Il Senato salverà Lusi come ha salvato De Gregorio?

Il Senato salverà Lusi come ha salvato De Gregorio?

Luigi Lusi rischia di entrare nel guinness dei primati. Un record amaro per l’ex tesoriere della Margherita, accusato dalla procura di Roma di aver sottratto dalle casse del partito circa 25 milioni di euro. La prossima settimana potrebbe diventare il primo senatore nella storia repubblicana condannato agli arresti dai colleghi di Palazzo Madama. Il voto decisivo non è stato ancora programmato, deciderà la conferenza dei capigruppo. Eppure al Senato sono convinti che, nonostante l’iter della riforma costituzionale, l’Aula potrà esprimersi sul caso Lusi entro venerdì 22 giugno.

Questa mattina è arrivato il voto della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari. Il risultato era largamente previsto: l’organo presieduto dal Pd Marco Follini – sarà lui il relatore in Aula – ha autorizzato la richiesta di arresto avanzata dai magistrati. Tredici sì, quattro no e due astenuti. «Era un esito atteso – il commento a caldo del senatore Lusi – non mi aspettavo che la Giunta votasse diversamente». Nessuna indicazione vincolante. Circa un mese fa la stessa assemblea aveva già autorizzato gli arresti per il senatore Sergio De Gregorio, prima che l’Aula ribaltasse la decisione. Ecco perché il destino dell’ex tesoriere di Rutelli resta in bilico. Almeno per un’altra settimana, quando saranno chiamati al voto tutti i componenti di Palazzo Madama.

«Quel giorno mi aspetto qualche sorpresa» spiega al telefono Francesco Sanna, esponente Pd in Giunta e relatore del caso De Gregorio una settimana fa. «Tanti colleghi hanno già iniziato a lamentarsi di una presunta offensiva giustizialista – racconta – Alla fine va sempre a finire così». Eppure, numeri alla mano, Lusi rischia seriamente di andare in carcere. E se i gruppi confermeranno i voti espressi in Giunta, neppure il garantismo dei senatori Pdl sarà sufficiente a salvare l’ex tesoriere dagli arresti.

Peraltro anche nel partito di Angelino Alfano la posizioni sono diverse. Oggi i due ex An presenti in Giunta hanno preferito astenersi durante il voto, in dissenso con quanto proposto dal relatore Pdl Giuseppe Saro. Si tratta di Alberto Balboni e Franco Mugnai. Ufficialmente i due hanno preferito non pronunciarsi perché tra i documenti trasmessi al Senato dalla magistratura mancavano i verbali dell’interrogatorio di Francesca Fiore, la segretaria di Lusi. Ufficiosamente, racconta qualcuno, nel Pdl si sarebbe aperto un nuovo fronte di scontro tra ex forzisti ed ex esponenti di Alleanza Nazionale.

E così anche la salvezza di Lusi passa dal voto segreto. Se l’Aula del Senato decidesse di autorizzare la procedura, l’ex parlamentare della Margherita potrebbe avere buone possibilità di spuntarla. Esattamente come era successo al collega pidiellino De Gregorio. «Con il voto segreto – racconta Sanna – si nascondono le reali intenzioni dei senatori, ma vengono coperte anche manovre di ogni tipo. Ecco perché negli anni mi sono convinto che questo sistema vada modificato». Per autorizzare lo scrutinio segreto, serve però la richiesta di almeno venti senatori. La vera incognita del voto su Lusi.

Dal Popolo della libertà fanno sapere che nessuno avanzerà la proposta. «L’abbiamo fatto una settimana fa – racconta Lucio Malan, esponente pidiellino in Giunta – perché De Gregorio era un membro del nostro partito. Spettava a noi la sua tutela: avere la garanzia che tutti potessero votare secondo coscienza». Stavolta no. Il capigruppo berlusconiano Maurizio Gasparri ha già annunciato che i senatori Pdl potranno esprimere il proprio voto in piena libertà, ma ufficialmente il gruppo non chiederà il voto segreto.

«Io credo che qualcuno lo farà» è convinto il relatore in Giunta Saro. Già, ma chi? Sicuramente la richiesta non sarà avanzata da Pd e Idv. Né tantomeno dalla Lega. Forse potrebbe prestarsi qualche esponente del gruppo di Coesione Nazionale, in larga parte formato da ex Fli e Grande Sud ancora legati al Pdl. «Chissà – racconta il Pdl Domenico Gramazio – magari venti firme di qua e di là si trovano». A quel punto non sarebbe impensabile il sostegno dell’iniziativa da parte di qualche senatore pidiellino. A titolo personale. «Forse qualcuno lo potrebbe fare» ipotizza Malan. Di certo venti firme non sono impossibili da trovare.

«Sulla base della recente esperienza con il senatore De Gregorio – continua Sanna – sarà fondamentale vedere chi sottoscriverà il documento che introduce il voto segreto». E se le preferenze fossero nascoste? A quel punto Lusi avrebbe discrete possibilità di evitare gli arresti. In sua difesa potrebbe crearsi un fronte trasversale. «Cosa crede? – sorride Malan – I parlamentari del Pd che al riparo da occhi indiscreti hanno votato insieme a noi per salvare De Gregorio sono molto più numerosi di quello che la gente si immagina». 

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