Capaci, il grido dei parenti: “lo Stato deve trovare tutta la verità”

Capaci, il grido dei parenti: “lo Stato deve trovare tutta la verità”

Le parole di Mario Monti non possono cadere nel vuoto. Non possono perché c’è chi le ha ascoltate e ora si aspetta i fatti. «L’unica ragione di Stato è la ricerca della verità» ha detto nel Giardino della Memoria di Palermo. «Non esistono ragioni di Stato che possano giustificare ritardi nella ricerca della verità», ha ribadito nel ventennale della strage di Capaci. Aspetta quei fatti Tilde, sorella di Antonio Montinaro che nella voragine di 30 metri perse la vita insieme al giudice antimafia Giovanni Falcone, a sua moglie Francesca Morvillo, e agli altri due agenti della scorta Rocco Dicillo e Vito Schifani.

«Lo Stato non potrà dire di aver fatto tutto il suo dovere finché non sapremo tutta la verità. Spero che quello che ha detto Monti si traduca in realtà. Dobbiamo pretendere la verità, non solo noi come parenti, ma tutti noi italiani». Lo ha detto nel pomeriggio replicando, da Bari, anche a quel «non bisogna mai stancarsi di cercare la verità sulle morti di Falcone e Borsellino» che Monti ha legato a un altro concetto sempre auspicabile: «Gli apparati dello Stato devono essere lontani dal sospetto di legami di prossimità con le organizzazioni mafiose».

«Una cosa – ha detto Tilde Montinaro – mi ha fatto molto arrabbiare: da stamattina sento parlare di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e dei “ragazzi della scorta”. Quei ragazzi hanno un nome, si chiamano Antonio Montinaro, Rocco Dicillo, Vito Schifani. E anche gli altri che sono morti, devono essere ricordati e nominati. Solo così non perderemo la memoria».

Lo sostiene anche Michele, fratello di Rocco Dicillo, che vuol far presente come le origini baresi abbiano un po’ emarginato la sua famiglia dal ricordo delle istituzioni. «Il fatto di vivere a Triggiano, e non a Palermo, ha fatto sì che fossimo meno considerati dallo Stato e dalle amministrazioni locali. Ma non dobbiamo dimenticare che una famiglia colpita da un lutto come questo è più fragile, più in difficoltà. E lo Stato non può dimenticarla».

Anche lui aspetta quei fatti, per un fratello che «aveva deciso di lasciare un piccolo centro come Triggiano per andare a Palermo a fare da scorta a Falcone. Era con lui già quando ci fu il primo attentato all’Addaura, nell’89, ma decise di rimanere nella sua scorta nonostante il pericolo». E lo dice chiaramente: «Io spero che le parole del premier Monti portino presto alla verità. Dopo 20 anni, é il minimo che possano fare».

Tilde Montinaro e Michele Dicillo lo hanno chiesto con commozione ma anche tanta decisione da Bari dove hanno portato la loro testimonianza a centinaia di ragazzi che hanno partecipato alla manifestazione “Insieme per la legalità”, la tre giorni organizzata dall’Ordine degli avvocati e dall’Anm di Bari insieme a una rete di associazioni antimafia del territorio, perché a distanza di vent’anni quei trenta chili di tritolo esplosi a Capaci scavino, nelle coscienze dei ragazzi, la «voglia di scendere in campo al più presto in nome della legalità» come invocato dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Serve con urgenza. «Quella di Brindisi – ha detto Tilde Montinaro a meno di una settimana dalla follia omicida esplosa proprio contro i giovani della scuola intitolata a Francesca Morvillo Falcone – è stata una bomba che ha riaperto le nostre ferite: io stessa avevo inaugurato quella scuola insieme all’attuale sindaco di Bari Michele Emiliano, quando era ancora magistrato. Non importa chi sia stato: Melissa è come mio fratello, è una vittima innocente».

Così Michele Dicillo: «Mio fratello era un eroe di tutti i giorni. Lui aveva scelto di far parte della scorta di Falcone, lo stimava. Per lui era normale, era nel suo ruolo di servitore dello Stato. Sapeva di rischiare, ma per lui era più importante difendere colui che era un baluardo della legalità. Dobbiamo ricordare tutti, perché dietro ogni vittima c’è una storia, una famiglia, una vita spezzata. Una tragedia che può toccare tutti. Per questo lo Stato non può dimenticarci».