Portineria MilanoLumia se ne frega della Severino: «Torneremo da Provenzano»

Lumia se ne frega della Severino: «Torneremo da Provenzano»

«Paura, terrore, panico». Servono tre parole al senatore Giuseppe Lumia, componente della commissione Antimafia per il Partito Democratico, per spiegare la sua visita nel carcere di Parma al boss mafioso Bernardo Provenzano insieme con l’europarlamentare dell’Italia dei Valori Sonia Alfano. Un incontro, quello con uno dei capi storici di di Cosa Nostra, che sta scatenando polemiche nel dibattito politico e nell’opinione pubblica, a pochi giorni dalle indagini del procuratore di Palermo Antonino Ingroia sulla trattativa Stato Mafia che ha coinvolto anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Anche il ministro di Grazia e Giustizia Paola Severino ha precisato in un comunicato la regolarità degli incontri. «Già da giorni il ministero ha verificato che le relazioni di servizio nelle quali si segnalavano le peculiarità dei colloqui fossero state trasmesse all’autorità giudiziaria competente, ricevendone conferma». Secondo Lumia, quindi, il risultato della «chiaccherata» con Zu Binnu è stato solo quello di scatenare «la paura, il panico e il terrore», tra chi non vuole conoscere la verità su quello che è successo in Italia durante il periodo delle stragi all’inizio degli anni ’90. È un concetto che il senatore ha pure ribadito sul suo blog personale. «Chi ha paura della collaborazione di giustizia di boss mafiosi? Chi ha paura delle verità sulle stragi di mafia?»

Quindi senatore mi sembra di capire che tornerete da Provenzano.
Assolutamente sì, se ci sarà occasione lo faremo. Siamo parlamentari e dobbiamo svolgere a pieno il nostro lavoro per fare chiarezza sui rapporti tra la mafia e apparati deviati dello stato.

Qualcuno vi accusa di aver svolto una vostra trattativa personale.
Stupidaggini e fesserie, l’unica trattativa su cui vogliamo fare chiarezza è quella sui rapporti tra apparati dello Stato e la mafia. E deve essere fatta luce. La politica deve fare la sua parte per combattere la criminalità organizzata e fare piena luce su quella fase ancora oscura. Chi parla di trattativa personale offende chi si batte da anni contro Cosa Nostra.

Quando avete preso la decisione di fare visita a Provenzano?
Non è rilevante quando l’abbiamo presa, svolgiamo il nostro lavoro di parlamentari e di membri della commissione antimafia.

Non sarà rilevante, ma c’è chi vi accusa di aver avuto un comportamento «al limite della legge».
Sono attacchi squallidi, la legge e i regolamenti sono dalla nostra parte. Più che altro, è bastato citare un’altra legge e la possibilità per Provenzano di diventare collaboratore di giustizia per far scatenare le polemiche. Per questi esponenti politici richiamare le leggi dello Stato, come quella sui collaboratori, è un fatto eversivo. La domanda vera da fare è questa: chi ha paura di quello che potrebbe dire Bernardo Provenzano o altri boss mafiosi?

Ma c’è da fidarsi di uno che fu soprannominato u Tratturi?
Il punto non è fidarsi o non fidarsi. Provenzano è lucido e sa molte cose, poi non devo essere certo io a stabilire se sia credibile o meno. Lo Stato italiano, la giustizia, i magistrati e le istituzioni competenti, hanno tutti i mezzi per valutare l’attendibilità della parole di un collaboratore di giustizia.

Secondo lei il boss lo farà?
Non lo so, il punto è che la collaborazione di una persona come Provenzano deve essere valutata e presa in considerazione con il massimo rigore possibile dalle istituzioni. 

Avete parlato con i magistrati di Palermo, con il pm Antonino Ingroia?
Ai nostri incontri è presente la polizia penitenziaria. Tutto avviene nel massimo rispetto della legge. La magistratura è informata su tutto il colloquio che viene registrato.

Non è casuale la vostra visita a poche settimane di distanza dalla polemiche per le intercettazioni su Napolitano? Qualcuno vi accusa anche di questo.
Altre fesserie, noi lo ripeto vogliamo solo fare luce su quel periodo e Provenzano potrebbe aiutare a capire le zone grigie che circondano ancora adesso le stragi di mafia.

È vero che avete parlato in dialetto lei e Provenzano?
Due battute, solo due battute.

Ma chi ha paura di quello che potrebbe dire il boss?
Gli apparati dello stato deviati che fanno di tutto per non far conoscere verità su quegli anni. 

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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