Alleanze a sorpresa e nomine a piene mani: i 4 anni di Lombardo

Alleanze a sorpresa e nomine a piene mani: i 4 anni di Lombardo

Moody’s taglia il rating della Sicilia da Baa2 a Baa3, il ddl sulla spending review resta nei cassetti della Commissione Bilancio: l’avvio è rinviato a lunedì. Nel frattempo il parlamentino siciliano vara un piano di tagli della pianta organica dell’Ars, ma di fatto aumenta di 15 unità gli impiegati in servizio nell’amministrazione del parlamento regionale, con un aumento della spesa pari ad un milioni di euro. Oltretutto negli ultimi giorni – manca poco alle annunciate dimissioni di Raffaele Lombardo – è stata presa d’assalto la diligenza: sono 350 gli emendamenti alla legge omnibus. E tra questi c’è pure una norma che stanzia 13,5 milioni di euro per i precari della regione. Sullo sfondo si annoverano all’incirca 120 nomine in tre mesi, un numero spaventoso sopratutto in vista delle annunciate dimissioni del prossimo 31 luglio.

Benvenuti nel regno di Raffaele Lombardo, alias “Arraffaele”, soprannome che gli è stato dato «per l’accanimento nell’accaparrarsi le poltrone di sottogoverno e le postazioni di potere in ogni parte dell’isola». Governa la Sicilia da quattro anni, è stato eletto con un consenso plebiscitario alle regionali del 2008, raccogliendo il 65% dei voti e stracciando niente poco di meno la capogruppo del Pd al Senato Anna Finocchiaro, alias “Annuzza bedda”. Dati alla mano, Lombardo è l’uomo politico più votato della storia della Sicilia, superando anche il suo predecessore Totò Cuffaro, detto “Vasa-Vasa”. Sono esattamente 1.862.658 i siciliani che l’hanno scelto come governatore della Sicilia. «L’espressione governatore non mi piace. Sa troppo di autoritario. Sarò solo il presidente della Regione, il presidente del popolo siciliano», spiegava all’indomani della vittoria del 2008.

Voluto e sostenuto inizialmente dal centrodestra di vecchio conio, con la benedizione del Cavaliere, è riuscito nell’impresa di fare cinque governi in quattro anni con cinque maggioranze differenti. È stato il governatore per eccellenza delle maggioranze “variabili”. Se prima i democratici dicevano: «Fare un governo con un alleato di Berlusconi e con un suo sottosegretario sarebbe per noi un’ipotesi inaccettabile», nel 2010 sono saliti sul carro del “nemico”, sostenendolo «per le riforme», spiegavano alla stampa e agli elettori. Convinti che l’alleanza con Lombardo avrebbe potuto accelerare il processo di «convergenza fra moderati e progressisti», evocato più volte dallo stato maggiore del Pd nazionale.

In tutto ciò Lombardo è stato furbo, bluffando con tutti, e illudendo “amici” ed (ex) “nemici”, poi diventati “amici”, distribuendo prebende ad “amici e collaboratori”, e “decufarizzando” tutte le poltrone. Ha spaccato e diviso tutti i partiti. Ricordiamo che la rottura fra finiani e berlusconiani si consuma prima in Sicilia, e poi a Roma. Quando all’auditorium della Conciliazioni il presidente della Camera Fini si stagliò contro Berlusconi urlando l’ormai famoso «Che fai, mi cacci?», l’argomento della discordia era proprio la Sicilia. E in Sicilia, anche per merito di Lombardo, si consuma anche la rottura fra cuffariani e casiniani, che porterà conseguentemente alla nascita del Pid, “Popolari Italia domani”, uno dei partitini che consentirà al Cavaliere di salvarsi il 14 dicembre del 2010.

Discorso a parte merita il Partito democratico: per un anno e mezzo, come dicevamo sopra, ha sostenuto il presidente della Regione e la sua giunta “tecnica”, piazzando «uomini vicini ma senza tessera». Lombardo e il Pd si sono dapprima annusati, e poi hanno iniziato un lungo flirt, che si è concluso all’incirca un mese dopo.

Ma la posizione del Pd non è stata mai chiara. La fronda “filogovernativa”, eterodiretta dal capogruppo all’Ars Antonello Cracolici e dal senatore Beppe Lumia, e da sempre favorevole al sostegno a Lombardo, ha forzato la mano, mettendo con le spalle al muro i vertici nazionali, e, sopratutto, il segretario regionale, Giuseppe Lupo. Il quale, forse mal consigliato, si è lasciato sfuggire il giocattolo, e Bersani ha dovuto inviare nell’isola il suo fido, Maurizio Migliavacca, per evitare il peggio. Risultato? A oggi la posizione del Pd non è ancora chiara, anche se ufficialmente, stando al documento approvato durante l’ultima direzione regionale, non è più in maggioranza. Nell’attesa il Pd ha continuato a perdere consensi, e i sondaggi nell’isola vedono un Pd ad una cifra sola.

Tutto qui? Macché. C’è il “Lombardo” statista, per esempio, quello che avrebbe dovuto stravolgere l’isola. Quello che avrebbe dovuto fare della Sicilia, “l’Irlanda d’Italia”. «Ci sono i presupposti perché la Sicilia in 10 anni raggiunga gli standard del resto d’Italia», raccontava alla stampa nazionale del 2008. Poi c’è quello che evocava la realizzazione del Ponte sullo Stretto: «La sua costruzione sarà un fatto epocale. Per l’occupazione di almeno diecimila persone, per lo sviluppo turistico, perché significherà la fine di un’insularità anche psicologica». Ma, continuava all’epoca con l’edizione palermitana di Repubblica, «oltre al Ponte serve l’alta capacità ferroviaria nel triangolo Messina-Palermo-Catania. Sono convinto che i cantieri sullo stretto porteranno ferrovie, strade e porti».

E poi ancora altri annunci: «In Sicilia nei decenni passati c’è stata l’inaccettabile proliferazione di personale, enti e strutture. Ed altrettanto vero che oggi siamo dinanzi l’ineludibile necessità di una severa rivisitazione del bilancio regionale, che deve essere alleggerito il più possibile da spese improduttive e ricorrenti. Recuperando risorse che potrebbero e dovrebbero essere impegnate in termini ben più produttivi». Era il 12 luglio del 2008, e Raffaele Lombardo, in una lettera al quotidiano Libero, sciorinava buoni propositi e riforme da fare nei successivi anni di governo.

Come, ad esempio, la “grande riforma della sanità” che avrebbe dovuto «riorganizzare il sistema», accorpando centri di costo e di potere, e che non ha portato i risultati sperati. Tant’è che, lo scrive la requisitoria del Procuratore generale d’Appello della Corte dei Conti per la regione siciliana, Giovanni Coppola, si registra che «la spesa per l’assistenza sanitaria ospedaliera convenzionata si è attestata, nel 2011, a 688 milioni, con un incremento di 21 milioni di euro. Di pari passo aumenta, di circa 24 milioni di euro, anche la spesa per l’assistenza specialistica convenzionata».

L’assessore alla Sanità, Massimo Russo, enfatizza i risultati della riforma, ma «nel 2007 era stato firmato il piano di rientro, probabilmente con la riserva di non rispettarlo. Quando sono stato chiamato nel 2008, non era stato svolto nessun piano di risanamento. Nel luglio dello stesso anno dissi come ci saremmo mossi e quello che necessitava alla Regione. L’obiettivo non era sanare il debito tout court, ma risanare il sistema feudale che soffocava la sanità». Infatti, continua Russo in un’intervista rilasciata lo scorso giugno all’Unità, «la Sicilia è passata, da meno 617 milioni di euro del 2007 a meno 27 del consuntivo del 2011. Considerato che il gettito delle maggiorazioni delle aliquote Irap e delle addizionali regionali Irpef è di circa 330 milioni, il saldo è largamente positivo». Insomma, «la regione Sicilia è adesso un modello per tutto il resto del Paese». Sulla stessa linea il segretario regionale di Fli, Carmelo Briguglio, che a Linkiesta dichiara: «Senza ombra di dubbio la riforma della sanità è il fiore all’occhiello dei quattro anni di questo governo regionale». Di avviso completamente opposto è il vice capogruppo all’Ars del Pid, Totò Cordaro: «Ogni riforma deve avere al centro il cittadino, le pseudo riforme sono soltanto spot-elettorale, e, purtroppo, i cittadini hanno notato».

In sostanza, quali sono stati i risultati del governo di Raffaele Lombardo? Il segretario regionale del Pd, Giuseppe Lupo, nonostante il suo partito abbia caldeggiato e sostenuto per settimane il governatore regionale, spiega a Linkiesta cosa sono stati quattro anni di governo Lombardo per la Sicilia. «Guardi, io credo che è stato positivo il credito d’imposta per investimento. Con 120 milioni di euro ha creato investimenti per circa 400 milioni. Tutte le proposte di riforma sono del Pd. E alcune di queste il governo regionale le ha realizzate. Penso al bonus sull’occupazione sul modello di quello approvato dal governo nazionale. Sicuramente la nuova legge elettorale per gli enti locali che ha eliminato il trascinamento delle liste sui sindaci. E poi la riforma della sanità razionalizza i tagli, è vero. Ma alla deospedalizzazione doveva corrispondere un aumento della qualità delle strutture e del servizio. Insomma la nostra valutazione è complessivamente negativa».

Sulla stessa lunghezza d’onda Cordaro del Pid, che sbotta: «Il bilancio è assolutamente negativo: l’unica grande risorsa economica che avrebbe potuto far ripartire la Sicilia – mi riferisco ai fondi europei – è stata completamente inutilizzata. Rispetto ad un tema del genere è inutile parlare di sviluppo». Carmelo Briguglio pensa che «più di questo il governo regionale non poteva». «Sono stati fatti dei tagli: accorpate le partecipate, ad esempio. D’altronde è stato un governo ce ha dovuto navigare in gravi difficoltà politiche».

E, fino a oggi, nonostante gli scarsi risultati e i richiami di Monti e delle agenzie di rating, Lombardo è rimasto a galla anche senza “una maggioranza vera”. Si farà da parte? Dice di sì. Ma il “suo” potrebbe essere un passo indietro di poche settimane. Per ritornare in pista alle prossime nazionali. Magari qualcuno gli avrà già assicurato un posto al Senato alle prossime politiche.  

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