La mia azienda salvata dai mercati esteri che pagano puntuali

La mia azienda salvata dai mercati esteri che pagano puntuali

CASALSERUGO (Padova) – Quando l’alluvione del 2 novembre 2010 sommerge mezzo Veneto, Gianmaria Sartorato – titolare 41enne della Refractories Services, impresa artigiana che produce materiali refrattari per forni industriali in provincia di Padova – si trova all’Ilva di Taranto per lavoro. Fino all’una di notte di quella giornata sembrava tutto tranquillo. Poi, alle cinque di mattina, la moglie gli telefona in lacrime: il fiume Bacchiglione è esondato, l’acqua è dappertutto. Sartorato si precipita a Casalserugo, e quando arriva davanti ai cancelli dell’azienda-abitazione, in cui lui e la sua famiglia hanno da poco traslocato, si trova con le gambe completamente immerse nell’acqua.

«Tutti gli sforzi fatti nei mesi precedenti erano stati improvvisamente resi vani da quella calamità – ricorda l’imprenditore sulla rivista Intraprendere – . Nel frattempo alcuni operai e mia moglie avevano retto delle barriere con i nostri stessi materiali refrattari, riuscendo così a tenere fuori l’acqua. Ho trascorso due giorni e due notti dentro la mia azienda per terminare le operazioni di prosciugamento dell’acqua e del fango, per recuperare i documenti allagati, per pulire i mobili». Nonostante i danni per 60mila euro, l’azienda viene riaperta già nel dicembre dello stesso anno.

La storia della Refractories Services inizia nel 1996, quando Sartorato succede al padre (venuto a mancare prematuramente) nella guida dell’azienda. Il passaggio generazionale, seppur forzato, è relativamente indolore: «Mio padre mi inseriva in tutti i ragionamenti che faceva, anche quando io ero dipendente e lui era in società con altri. Mi coinvolgeva nelle scelte e nelle decisioni. Mi portava anche davanti ai clienti, negli stabilimenti. Mi ha educato alla cultura aziendale, a prendermi le mie responsabilità. Questo è un lavoro in cui bisogna decidere, e subito». Fino al 2009, «tra alti e bassi», tutto sembra andare per il meglio. Poi, con l’avvento della crisi, le commesse calano vertiginosamente e i pagamenti arrivano sempre più in ritardo – o non arrivano per nulla. «Abbiamo avuto un rallentamento drastico con dimezzamento del fatturato», racconta Sartorato a Linkiesta. L’impresa è costretta a tagliare il personale, che da 26 dipendenti passa ai 15 attuali. Ed è proprio quest’ultimo punto, dice l’imprenditore, «che ci ha dovuto far riflettere».

Nel 2010 Sartorato, la moglie (che tiene la contabilità dell’impresa) e le due figlie piccole si trasferiscono nella zona artigianale di Casalserugo, dove si sono fatti costruire la casa sopra magazzino e macchinari, sul vecchio modello della casa-bottega. Nel tentativo di risollevare le sorti della sua azienda, l’imprenditore decide di puntare tutto sull’estero. «Negli anni scorsi abbiamo lavorato un po’ dappertutto – spiega Sartorato – Nigeria, Camerun, Bielorussia, Spagna, Francia, Belgio, Germania, Turchia, India, Cina, Arabia Saudita, Repubblica Ceca, Stati Uniti e altri paesi ancora. Oggi siamo ad un buon 50% di volume di affari con l’estero, mentre prima del 2009 eravamo solo al 10%». E se non si fosse cominciato a rivolgere ai mercati stranieri? «In questo momento ci sarebbe stato da mettere in discussione tutto, anche l’azienda stessa. A Padova, ad esempio, che cosa mi dà lavoro? La Fonderia Anselmi. Bene, e cosa fa la Fonderia Anselmi? Ogni due mesi rifà quattro forni elettrici. Che cosa vuol dire, materializzandolo in lavoro? Una giornata di lavoro. Posso tenere in piedi un’azienda che mi da quattro giorni di lavoro ogni due mesi?»

Tuttavia, non si è trattato di un salto nel buio. «Personalmente è dal 1994 che ho rapporti con l’estero, con delle aziende anche italiane che hanno bisogno di supporto tecnico per andare all’estero a fare supervisione, assistenza, eccetera». Questa rete di contatti coltivata negli anni si è rivelata decisiva nel momento di maggior bisogno, soprattutto perché «lavorare con l’estero vuol dire che, normalmente, quando rientro vengo pagato, oppure addirittura pagato prima. L’estero reagisce in maniera diversa». L’azienda di Sartorato, come dice lui stesso, ha dunque intrapreso un percorso di «parziale internazionalizzazione» – termine molto in voga su cui l’imprenditore, però, avverte: «Non tutte le aziende lo possono fare. Fatta in gruppo ha senso, fatta in singolo ha dei costi spaventosi. A meno che tu non abbia la fortuna di entrare in certi meccanismi, come è successo a me, senza doversi affidare ad agenti o consulenti. Ti leghi con delle situazioni in cui magari ti accontenti di guadagnare un euro in meno, ma non hai da pagare nessuno. Io non ho l’obbligo di pagare nessuno».

Una recente analisi Istat sulle esportazioni delle regioni italiane ha rilevato che in Veneto, dal gennaio al giugno di quest’anno, le vendite all’estero sono cresciute dello 0,7% rispetto allo stesso periodo di un anno fa. In pratica, sono quasi ferme. È pur vero che la Regione mantiene il secondo posto tra le regioni esportatrici (13% della quota nazionale), ma il raffronto con le regioni limitrofe è impietoso. La Lombardia, ad esempio, ha guadagnato il 4,9%, incrementando il proprio peso dal 27,8% al 28%. L’Emilia Romagna è cresciuta del 5,2%, e ha raggiunto il 12,8% nel complesso nazionale, portandosi ad un passo dal Veneto.

La situazione non è idilliaca nemmeno sul versante dell’artigianato. Il presidente di Confartigianato Veneto, Giuseppe Sbalchiero, ha recentemente dichiarato al Corriere del Veneto: «La situazione dei piccoli imprenditori in questi mesi si è aggravata ed è particolarmente pesante. La nostra indagine congiunturale sull’artigianato e la piccola impresa nella prima metà del 2012, infatti, conferma i segnali di peggioramento dell’economia, accentuando le criticità emerse nel corso dell’anno precedente. Gli indicatori di performance delle imprese (produzione/domanda -5,2%, fatturato -6,2 e occupazione -0,3) mostrano infatti un significativo rallentamento rispetto ai semestri precedenti sia su base congiunturale che tendenziale». Questo andamento non può che pesare nel giudizio sull’operato dell’ultimo semestre del governo Monti. Secondo un’indagine promossa dall’associazione di categoria, due imprese artigiane venete su tre non hanno fiducia nell’esecutivo.

Nell’ultimo libro di Giovanni Costa, intitolato La sindrome del turione, il professore di Strategia d’impresa all’Università di Padova scrive: «L’asparago bianco, ottimo frutto degli orti veneti, è una pianta che fa un eccellente lavoro sotterraneo. Appena il germoglio (turione) s’irrobustisce e crepa la terra che lo copre nel tentativo di mettere fuori la testa, viene tagliato». Gianmaria Sartorato ha lavorato sottoterra per molti anni. Ma non appena ha dovuto mettere fuori la testa per sopravvivere è riuscito a non farsela tagliare, a differenza di molte altre piccole imprese venete travolte da questa congiuntura.