Le parole che il Signor Martinelli non pronuncerà mai

Le parole che il Signor Martinelli non pronuncerà mai

Ho fatto una cazzata grande come l’Hotel Ritz, e ci sono persone che mi avrebbero potuto aiutare se solo avessi voluto. Ma sono agitato, e sono limitato, e ho imitato qualcosa che ho letto e ho visto. Le persone funzionano così: osservano, osservano, osservano: poi ripetono, come strumenti radiofonici di un secolo fa – le persone, di fronte al denaro, e ai debiti, diventano come telegrafi pieni di fili – precisamente intorno al corpo, in modalità masochista. E voglio dire qualcosa di più. Sapete come ci si sente ad essere a un tempo la persona giusta e la persona sbagliata? Raccontare di una ragnatela, questa in particolare, è un’azione narrativa che presume una dignità e una depravazione – la dignità di starne fuori e la depravazione di averla sfiorata, di averla pensata, desiderata, di aver costruito una piccola torre di lucro. Dove c’è interesse non c’è purezza. Non ho alcun diritto di parlare di queste cose, non ho alcun diritto di rubare agende con i numeri di telefono di un impiegato del recupero crediti. Non c’è grande differenza tra chi muore per farsi prestare dei soldi e chi vive prestandoli e cacciando come un ossesso chi non restituisce. Io non ho restituito. Ora le cose sono cambiate. Ma sono cambiate perché sono diventato la persona giusta che fa la cosa sbagliata. Sono diventato la pessima incarnazione di un gioco di parole – la preda nascosta nell’imprenditore. Ma non sono più una vittima. È peggio. Non lo sono mai stato. Ho sempre potuto scegliere e ho spesso scelto l’opzione ingiusta. Il riflesso condizionato che splende sulle cifre di un bonifico, sull’idea di avere del denaro in più, di misurare la distanza che separa il tuo destino economico da quello degli altri.

Poi anche questo è un segno sbagliato. Ho provato a interessarmi alle storie di denaro prestato degli altri e ho accumulato diversi gradi di comprensione. Sono tutti simili e sfruttati – non esiste una relazione corretta con il denaro, basta pensarci una volta e da lì in avanti la rovina è per sempre. I capelli, le unghie, i talenti e le prospettive degli altri diventano pezzi di valore immateriale cui dare qualche valore monetario. Tutto il fenomeno dell’esistente si tramuta in denaro da avere, da chiedere, presso cui piangere e pregare che arrivi o che si moltiplichi. Dovunque ti giri c’è un gesto che hai fatto o che stai per fare – un gesto corrotto dall’interesse. Vado continuamente in cerca di sprazzi letali di disinteresse: letali come la luce che bagna i passi di un peccatore che gode razionalmente dei propri peccati: gode due volte: gode in prospettiva: gode nell’abisso del proprio stemma replicato in una fuga infinita fatta di due parole: sorpresa e sopravvivenza. Ci si sorprende del denaro e si sopravvive al denaro. Si guarda così tanto al denaro che – è ovvio – anche il denaro, al termine dello sguardo, è diventato qualcos’altro. Ma la tua posizione non cambia.

Ti è piaciuto vivere chiedendo più di quanto hai dato.
Ti è piaciuto fare calcoli falsi e proiettare menzogne matematiche prima di tutto a te stesso.
Ti è piaciuto immaginare di essere migliore o peggiore perché guadagnavi più o meno denaro.
Ti è piaciuto sporcare di denaro ogni pensiero, ogni azione, ogni tratto della personalità e di quella graziata e disgraziata personalità aggiuntiva che è la coscienza di stare insieme a qualcuno, a qualcun altro al mondo.
Ti è piaciuto essere in eterna rincorsa – pensare che all’interno di quello schema a sedia a dondolo, abc, pausa, abc, pausa, abc, pausa, proprio lì, nel punto in cui la sedia smette di essere ferma e non ha iniziato ancora a dondolare, nel vuoto di sentimenti che prelude alla sospensione fisica del movimento, proprio nel centro esatto di quella rima nevrotica che ti sei cantato e suonato ogni minuto della tua vita, ogni giorno, durante ogni conversazione e ogni problema, ogni camminata e ogni pranzo e cena: ti è piaciuto credere che proprio lì si annidasse il segreto della concentrazione, una concentrazione che diventa magia, una magia che diventa il segreto a sua volta rinato dello stare al mondo con una saggezza e una marcia più insospettabile degli altri: benedetto da dio prima che dagli altri uomini, inconsapevole la divinità e inconsapevole la comunità: solo tu, al centro di quella meditazione, di tutti i ritmi con cui hai contato gli avvenimenti anche più estenuanti e idioti minuscoli della secca esistenza fatta di cose che si fanno e cose che restano ferme. Proprio lì pensavi ci fosse la salvezza – e invece c’era il danno, e ora basta.

Ci sono persone che tappezzano l’intera propria stanza di banconote da un dollaro. Alcuni di dollari falsi, dollari giocattolo. Tu, al centro di te stesso e di tutto ciò che di sbagliato hai portato al tuo mulino e all’onore del mondo in questi anni – tu, ripetilo bene perché sarà l’ultima preghiera prima di addormentarti davvero: tu, ripetilo con me, non hai tappezzato la stanza. Hai tappezzato tutto il resto. La tua stanza è, sorpresa!, sopravvissuta. Ciò che ti sorprende ti fa sopravvivere, e non c’è sopravvivenza che non desti almeno nel cristallo ritorto immediato, commovente sorpresa – chiedi a chi è uscito vivo da un airbag, chiedi a chi è uscito tra le acque del fiume con le ali del velivolo che affondano. La tua stanza è pura – scopriranno quando ti sarai addormentato per sempre. La tua stanza è pura. Davvero, per davvero, non cercavi denaro. Ma l’hai sparso per il resto del mondo, non ci credevi nemmeno tu e così non chi ha creduto nessun altro, il denaro ha costruito il tunnel e tu hai invocato il ghiaccio, tu sei diventato ghiaccio e il tunnel è diventato tunnel di ghiaccio, che si chiama carcere, e continui a passare dal letto al televisore, non mangi più, sei praticamente estinto – e quando sei prossimo all’estinzione, apri gli occhi e ti avvicini al televisore appeso in alto, ci sei tu, l’uomo che ha tenuto in scacco dieci poveracci, per 44mila euro. Sei tu: e questo è ciò che vedi.

*Gianluigi Ricuperati (Torino, 13 agosto 1977) è uno scrittore e saggista italiano. Ha pubblicato Fucked Up (2006, Bur); Viet Now – la memoria è vuota (2007, Bollati Boringhieri); Il corpo e il sangue d’Italia  (uno dei testi dell’antologia, 2007, Minimum Fax); La tua vita in 30 comode rate (2009, Laterza); Il mio impero è nell’aria (2011, Minimum Fax).

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