“Ora basta, tetto a 1.300 euro per gli stipendi dei politici”

“Ora basta, tetto a 1.300 euro per gli stipendi dei politici”

MADRID – Marinaleda è un paese di 2.700 abitanti in provincia di Siviglia, il cui sindaco, Juan Manuel Sánchez Gordillo, è diventato un caso mediatico mondiale in seguito ad un esproprio di alimenti in un supermercato. I primi di agosto, in compagnia di una trentina di sindacalisti, il sindaco ha preso d’assalto una sede della più famosa catena di distribuzione spagnola, riempiendo i carrelli di riso, pasta, latte, olio e zucchero, per donarli a una Ong locale. Poche ore dopo, in un altro paese della provincia, duecento disoccupati del settore agricolo hanno ripetuto l’azione, ma l’intervento della polizia ha bloccato l’intento e arrestato numerosi partecipanti. Nel frattempo proseguono in tutta la regione le marce dei lavoratori del Sat, il sindacato a cui appartiene Sánchez Gordillo, con azioni a sorpresa, come l’occupazione dei giardini del Palazzo di Moratalla alle porte di Cordoba, in protesta contro la politica economica del Governo.

Si tratta, com’è evidente, di gesti ampiamente dimostrativi che hanno suscitato l’improvvisa attenzione nei confronti di un paesino, già ribattezzato nel 2009 dal New York Times come l’enclave comunista spagnola. Perché nella Spagna della disoccupazione più alta d’Europa, con punte del 35% proprio in Andalusia, in cui la proprietà di una casa si è trasformata in un incubo per buona parte della popolazione, a Marinaleda si registra la piena occupazione e un’abitazione costa quindici euro al mese. Com’è possibile? Frutto di anni di cooperativismo sociale, secondo i suoi difensori, o di un’abile messa in scena ampiamente finanziata da fondi pubblici, secondo i suoi numerosissimi detrattori. La figura di Sánchez Gordillo, sindaco da trentatré anni, divide anche il suo partito, Izquierda Unida, che dallo scorso maggio fa parte di un governo di coalizione in Andalusia. Nel parlamento regionale, inoltre, egli occupa un seggio da deputato. Linkiesta lo ha intervistato, per cercare di capire come vanno le cose a Marinaleda.

Come racconta il documentario Marinaleda. El sueño de una tierra, la prima occupazione risale al 1980. Com’era l’Andalusia allora per i contadini?
L’Andalusia era una regione poco sviluppata per la maggior parte dei suoi abitanti e miserabile per i suoi numerosi braccianti. Il latifondo dell’aristocrazia era ancora la norma e i contadini vivevano in condizioni sconosciute nel resto dell’Europa. Negli anni sessanta la metà degli abitanti di paesi come Marinaleda era emigrata verso l’industria di Barcellona.

Quali passi avete fatto per cambiare la situazione?
Dopo la fine del Franchismo ci siamo organizzati per reclamare la proprietà delle terre attorno al Municipio, allora proprietà del Ducato dell’Infantado. Scioperi della fame, occupazioni degli aeroporti di Malaga e Siviglia e persino del Banco de España a Madrid. Così siamo riusciti a farci ascoltare e a metà degli anni ottanta abbiamo occupato 1200 ettari della proprietà detta El Humoso. Nel 1991 abbiamo ottenuto la concessione delle terre.

C’è chi sostiene con malizia che la concessione dei terreni, a ridosso dell’Expo di Siviglia del 1992, sia stato un modo per non aver problemi di fronte all’opinione pubblica mondiale.
La vergogna era che in Andalusia gli eredi dei grandi latifondisti che appoggiarono il Franchismo sfruttassero la gente alla fine del XX secolo. E ancora oggi molti di questi privilegi esistono, chiediglielo alla Duchessa de Alba.

Il vostro obiettivo era l’autoconsumo?
Inizialmente eravamo solo contadini ma in poco tempo abbiamo capito che dovevamo crescere e quindi è nata l’industria locale autogestita per la lavorazione dei nostri prodotti. Oggi lavorano circa 300 persone nei campi e 100 nell’industria alimentare. L’insieme delle due attività ha dato vita alla Cooperativa Humar – Marinaleda S.C.A.

Come funziona oggi?
Ci occupiamo di tutti i passaggi della catena, dalla produzione alla distribuzione, e abbiamo tutti i certificati stabiliti da Bruxelles sulla tracciabilità dei prodotti. Abbiamo anche delle serre, produciamo olio, e abbiamo esteso il campo all’allevamento caprino.

Su quali canali di vendita vi appoggiate?
Si può comprare tutto su internet.

Pagando come?
Con carta di credito e pay pal. Se mi fa notare la contraddizione, io le rispondo che qui la gente non vive d’aria e che siamo coscienti del sistema in cui viviamo.

Sanchez al cancello del latifondo del duca di Moratalla, membro della famiglia reale (Afp)

Quali sono le condizioni di lavoro e i salari?
L’orario di lavoro è di 35 ore settimanali e lo stipendio di 1200 euro al mese per tutti.

L’assalto alla grande distribuzione è stata casuale o voleva esprimere un messaggio?
Il messaggio è che molta gente non ha da mangiare e che se si vogliono evitare assalti continui, il Governo farebbe meglio a riconoscere che la grande distribuzione butta via enormi quantità di cibo scaduto per mantenere alti i prezzi e i propri benefici. Quello che abbiamo preso corrisponde forse all’1% di quanto si getta ogni giorno.

Chi critica il vostro modello sostiene che l’80% delle entrate di Marinaleda sono il frutto delle sovvenzioni regionali, in condizioni migliori di quelle di paesi in analoghe condizioni. Come spiega questo trattamento?
Sono accuse false, noi viviamo del nostro lavoro e con le risorse che riceviamo, come tutti gli altri, garantiamo case e servizi per tutti. A Marinaleda l’asilo nido costa 12 euro al mese e la casa, che può essere ereditata ma mai venduta, 15. Così non si genera speculazione. Non è colpa nostra se altrove tutto diventa merce.

Pensa che il modello di Marinaleda sia esportabile a contesti più grandi?
Il Venezuela è un posto in cui si sta cercando di fare cose di cui non si è preoccupato mai nessuno. Ci aveva provato Allende in modo legale e sappiamo come è finita. Chávez prende una via forse più criticabile, ma intanto per la prima volta si costruiscono case alla portata della gente povera e l’agricoltura riceve un trattamento dignitoso.

C’è chi l’accusa di essersi insediato al potere con un eccesso di protagonismo e di beneficiarsi di diversi stipendi, tra cui quello di deputato regionale. Come risponde?
Molto semplicemente. Come sindaco di Marinaleda, alla pari di tutti i consiglieri, non percepisco neanche un euro. Come deputato regionale guadagno 3.000 euro al mese, di cui me ne restano 1.200. Mille li do direttamente al mio partito, Izquierda Unida, e 800 a varie associazioni e Ong. Vivo in una casa normale e non ho una macchina, non per vantarmi, ma perché mi sembra l’unico modo decente di vivere per un politico.

                Un momento della marcia guidata da Sanchez          

Il Partito Socialista ha preso le distanze dalle sue azioni e anche il suo Partito, Izquierda Unida, è diviso al riguardo. Come interpreta la loro posizione?
Molti di loro vivono in una villa con piscina e da tempo hanno perso il contatto con la realtà.

Che cosa propone per un miglior funzionamento dello Stato nel suo complesso?
Maggiore austerità e solidarietà. Lancio una sfida a tutti i partiti spagnoli: il tetto massimo dello stipendio di qualsiasi deputato o membro del Governo dev’essere di 1.300 euro. Allo stesso modo chi occupa dei posti chiave del sistema economico e finanziario non può vivere venti volte meglio della gente comune. Si perde il contatto con la realtà. Noi vogliamo uno sviluppo che serva a tutti, che dia lavoro e ridistribuisca le risorse in modo equo.

La accusano di populismo.
Le ingiustizie mondiali che provocano fame e miseria sono una forma di terrorismo. Dovremmo chiamare le cose col proprio nome, poi vediamo chi è il populista.