Fabbrizi, l’argento che non pensa all’ipod

Fabbrizi, l’argento che non pensa all’ipod

A vederlo, sembra l’uomo della porta accanto. Quello che potrebbe gestire qualsiasi negozio e che ti dà il buongiorno quando esci dal condominio e il buonasera quando lui chiude la saracinesca e torna a casa. “Io cerco di essere abitudinario – sorride – nelle gare faccio le stesse cose che eseguo durante gli allenamenti”.

È Massimo Fabbrizi, marchigiano purosangue, nella nascita e nel dialetto. Vive a Monteprandone  (Munneprannù), dodicimila abitanti al centro del subappennino marchigiano, nell’immediato entroterra di San Benedetto del Tronto, a soli 5 km dal mare Adriatico. Ma la sua vita si divide tra San Benedetto del Tronto, Porto d’Ascoli e Cupra. I primi sono i luoghi dove è nato ed ha vissuto, il terzo dove sorge il poligono dove per tanto tempo si è allenato.

Un amore per il fucile sbocciato a sette anni. Lo portò il padre che a sua volta era stato portato dagli amici a provare qualche colpo. Beh, il padre si avvicinò alla disciplina, il figlio se ne innamorò. Trentacinque anni il prossimo 27 agosto, Massimo Fabbrizi è il re del Trap (tiro al piattello nella fossa olimpica) italiano. Lo scorso anno a Belgrado, in occasione della vittoria del suo secondo titolo di campione del mondo, ha eguagliato il record del mondo in qualificazione, oggi è stato sconfitto soltanto allo shoot off per la medaglia d’oro, ai colpi di spareggio.

Nell’ipod, che è tanto caro agli sportivi professionisti per cercare la concentrazione, non sa manco cosa c’è. “Beh, io l’accendo. Poi se la musica non mi piace vado avanti”. A vederlo così sembra quasi che sia capitato per caso nel gotha dei tiratori mondiali. Il primo titolo iridato, nel 2005, lo ha definito quello dell’incoscienza. Il 2009 è arrivato con la consapevolezza. Nel 2012 le Olimpiadi hanno regalato a Fabbrizi la fama anche per il grande pubblico che si avvicina agli sport olimpici una volta ogni quattro anni. Ed una volta terminata la sbornia a cinque cerchi non è fuori dal mondo pensare di trovarlo in qualche torrente dell’appennino. Una delle sue grandi passioni, infatti, è la pesca. Mare, fiume fa lo stesso. Ciò che importa è rilassarsi.