La cacciata di Dubček da Praga, guida scomoda durante la Primavera

La cacciata di Dubček da Praga, guida scomoda durante la Primavera

Alexander Dubček (Afp)

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10 gennaio 1988, L’Unità (Archivio storico)

Dal sito dell’Università di Bologna

Il nuovo corso cecoslovacco del 1968 fu l’ultimo tentativo, organico e consapevole, di innovare dall’interno il socialismo reale. Fu, inoltre, un tentativo largamente appoggiato dall’opinione pubblica e dalla gente comune con grande entusiasmo.La repressione russa e degli altri paesi del Patto di Varsavia dimostrò di non comprendere l’utilità di quel processo di rinnovamento per la sopravvivenza del sistema e segnò, di fatto, l’inizio della sua crisi.

Oggi possiamo dire che non fu Dubček che arrivò troppo presto, ma Gorbaciov, che arrivò troppo tardi. Come ha ricordato Dubček, non fu un caso che il movimento sia nato in Cecoslovacchia: per il suo passato, lontano e recente, per la sua posizione nel cuore dell’Europa, per la situazione economica culturale e sociale che il paese aveva raggiunto nel periodo fra le due guerre mondiali.

La ragione per la quale Dubček e non altri diventò il simbolo di quel tentativo lo possiamo comprendere oggi e va oltre il ruolo “oggettivo” che lui ebbe in quei giorni. Innanzi tutto Dubček aveva una grande capacità di comunicare con la gente ed era molto popolare. Inoltre seppe tenere un atteggiamento coerente che mantenne anche successivamente quando rifiutò di rifugiarsi all’estero e volle tornare a Bratislava da semplice cittadino “prigioniero” del regime. Infine era certamente la persona che aveva la visione più lucida della situazione e la consapevolezza storica che, al di là delle apparenze, la sconfitta sostanziale era quella della visione egemonica della Russia sull’impero comunista. 

(Almapress Unibo)

La biografia di Alexander Dubček

Dubček ‹-ù-›, Alexander. – Uomo politico cecoslovacco (Uhrovec, Slovacchia, 1921 – Praga 1992). Prese parte alla resistenza comunista, membro del Presidium e segretario del Partito comunista slovacco (1963-68). Esponente dell’ala rinnovatrice del partito, D. successe, dopo un duro scontro politico nel Comitato centrale (genn. 1968), ad A. Novotný nella carica di primo segretario del partito. Sotto la direzione di D. venne avviato un vigoroso processo di liberalizzazione (abolizione della censura, riforme economiche che rafforzavano l’autonomia delle aziende e il ruolo del mercato, ecc.), processo interrotto dall’invasione della Cecoslovacchia da parte delle forze del Patto di Varsavia (agosto 1968). Costretto a interrompere il processo riformatore, D. fu successivamente sostituito da G. Husák nella carica di segretario del partito (aprile 1969). Dopo un breve periodo trascorso alla presidenza del Parlamento (1969) e quindi come ambasciatore in Turchia (1970), D. venne infine espulso dal partito (1970) ed escluso da ogni carica pubblica. Tornato sulla scena politica nel nov. 1989, durante le grandi manifestazioni popolari che portarono alla caduta del regime, nel dic. successivo fu eletto all’unanimità presidente dell’Assemblea federale cecoslovacca. Riconfermato nella stessa carica dopo le elezioni del giugno 1990, l’ha mantenuta sino alle successive consultazioni del giugno 1992.

(Enciclopedia Treccani)

Le parole di Vaclav Havel

Dopo il grande slancio sociale del Sessantotto, con l’intervento sovietico e il suo straziante epilogo, Husak sostituì Dubcek, e subito cominciò un lungo periodo di silenzio cimiteriale. Il vecchio-nuovo apparato di governo si modellò rapidamente ed attuò tutte le epurazioni, i divieti e le liquidazioni; la società spossata si abituò rapidamente al fatto che tutto quello che un tempo era stato proclamato impossibile, era di nuovo possibile, e che una stupidità cento volte smascherata e derisa poteva tornare a regnare; la gente si ripiegò su se stessa e smise di interessarsi delle questioni comuni. Comincia l’epoca di una rassegnata apatia e di una estesa demoralizzazione, comincia l’opera di una grigia quotidianità totalitario-consumistica. La società era atomizzata, i piccoli centri focali di resistenza vennero annientati, la comunità ingannata e stanca faceva finta di non saper niente di essi, il pensiero indipendente e la creazione si rifugiarono nelle trincee della parte più intima della vita privata.

(Interrogatorio a distanza, 1990, p. 126)