Sorpresa: nella serie B d’Europa arriva l’Olanda

Sorpresa: nella serie B d’Europa arriva l’Olanda

BRUXELLES – «Meno male che le regole di bilancio dell’Ue sono rigorose. Non vogliamo finire come gli altri». Proprio così: «come gli altri», e cioè gli europei del Sud (più gli irlandesi), insomma i famosi “Piigs”, alle prese con la crisi del debito e magari sotto programmi di aiuti.

Jan Kees de Jager, ministro delle Finanze olandese, quest’oggi è arrivato a Bruxelles con la preoccupazione stampata sulla faccia. E non perché all’eurogruppo che precede il Summit di primavera si parla (ancora!) della storia infinita del piano da 130 miliardi di euro alla Grecia che sembrava approvato dal 20 febbraio e invece ancora non lo è – «non è affatto detto che diremo sì», diceva lo stesso de Jager.

È saltato fuori che, mentre l’Italia montiana rimette a posto i conti, l’arcigna e severa Olanda, tra i pochi superstiti a tripla A dell’eurozona, invece sta perdendo il controllo dei propri. E dire che l’Olanda, oltre a fare la faccia feroce con Atene, chiedendo apertamente a Ue e Fmi di prendere il controllo dei conti pubblici ellenici, non aveva mancato commenti poco gradevoli nei confronti dell’Italia l’estate scorsa.

Guardiamo i calcoli dell’Ufficio per l’analisi delle politiche economiche (Cpb), un centro studi che fa parte del Ministero dell’Economia dell’Aja: nel 2012 e nel 2013 il deficit olandese raggiungerà il 4,5% del pil, contro il tetto massimo del 3% indicato dai parametri di Maastricht, di cui l’Olanda si fa da sempre strenua paladina. E l’Aja, del resto, si è impegnata con la Commissione Europea ad avere un disavanzo sotto il 3% il prossimo anno.

E dire che solo a dicembre la previsione era già del 4,1%, in due mesi si è dunque nettamente aggravato. «Sono numeri duri, ma questa è la realtà» ha commentato malinconico il premier olandese Mark Rutte. Lo stesso che, arrivando al potere nel 2011, aveva promesso tagli per 18 miliardi di euro e ora dovrà aggiungerne altri per 9 miliardi per rispettare gli impegni con l’Ue. Lacrime e sangue anche in Olanda. Non sarà facile, oltretutto, perché Rutte deve vedersela con gli alleati democristiani, ma anche con uno scomodo sostenitore “esterno” del governo di minoranza, lo xenofobo Geert Wilders che già “sa” dove prendere i soldi: tagliando ulteriormente il bilancio per l’integrazione dei migranti, cosa che non piacerà ai democristiani. Altre volte Rutte ha trovato soccorso nell’opposizione, per evitare i veti di Wilders, ma questa volta gli va male: l’opposizione di centro-sinistra gli sta chiedendo misure di stimolo alla crescita, non di austerity.

In effetti l’economia è in recessione dal 2011, nelle previsioni economiche intermedie pubblicate il 23 febbraio dalla Commissione Europea, si pronostica un pil olandese a -0,9% nel 2012, contro una previsione di +0,5% delle previsioni d’autunno. L’Olanda risulta così tra le economie più deboli, almeno nel 2011-12, insieme, guarda un po’, a Italia, Grecia, Spagna e Portogallo. Certo, il debito pubblico resta basso (64,5% del pil nel 2011), ma è in costante, netto aumento rispetto al 2007, quand’era al 45,3%. E con il deficit in aumento e il pil in calo il trend sembra destinato a proseguire. Del resto, stando almeno al capo del Cpb, Coen Teulings, se davvero Rutte prenderà le misure di austerity necessarie a riportare il deficit entro la soglia del 3% del pil, si rischia di fare peggio: «immediate misure di austerity – ha scritto Teulings sul Financial Times – aggraverebbero la recessione». Come del resto è successo, guarda caso, con la stessa Grecia, ma anche, ad esempio con il Portogallo.

E così l’Olanda si trova nell’imbarazzante situazione di sentirsi dire da Amadeu Altafaj, portavoce del commissario europeo agli Affari economici Olli Rehn, che Bruxelles «conta che l’Olanda rispetterà i suoi impegni». Parole che in questi mesi abbiamo sentito rivolte ai “cattivi” del sud, Portogallo, Grecia, ma anche Spagna e Italia. La situazione è davvero complicata, anche perché Bruxelles per ora almeno sta rispondendo picche alle richieste spagnole di allentare gli obiettivi di deficit previsti per Madrid per il 2013.

Come avrebbe detto l’Olanda, non è il momento, secondo Bruxelles, ma anche la Germania e gli altri rigoristi, di mostrare allentamenti alla disciplina. Piccola nota a margine: misteriosamente l’Olanda – che fino a pochi giorni fa era sulla linea tedesca di non aumentare il “firewall”, il muro parafiamme anticontagio, ora è improvvisamente passata dall’altra parte. E sostiene l’aumento, lasciando sola Berlino. Un puro caso.

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