Mi consentoCaro Monti, ma lei di criminalità non parla mai?

Caro Monti, ma lei di criminalità non parla mai?

È in momenti come questo che avverti forte sulla pelle la primazia della politica, la mancanza di un progetto o di una leadership che sappia spalancare le finestre, entrare in casa e dirti qualcosa. Sia pure solo che la situazione è grave, o che invece presto si provvederà. Ma qualcosa. Perché la vita, la vita di un Paese non è solo spread, non può essere solo spread, pil, vertici tecnici di Bruxelles. La vita di un Paese, anzi di una nazione, è merda e sangue. E quando il sangue lo trovi in terra al centro di Milano, via Muratori, alle otto della sera, con mamma e papà che non ci sono più mentre una bambina piange disperata, vuol dire che qualcuno deve intervenire. E se questo qualcuno è il presidente del Consiglio ha il dovere di farlo.

È un tecnico, si dirà. E non c’è dubbio. È venuto per curare una malattia specifica e, esami diagnostici alla mano, a questo punto si può dire che la cura sia riuscita. O quantomeno che la fase acuta sia alle spalle. Le transaminasi sono buone, così il colesterolo, magari i globuli bianchi sono ancora bassi. Però il paziente in sala rianimazione non c’è più.

Ma un paziente, in questo caso l’Italia, in sala rianimazione può entrarci per svariate patologie. Non solo quelle curate dal governo Monti. E in questi giorni la criminalità, organizzata e non, è tornata a sconvolgere le nostre vite. A Napoli, quartiere Scampia, con la recrudescenza di una faida in passato lungamente e nobilmente raccontata. E a Milano appunto, in pieno centro.

E d’improvviso ci accorgiamo che lei, presidente Monti, in questi mesi non ha praticamente mai detto una parola che fosse una sulla criminalità, organizzata e non. Che pure, quantomeno in termini economici, vale tanto. Ed è un cancro di cui ci accorgiamo solo quando qualche cellula impazzisce e il sangue schizza sulle nostre case o sulle nostre strade. Eppure, misteriosamente, lei non cita mai la mafia, la camorra, la ’ndrangheta come emergenze nazionali.

Per non parlare del tema che da mesi sta dividendo l’opinione pubblica italiana. Un tema mica da ridere: ci si chiede se, dopo gli attentati a Falcone e Borsellino, lo Stato italiano abbai intavolato o meno una trattativa con la mafia. Roba da far tremare le vene ai polsi. Uno scontro violentissimo che non ha risparmiato e in cui non si è risparmiato nemmeno il presidente della Repubblica. Lei, professor Monti, invece ha sempre sorvolato come se nulla fosse. Tranne una dichiarazione in difesa di Napolitano sulle intercettazioni. Un po’ poco, ci consenta.

Probabilmente è vero, come ha detto lei, che i governi che verranno dovranno vere interiorizzato il concetto che senza Bruxelles non si governa. Certo, fa un po’ impressione, come se gli Stati avessero perduto la loro sovranità nazionale. Ma uno Stato, una nazione, è anche altro, è anche coesione, spirito patriottico, senso della collettività. E si resta smarriti quando la vita quotidiana viene così brutalmente investita dalla violenza. Si avverte il bisogno di sapere che c’è qualcuno che ci sta lavorando. Sembrerà banale, ma non si vive e non si governa di solo spread. E non vorremmo, un domani, aver bisogno di un nuovo governo tecnico. Stavolta però con alla guida un uomo dalle caratteristiche di Serpico.