Inizia la scuola. E una mamma che lavora può solo essere un’eroina

Inizia la scuola. E una mamma che lavora può solo essere un’eroina

Qual è lo spread di una mamma italiana, nel mio caso “anche” napoletana? Basta paragonare il calendario scolastico europeo al nostro e salta subito agli occhi che lo spread è schizzato da tempo a livello insostenibile. In Italia, le scuole riaprono quasi tutte questa settimana, tra il 10 (oggi) e il 14 settembre: solo in Alto Adige i bambini sono tornati tra i banchi già lunedì scorso. In Europa, siamo tra i più ritardatari a riaprire i battenti degli istituti.

In quasi tutti i Paesi europei, gli studenti tornano a scuola la prima settimana di settembre. Ci sono poi dei casi eccezionali: in Germania e in Ungheria le scuole riaprono il 1° agosto, in Danimarca il 17, in Finlandia tra il 9 e il 16 agosto; in tutti e quattro questi paesi, le vacanze sono diluite nel corso dell’anno, in modo da alleggerire il carico a studenti, genitori e professori. E da noi? A Napoli la maggior parte delle scuole private riapre oggi. Quelle pubbliche tra il 13 ed il 14.

Ho due bambini piccoli, uno iscritto alla scuola dell’infanzia, l’altro che andrà in prima elementare: il più piccolo inizia giovedì, il più grande, venerdì. La scuola elementare di mio figlio mi ha chiamata venerdì scorso per avvisarmi che oggi ci sarà una riunione in cui mi saranno presentati i docenti e mi sarà detto in che sezione è stato iscritto mio figlio. Me l’hanno comunicato con due soli giorni di anticipo. A tutt’oggi, non so ancora in quali giorni mio figlio sarà a scuola, se frequenterà tutti i giorni, né per quante ore. Ciò vuol dire, per me che lavoro, che ancora non so quale carico lavorativo potrò assumermi, dovendo prendermi cura dei miei figli in assenza di qualcuno che lo faccia (gratis) al posto mio. Non so ancora che tipo di grembiule sarà richiesto a mio figlio che va alle elementari, né la dotazione di materiale scolastico a cui mi chiederanno di provvedere (in alcune scuole napoletane le mamme sono chiamate a fornire i propri figli anche di carta igienica).

Per i miei figli ho scelto il tempo prolungato che oggi, a Napoli, è diventato quasi un lusso. Dall’anno scorso, diverse scuole elementari hanno eliminato la possibilità del tempo prolungato, rendendo frenetica la corsa alle iscrizioni negli istituti che ancora lo consentono e aprendo la strada a raccomandazioni e magagne per far entrare negli istituti anche gli alunni fuori platea.

Quali e quanti sono i problemi, i costi, la tipologia di vita e di lavoro in casa di una donna con figli in assenza della scuola? Da una settimana, dopo aver preso un mese di “ferie forzate” per stare con i miei figli, ho ripreso a lavorare con loro in casa. Mi sveglio alle 6, per recuperare due ore di lavoro prima che si sveglino. Ci metto un’ora per far fare loro colazione, poi li intrattengo a singhiozzo mentre lavoro davanti al pc, con “Peppa Pig” nelle orecchie. Tra un bisognino, un bidet, una merenda, e la preparazione del pranzo, si fanno le 13. Dopo pranzo li “costringo” al sonnellino pomeridiano per fare almeno due telefonate di lavoro. Quando, alle 16, arriva mia madre in soccorso, posso dedicarmi a due ore di lavoro di filato. Si fa sera e li preparo per la cena. Mentre mio marito si diletta con loro in giochi da maschi e li porta a dormire recupero altro tempo per lavorare. In una giornata ho fatto quasi tutto male, ho perso almeno sei ore di lavoro, una discreta porzione di stipendio, e molti minuti di vita. Mi addormento dopo aver contato davanti allo specchio i capelli bianchi moltiplicatisi per lo stress.

E tra pochi giorni c’è la scuola. A tempo ridotto, per l’assenza di refezione scolastica, che partirà a metà ottobre. Intanto? Fino a metà ottobre le mamme non lavorano? Sono una libera professionista, e sono “fortunata”. Come fanno le mamme lavoratrici dipendenti? Chi firmerà i loro permessi, le loro ferie, le loro malattie, quelle che dovranno prendere per stare a casa con i propri figli in assenza di nonne al seguito o personale specializzato a pagamento?

Oggi una donna non è messa in condizioni oggettive di lavorare: non ci sono servizi di supporto per i bambini, servizi pubblici che prevedano un obolo ridotto, a partire dalla scuola, che resta chiusa per tempi troppo lunghi.

Esistono scuole, a Roma per esempio, dove si fa una sorta di pre-inserimento a partire dal 1° settembre. Paghi un tot, minimo, però almeno i bambini iniziano ad ambientarsi e poi vanno a pieno regime. E tu mamma puoi riprendere la tua vita e il tuo lavoro. Qui da noi il nulla, come se non esistessero né le donne né i bambini. È come dire alle donne di restare a casa a fare la calza. Uguale.

Le scuole elementari e le medie sono quasi sempre aperte, anche ad agosto, per pulizie, iscrizioni e altri passaggi burocratici. Che senso ha tenere aperta una scuola senza la presenza del suo fulcro, ovvero i bambini? Gli insegnanti delle scuole elementari sono tornati al lavoro già da una settimana: perché le aule sono vuote? Qual è la logica del non iniziare le scuole almeno la prima settimana di settembre?

Quanto costa all’economia italiana una donna che fa tutto a mezzo servizio? Una donna mezza mamma, mezza lavoratrice e mezza moglie? E quanto costa a noi uno Stato come il nostro, sempre più etico e meno liberista, che dà suggerimenti sugli stili di vita e propone tasse sulle bollicine per la lotta all’obesità, mentre non si pone il problema di una mamma diseconomica, costretta a fare mille cose insieme e destinata, quasi con certezza, a farle tutte male?

Un paese come il nostro si può permettere di rinunciare al contributo delle donne all’economia nazionale? Ministro Profumo, risponda a noi mamme. Non se ne chiami fuori, come fece Ponzio Pilato quando Erode mandò Gesù al suo cospetto.
 

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