime ha risposto sparando direttamente sui manifestanti, con arresti di massa, torture dei detenuti e bombardamenti di obiettivi civili durante l’assedio della città, che è durato più di un mese. La risposta violenta alle manifestazioni pacifiche di Daraa ha ispirato un ben più ampio movimento al livello nazionale e le proteste si sono velocemente moltiplicate in tutta la nazione. Mentre il regime insisteva su misure violente per arrestare la protesta, un grandissimo movimento civile è emerso attraverso dimostrazioni pubbliche volte ad ottenere un cambiamento. Tuttavia, il regime non ha mai modificato la sua politica repressiva.

Al 13 Marzo 2012, un anno dopo l’inizio delle proteste, più di 8mila persone sono state uccise, 20mila sono disperse e oltre 200mila sono detenute. Migliaia di abitazioni sono state rase al suolo in svariate città della Siria, e decine di migliaia di civili sono stati deportati internamente. Più di 700 bambini sono stati uccisi. Numerose città sono sotto assedio militare, i posti di blocco su tutto il territorio hanno limitato la libertà di movimento fino a quasi annullarla, i carrarmati continuano a isolare le città e occupare aree di territorio una volta libere, mentre le forze armate procedono con gli arresti e le esecuzioni sommarie. Gli ospedali sono stati spesso soggetti a blitz dietro l’accusa di trattare feriti contrari al regime e i dottori, gli infermieri, persino i pazienti sono stati perquisiti dalle forze di sicurezza.

Questi tre video aiutano a comprendere e mostrare la brutalità del regime siriano:

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 https://www.youtube.com/embed/OLC9jbWLzX8/?rel=0&enablejsapi=1&autoplay=0&hl=it-IT 

I crimini del governo di Assad sono stati perpetrati in praticamente tutte le città della Siria ma Homs, la terza città del paese, è stata colpita in modo più pesante dalla campagna di violenza militare, a partire dall’inizio della repressione, oltre un anno fa. Attualmente ci sono più di un milione di persone a Homs che hanno bisogno impellente di cibo, cure, e protezione. Inoltre, il regime non garantisce alla Croce e Mezzaluna Rossa l’accesso alle aree in cui sarebbe necessaria assistenza medica. I residenti sono così lasciati soli, senza supporto umanitario né supporto dal governo, dagli enti locali o dalla comunità internazionale.

Il popolo della Siria ha bisogno dell’aiuto di ognuno di voi!

Originariamente pubblicato nel blog di Nicolò Cavalli

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