Spending review anche a Londra, Cameron taglia l’esercito

Spending review anche a Londra, Cameron taglia l’esercito

Come sarà l’esercito britannico nel 2020? Piccolo, molto più piccolo. È questa la conseguenza principale dei tagli previsti dal nuovo modello “Army 2020” che a Londra il ministero della difesa ha ora ufficialmente approvato. L’austerity nel Regno Unito si fa sentire anche nelle caserme, e alla voce riduzione degli statali non risparmia coloro che indossano la divisa.

Il taglio principale riguarderà 20mila effettivi, che dunque passeranno da 102mila a 82mila, ovvero la metà di quanti erano durante la Guerra Fredda (163mila nel 1978). Quattro battaglioni di fanteria saranno sciolti, mentre un quinto (lo scozzese Argyll and Sutherland Highlanders), manterrà solo una compagnia per servizi di ordine pubblico in Scozia. Anche le forze corazzate perderanno due unità, con la fusione di alcuni reparti, così come tagli minori subiranno la Royal Artillery, il corpo dei genieri, i reparti logistici e la polizia militare. Nessuno, insomma, ne uscirà indenne.

Data l’importanza che la tradizione storica ha per i soldati di Sua Maestà e la pubblica opinione, il ministero della difesa si è affrettato a precisare che titoli, emblemi e bandiere di guerra dei battaglioni prescelti per il sacrificio non andranno perduti e affidati solo al ricordo della Storia. Saranno, come in già passato, ereditati e incorporati nelle unità rimanenti (con l’inevitabile “allungamento” dei nomi, dato che, ad esempio, il secondo reggimento corazzato diventerà ora il 9th/12th Royal Lancers/Second Tank Regiment). In cambio, la promessa è che l’esercito del 2020 sarà una forza “più equilibrata, agile e adattabile”, con una solida base di uomini e mezzi.

Delle tre forze al servizio di Sua Maestà britannica, l’esercito è sempre stato, con l’eccezione dei due conflitti mondiali, la “cenerentola”. A tutti è chiaro quanto la Royal Navy e la Raf (Royal Air Force) siano indispensabili alla difesa di un’isola. Le “giubbe rosse” dell’esercito invece sono sempre state essenzialmente un “corpo di spedizione”: nel Nord America nel ‘700 così come il British Expeditionary Force (Bef) nella Francia del 1914 o la British Army of the Rhine (Baor) nella Germania Ovest della Guerra Fredda.

Le operazioni “overseas” sono diventate, specie dopo l’Iraq e l’Afghanistan, un affare molto, troppo costoso e con risultati quantomeno deludenti. In più, il confronto con le risorse dei cugini americani, mai troppo generoso per le giubbe rosse, in questi ultimi anni era diventato quasi umiliante. Ecco quindi il taglio, addolcito dalla prospettiva che un numero più piccolo di effettivi possa contare su mezzi più adeguati.

L’altro significato, ben nascosto fra le righe, che questi tagli implicano è che le operazioni di contro-insorgenza, che tanta centralità hanno avuto negli ultimi dieci anni, in Iraq come in Afghanistan, e che impongono un grosso sforzo alla fanteria, forse, non sono più tanto importanti. È vero che appartiene alla tradizione dell’esercito inglese affidarsi a forze locali in modo cospicuo per combattere gli insorti all’estero (sì, anche nell’ex colonia americana). Gli inglesi inoltre (non ce ne voglia il generale David Petraeus) hanno quasi diritto a un copyright su tutti i manuali di counter-insurgency che sono stati scritti nella storia recente. A ben guardare, però, senza lasciarsi distrarre dall’ineguagliabile abilità inglese nel trasformare pesanti sconfitte in grandi vittorie, i successi britannici nel counter-insurgency sono stati molto meno brillanti di quanto Londra vorrebbe far credere. In parte proprio perché ci si è sempre troppo affidati agli autoctoni.

La capacità di condurre operazioni di peacekeeping non dovrebbe invece essere compromessa dalla cura dimagrante imposta dall’austerity, dato che si tratta, nella maggior parte dei casi, di situazioni in cui si tratta di “mantenere” la pace e non di “imporla”. E avere la fama di essere un grande esercito in queste situazioni aiuta non poco.

Sia come sia, è innegabile che nel fare scelte strategiche come questa il governo britannico effettivamente pone la sicurezza nazionale ben al centro delle sue priorità. Solo dopo vengono i diritti individuali, in quanto dipendenti pubblici a tutti gli effetti, dei soldati inglesi. Il welfare di questi ultimi è giustamente garantito, ma mai a spese della sicurezza del paese. Vi potete immaginare le conseguenze se un criterio del genere fosse mai applicato alla riduzione degli statali in Italia? 

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