A New York chiudono la Borsa, ma non era tutto informatizzato?

A New York chiudono la Borsa, ma non era tutto informatizzato?

Negli ultimi 130 anni la chiusura straordinaria della Borsa di New York, per una giornata intera, è avvenuta per quattro tipi di avvenimenti. Il primo tipo, per i grandi eventi da onorare – funerali presidenziali, la fine della seconda guerra mondiale e lo sbarco sulla Luna.

Il secondo tipo si verifica, invece, quando la Borsa ha bisogno di tempo per recuperare dai problemi originati dal mercato stesso. Diversi giorni erano serviti per risolvere la “crisi di carta” del 1968, per esempio, quando il “flusso degli ordini” ha irrimediabilmente messo fine agli antiquati sistemi di archiviazione dei documenti.

La terza categoria di chiusure è in risposta alle crisi politiche, la più memorabile è quella degli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001
Infine, ci sono le condizioni atmosferiche: la grande neve del 1888, l’uragano Gloria nel 1985, e ora il “Frankenstorm” del 2012, che ha chiuso la Borsa di New York e la maggior parte delle Borse degli Stati Uniti. È strano che questa categoria esista ancora. 

Sicuramente tutte le offerte e le richieste possono essere reindirizzare ai computer della solare (si dice) Arizona. Gli operatori possono battere sulle tastiere e gridare nei telefoni da luoghi sicuri – tra cui, in teoria, da casa. Eppure le autorità, sensibilmente, non vogliono dare a nessuno, un motivo per mettere se stessi in pericolo per andare a lavorare.

Perché, nell’era di Internet e della comunicazione istantanea, è ancora così importante non andare a lavoro? Ci avevano promesso un mondo in cui potevamo lavorare da qualsiasi luogo. Eppure la maggior parte di noi restano incatenati alle proprie scrivanie. Forse la proliferazione delle comunicazioni elettroniche ci ha, paradossalmente, insegnato l’importanza di parlare “faccia a faccia”.

Una spiegazione più probabile, purtroppo, e anche difficile da dimostrare, è che lavorando tramite una connessione a internet, si è i primi a entrare in ufficio e gli ultimi ad andarsene. I telelavoratori non hanno altra scelta, che essere valutati dai risultati che producono. Quelli che temono che il loro lavoro parli da sé sono sempre in pericolo di restare fuori al freddo e sotto la pioggia.

Articolo originariamente pubblicato nella “Lex Column” del Financial Times del 30 ottobre
 

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