Portineria MilanoLa rete di Zambetti, l’assessore che citava sempre Andreotti

La rete di Zambetti, l’assessore che citava sempre Andreotti

Bisogna partire dal Plateu Royal di mare, portata di punta del ristorante Montecristo in corso Sempione, per raccontare la carriera politica di Domenico Zambetti, assessore alla Casa della Regione Lombardia e vicecoordinatore regionale del Pdl, arrestato questa mattina per voto di scambio con la ‘ndrangheta e corruzione in un’inchiesta che rischia di mettere per sempre la parola fine al mandato della giunta di Roberto Formigoni.

Mimmo, come lo chiamavano gli amici, organizzava spesso cene e pranzi al Montecristo, a due passi dalla casa che aveva comprato a prezzo calmierato dal Pio Albergo Trivulzio: questa stamattina sono venuti a prenderlo i carabinieri intorno alla sei e mezzo del mattino. E di fronte a un piatto di pesce parlava, organizzava e smistava voti politici, recuperando tessere del Popolo della Libertà o pianificando il suo consolidamento sul territorio.

Zambetti era un politico vecchia maniera, nato a Bari nel 1952 e arrivato a Milano negli anni ’70. Cresciuto nella Democrazia Cristiana, era sempre stato fedele agli insegnamenti dell’ex presidente del Consiglio e senatore a vita Giulio Andreotti, che citava spesso con amici o giornalisti: tra due ci è rimasta pure una chiacchierata del 2010 durante un convegno per Luigi Sturzo che si può vedere sul sito dello stesso assessore alla Casa.

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Amico di tutti, nemico di nessuno, Mimmo era temuto dai colleghi di partito. Sia nella Dc che poi nel Popolo della Libertà, dove era arrivato negli ultimi anni. A ogni elezione riusciva a racimolare migliaia di voti (più di 11mila alle ultime ndr) e soprattutto vantava cifre mostruose di denaro per le campagne elettorali: i suoi cartelloni tappezzavano Milano in lungo e in largo. Il suo peso politico si era fatto sentire sin dai tempi in cui faceva politica nell’hinterland, in città come Cernusco sul Naviglio o Vimercate, finite poi negli anni nel mirino delle cosche calabresi.

I magistrati della procura di Milano – a condurre le indagini è il pubblico ministero Giuseppe D’Amico, con ordinanza firmata dal gip milanese Alessandro Santangelo –hanno in mano intercettazioni ambientali tra affiliati alla ‘ndrangheta che spiegano nel dettaglio di quanto valevano i voti: 50 euro l’uno per un prezzo totale alle ultime elezioni regionali di circa 200 mila euro. Zambetti ne avrebbe rastrellati circa 4mila.

Insieme con lui è finito in manette pure Ambrogio Crespi, fratello del sondaggista Luigi, nel team comunicazione del sindaco di Roma Gianni Alemanno, ma molto amico pure di diversi politici di centrodestra o ex socialisti. Nelle indagini è coinvolto anche Vincenzo Giudice, ex consigliere comunale, padre di quella Sara Giudice di Futuro e Libertà che si era distinta per essere l’anti Nicole Minetti alle comunali del 2011.

Alcuni voti della ‘ndrangheta sarebbero finiti anche su di lei, ma in questo caso lo scambio sarebbe avvenuto con alcuni appalti in Calabria e i protagonisti non avrebbero saputo da dove arrivavano i voti. Del resto, l’ex sindaco Letizia Moratti aveva nominato Giudice al termine del suo mandato come presidente della Metro Engineering Srl, controllata della Metropolitana milanese che avrebbe consegnato proprio gli appalti a imprenditori calabresi. 

Zambetti ha ricoperto in questi anni di amministrazione regionale dei punti chiave, già finiti nel mirino delle indagini della magistratura. È stato un dirigente Asl della Città di Milano, posto di primo piano per la sanità lombarda. Era stato assessore all’Ambiente e pure presidente di commissione dello stesso settore, dove già sono rimasti scottati Franco Nicoli Cristiani, arrestato per corruzione nel 2011 ora ai domiciliari, e Massimo Ponzoni, anche lui in carcere e finito tra le maglie dell’operazione Infinito contro la ‘ndrangheta che il pm Ilda Boccassini portò avanti nel 2010.  

Non solo. Zambetti era stato assessore anche all’Artigianato, ma pure presidente della commissione per la protezione civile. Sarà un caso, ma oggi all’assessorato alla Sicurezza siede Romano La Russa, fratello dell’ex ministro della Difesa Ignazio, indagato per finanziamento illecito ai partiti nell’ambito dell’inchiesta sul caso Aler, l’ente che gestisce le case popolari.

Tra i documenti che hanno portato all’arresto di Zambetti, si è anche scoperto che l’assessore regionale avrebbe fatto assumere proprio all’Aler la figlia di uno del boss Giuseppe D’Agostino, oltre a promettere di far avere appalti alle ditte della ‘ndrangheta.

Molto amico del giornalista Gianandrea Zagato, ex portavoce del presidente della provincia Guido Podestà ed ex penna del quotidiano Il Giornale di Paolo Berlusconi,  come riporta sul suo sito ,«nel Marzo 2010 viene rieletto Consigliere Regionale. In data 23 Aprile il Presidente Roberto Formigoni lo riconferma nell’ Esecutivo regionale affidandogli la delega alla Casa».

Il governatore, che lo stimava molto, ha deputato a Twitter i primi commenti: «Ciò di cui si parla è estremamente grave», e poi ha ribadito, a margine della cerimonia di inaugurazione dell’“International Participants Meeting” alla Galleria Vittorio Emanuele di Milano: «È ovvio che a Zambetti sia già stata revocata la delega assessorile». 

@ARoldering

alessandro.darold@linkiesta.it