Studiare su Facebook si può: chiamatelo “social learning”

Studiare su Facebook si può: chiamatelo "social learning"

Lo definiscono “apprendimento sociale”, ma non ha nulla a che spartire con la celebre teoria sviluppata dallo psicologo Albert Bandura negli anni ’70. Forse, per meglio comprendere di che cosa si tratti, bisognerebbe utilizzare la locuzione nella sua lingua originale: social learning. Si tratta, in effetti, di qualcosa di molto vicino ai social network – ovvero, piattaforme online in grado di trasportare insegnamento e apprendimento dal “locale” delle aule, al globale del web, attraverso interfacce molto simili a quella di Facebook.

Secondo i sostenitori del social learning, la produttività scolastica migliora in modo consistente se accompagnata da strumenti web interattivi e compatibili con l’apprendimento faccia-a-faccia. La direzione è quella tracciata in tempi ormai remoti da Blackboard, la piattaforma fondata da Matthew Pittinsky nel 1997 e implementata, qualche anno fa, anche dai sistemi software dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. L’evoluzione rispetto a Blackboard, però, è rappresentata dalla componente “sociale” e da un’altra importante novità: l’utilizzo dei cloud, le “nuvole” che fungono da archivio web in cui si possono caricare e condividere a prezzi irrisori (o comunque molto bassi) materiali, video e documenti in grande quantità.

Ecco perché, recentemente, molte start-up hanno iniziato ad offrire piattaforme – basate proprio sui cloud – in grado di combinare istruzione e social media. Hanno tutte un aspetto simile a quello di Facebook: un wall su cui condividere contenuti, la possibilità di aggiungere amici (o di creare cerchie, per usare un termine più caro a Google) e offrono l’opportunità di interagire in tempo reale tra studenti e docenti anche al di fuori dell’orario di lezione. Secondo quanto riferito dal New York Times, oggi sarebbero circa 60 le compagnie che offrono servizi di questo tipo in giro per il mondo.

Un esempio di quanto appena esposto è Lore, start-up nata nel dicembre del 2011 con il nome di Coursekit ed oggi attiva in oltre 600 college americani. Secondo Hunter Horsley, il direttore marketing, “la filosofia non è cambiata più di tanto rispetto ai tempi di Blackboard. Le compagnie che offrono e-learning oggi sono sempre L.M.S. (learning management systems), che vendono il proprio software, tendenzialmente a cifre abbastanza basse, alle scuole e alle facoltà”. Lore però offre i suoi servizi gratuitamente. “Perché consideriamo la nostra come una piattaforma per l’apprendimento, non come un L.M.S.”, spiega Horsley.

Sempre in America, il social learning si sta diffondendo nelle scuole superiori, grazie a piattaforme come Edmodo e Schoology. Edmodo in particolare, nato nel 2008, è oggi utilizzato da circa sei milioni di utenti, appartenenti a 70mila differenti istituti americani. Il social network è aperto a studenti, docenti e persino genitori e tende a ricreare nell’online la struttura della community scolastica. Esistono dei gruppi, simili in tutto e per tutto a quelli di Facebook, che rappresentano le diverse classi – gli studenti si iscrivono, interagiscono tra di loro e con il corpo docente, rispondono a sondaggi e usufruiscono dei link di approfondimento proposti giorno dopo giorno.

Teamie, invece, è una start-up di Singapore che si sta espandendo anche negli Stati Uniti. Alla base c’è un software che fornisce la possibilità di creare, condividere e gestire materiali accademici all’interno di un cloud e che soprattutto consente agli studenti di collaborare tutti i pomeriggi nei “compiti a casa”. Teamie però non è gratuita: costa infatti circa 5,50 dollari al mese per studente. La sua particularità sta nella sua possibilita di supportare vari linguaggi. Il servizio viene infatti tradotto anche in Mandarino, Giapponese e Hindi, cosa che ha permesso alla start-up di ampliare enormemente il suo bacino d’utenza.

Uno dei primi istituti a scegliere Teamie come piattaforma di social learning è stato lo Stamford Raffles College di Singapore. Secondo quanto dichiarato dal rettore dell’ateneo, Colin Pereira, “Teamie permette agli studenti dei vari campus di collaborare tra loro, di condividere esperienze con i vecchi iscritti e con membri della facoltà. In precedenza usavamo  Blackboard, ma abbiamo deciso di passare a Teamie per il suo approccio “fresco” e la sua interfaccia simile a quella di facebook. “Ci fa risparmiare tempo ed è facile da usare”, ha spiegato Pereira. 

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