Portineria MilanoLa tentazione di Bossi? Farsi una Lega salva-famiglia

La tentazione di Bossi? Farsi una Lega salva-famiglia

Prima Rosi Mauro in un’intervista dove annuncia che la Lega Nord «è morta» senza Bossi. Poi l’altra «badante» Monica Rizzi che dice che senza il Senatùr «straccerà la tessera del partito». Quindi la scelta di Cesarino Monti di candidarsi contro Matteo Salvini al prossimo congresso nazionale in Lombardia. Infine il senatore Giovanni Torri che rimbrotta Roberto Maroni per una battuta sul Trota.

Il cerchio magico – che circonda l’ex segretario federale sin dai tempi della malattia del 2004 – sta preparando l’offensiva in vista del congresso del 30 giugno. Le indagini sul Tanzaniagate restano sullo sfondo, i Bossi sono indagati ma non demordono. E lo stesso Bobo, che con tutta probabilità sarà incoronato segretario, inizia a temere l’inimmaginabile: la scissione della Lega. O la spaccatura, che dir si voglia, con un caos interno inimmaginabile che non potrà che portare alla «scomparsa» del movimento. «Un cupio dissolvi», lo definisce un maroniano di ferro.

Al momento sono solo rumors di corridoio di via Bellerio, la sede di Milano che qualcuno ha già consigliato a Maroni di «vendere» per dare un taglio netto al passato. Ma i barbari sognanti hanno capito che quando Bossi sarà relegato a un ruolo secondario nel movimento le sirene di Gemonio – dove abita la moglie e azionista Manuela Marrone – si faranno molto insistenti.

E a quel punto l’idea dei cerchisti di andarsene via con il simbolo, la sede di via Bellerio e le società Pontidafin e Fingroup, potrebbe diventare realtà. Insomma l’idea è quella di costruire un partito su Bossi, una sorta di lista personale con il suo nome, con l’Albertone da Giussano, capace di salvare i cerchisti da un destino segnato: l’addio alla politica.

Quello che si sa al momento, è che Bossi e Maroni hanno già sottoscritto un accordo in vista del congresso. È scritto nero su bianco. C’è la parte politica, già recitata da Roberto Calderoli durante il consiglio federale di qualche settimana fa, dove il Senatùr si impegna a sostenere Bobo al congresso. Ma poi c’è una seconda parte, che pochi dirigenti hanno potuto vedere.

Riguarda la spartizione economica, i conti, la cassa e anche un punto su cui al momento serpeggiano solo indiscrezioni. E’ il cosiddetto «vitalizio» che The Family vorrebbe assicurarsi per il futuro. Renzo Bossi, secondo alcuni, ha il destino segnato. Dopo le dimissioni non ha un’entrata fissa. «E tutto quello che farà nel futuro sarà segnato», dice un dirigente leghista.

Poi ci sono gli altri figli più piccoli, quindi la Scuola Bosina che quando i leghisti erano a Roma provavano ad aiutare economicamente in ogni modo. Ma ora? E se la Lega non si ricandidasse in parlamento? Troppe domande e timori. «Ma stiamo scherzando! Un vitalizio. Lasciamoli parlare fino al 30, poi in Lega sarà fatto ordine», spiega un’altra persona vicina a Bobo.

La partita si gioca sul filo di lana insomma. La tensione è alle stelle. Basta vedere le «mazzate» che si stanno dando tra leghisti a colpi di comunicati stampa. Negli ultimi due giorni Flavio Tosi, sindaco di Verona, ha sparato contro Bossi in un paio di interviste, scoperchiando il vaso di pandora e annunciando che in caso di responsabilità giudiziarie andrebbero presi provvedimenti anche contro di lui. Apriti cielo. Dal Senato e dalla camera dei deputati è partita la difesa del Capo.

«Se Tosi propone una Lega senza Bossi, per molti deputati, dirigenti e militanti la scelta diventa obbligata. Così si spacca la Lega…». A dichiararlo sono stato appunto i deputati cerchisti della Lega Nord, Alberto Torazzi, Marco Desiderati, Fabio Meroni, Giacomo Chiappori, Daniele Molgora. Ma pure Angelo Alessandri, ex presidente federale, da poco detronizzato dalla Lega emiliana ha detto al primo cittadino scaligero di «non parlare a vanvera».

Ma per capire la delicatezza del momento, bastava vedere pure le dichiarazioni di ieri di Roberto Cota, governatore del Piemonte. Quello da molti considerato «democristiano sognante», perché spesso abile equilibrista nei giochi interni, ha voluto esprimere il suo appoggio alla linea di Maroni sull’ipotesi di non ricandidarsi in parlamento a Roma nel 2013.

«È un’opzione, deciderà il congresso. Mettere l’accento sull’esigenza di ritornare in presa diretta sul territorio è giustissimo. Condivido l’impostazione di Maroni», ha spiegato Cota. In questi giorni si mormora che «si dirà di tutto da qui al 30 giugno, ma noi dobbiamo aspettare che Maroni diventerà segretario». Solo a quel punto si rimescoleranno le carte, ma la partita rischia di diventare ancora più complessa e rischiosa. Sul piatto c’è l’esistenza stessa della Lega Nord. 

Le newsletter de Linkiesta

X

Un altro formidabile modo di approfondire l’attualità politica, economica, culturale italiana e internazionale.

Iscriviti alle newsletter