Portineria MilanoFormigoni fa l’indiano: «Indagato? Falso». Il tribunale conferma

Formigoni fa l'indiano: «Indagato? Falso». Il tribunale conferma

Giacca viola. Polo nera. Fresco di ritorno dal Brasile per R20, il governatore lombardo Roberto Formigoni ha lasciato a casa le camicie floreali. Ma si difende comunque con le unghie dopo la notizia delle indagini a suo carico per corruzione e finanziamento illecito ai partiti. Attacca i giornali. Presenta esposti contro Repubblica e il Fatto Quotidiano («La Pravda e l’Izvestia»). Chiede rettifica al Corriere della Sera, subito, domani in prima pagina. Sostiene che la notizia è «falsa». Eppure, nemmeno cinque minuti dopo la fine della conferenza stampa a palazzo Lombardia, Ansa e Adnkronos confermano e aggiungono un altro dettaglio: «È indagato per corruzione in concorso con il faccendiere Piero Daccò». Particolare pesante, perchè proprio Formigoni un mese fa disse: «Mi dimetterò se saranno provati vantaggi per Daccò».

Tra le fila della maggioranza di centrodestra gira comunque voce che l’indagine «sia una bufala». E il Pdl della Lombardia ci mette un paio di ore prima di pubblicare una nota di solidarietà al Celeste. Ma Angelino Alfano, segretario pidiellino, che una settimana fa si era scapicollato a Milano per il Lombardia Day, non cinquetta neppure su twitter. E il presidente Silvio Berlusconi, tornato alla ribalta dopo l’exploit di ieri tra i giovani pidiellini, è – secondo i suoi – più interessato al Big Bang di Matteo Renzi a Firenze. Intanto la Lega Nord rimanda tutto a lunedì prossimo, quando durante il consiglio federale Roberto Maroni farà il punto insieme con il segretario lombardo Matteo Salvini. Giallo o non giallo, l’impressione è che Formigoni sia sempre più isolato politicamente dopo la bordata arrivata dal tribunale di Milano via Corriere della Sera. 

Traballano Pdl e Lega in regione Lombardia. Traballa il sistema di potere che il Celeste ha eretto in questi 17 anni, grazie all’alleanza tra il Carroccio e il sistema economico politico di Comunione e Liberazione. Dopo l’avviso di garanzia per turbativa d’asta a carico di Carlo Lucchina, direttore generale della Sanità – anche se in un’altra indagine -, sembra che l’assedio della magistratura al fortino formigoniano sia ormai terminato. Un leghista di peso lo dice a microfoni spenti: «Speriamo si acceleri, ormai anche noi non ce la facciamo più».

Vacilla quindi Formigoni. Ma si difende. Come un indiano nella riserva, tanto che proprio ieri a Rio De Janeiro aveva incontrato gli indios in protesta. Durante la conferenza stampa lo ripete fino alla fine: «Non mi dimetto». Lo aveva già ripetuto in passato quando i cronisti glielo avevano chiesto a bruciapelo. Il reggente della Lombardia da ormai 17 anni cita i casi di Vasco Errani in Emilia Romagna e di Nichi Vendola in Puglia, anche loro indagati, per dire alla fine. «Ci sono colleghi indagati da tempo e che giustamente non si sono dimessi».

Formigoni ha comunque cambiato registro rispetto a un paio di mesi fa, quando chiedeva a Pierluigi Bersani, segretario del Pd, di parlare «dei suoi di indagati» e non chiedere a lui le dimissioni. La «strafottenza», dote che gli hanno criticato spesso a destra e a sinistra, sembra questa volta rimasta a casa insieme con la camice floreali. L’indagine a suo carico, se vera, è molto pesante. Si parla di 500 mila euro arrivati per finanziare la sua campagna elettorale del 2010 dalla Fondazione Maugeri. Un gioco a incastri che se i pm dimostreranno metterebbe una pietra tombale sul presunto sistema di favori e corruzione costruito in questi anni nella sanità lombarda.  

Ma anche qui ci si divide. Il punto chiave di tutta l’indagine ruota intorno al verbale dell’interrogatorio di Daccò, dove il faccendiere che ha lavorato per conto del San Raffaele e della Fondazione Maugeri, avrebbe confermato «il pagamento» delle vacanze a Formigoni. Il Celeste non ci crede. O meglio sostiene che le ricostruzioni dei quotidiani siano fantasiose. Per questo motivo ha fatto istanza al tribunale per avere quel verbale e smentire così categoricamente tutte le accuse a suo carico. Ci riuscità anche questa volta?

Formigoni è già stato indagato in passato per corruzione. Accadde per lo scandalo della discarica di Cerro Maggiore, dove era coinvolto anche Paolo Berlusconi: fu assolto in appello. Su di lui pende anche un avviso di garanzia nell’ambita di un’inchiesta per inquinamento ambientale. Fu toccato di striscio dallo scandalo Oil for Food. C’è ancora in ballo il processo sulle firme false che lo avrebbero candidato in regione. Sulla sanità, però, è davvero la prima volta. 

Entra nel club de Linkiesta

Il nostro giornale è gratuito e accessibile a tutti, ma per mantenere l’indipendenza abbiamo anche bisogno dell’aiuto dei lettori. Siamo sicuri che arriverà perché chi ci legge sa che un giornale d’opinione è un ingrediente necessario per una società adulta.

Se credi che Linkiesta e le altre testate che abbiamo lanciato, EuropeaGastronomika e la newsletter Corona Economy, così come i giornali di carta e la nuova rivista letteraria K, siano uno strumento utile, questo è il momento di darci una mano. 

Entra nel Club degli amici de Linkiesta e grazie comunque.

Sostieni Linkiesta