Lo spread è ai minimi, ma non cantiamo vittoria

Lo spread è ai minimi, ma non cantiamo vittoria

Mai così basso da sei mesi. Lo spread non fa più paura. L’Italia tira un sospiro di sollievo sui mercati obbligazionari in vista del Consiglio europeo di domani. Dai 536 punti base del 24 luglio ai 323 di oggi. Il differenziale di rendimento fra i titoli di Stato italiani a dieci anni e i corrispettivi tedeschi continua a calare. E calano anche i tassi d’interesse italiani sul mercato obbligazionario secondario. Alle 14 il rendimento del Btp a dieci anni è a quota 4,82 per cento. Lontano dal picco, vicino al 7,5%, toccato nel novembre 2011. Ma lontano anche dal livello a cui si trovava il 18 ottobre 2010, quando il Btp era negoziato sul secondario al 3,76 per cento. L’importante, spiegano fonti governative a Linkiesta, «è che per quest’ultima parte dell’anno i rendimenti calino, in modo da non aver problemi con le ultime aste di titoli di Stato». Obiettivo riuscito, anche se non per meriti italiani.

Altro che fine della crisi. «È una serie di coincidenze favorevoli», dice a Linkiesta un senior analyst di Société Générale. Infatti, sono diverse le ragioni per cui la pressione intorno all’Italia sta calando. La prima riguarda la Spagna. Oltre alla richiesta di aiuto per il sistema bancario, giunta nello scorso luglio, arriverà anche per il bailout sovrano. Non ora, bensì in novembre. O almeno queste sono le indiscrezioni che circolano negli ambienti europei. Voci confermate anche dalla stampa iberica. Come anticipato da El Mundo a fine agosto, e reiterato oggi da La Vanguardia, il premier Mariano Rajoy avrebbe trovato l’accordo informale con gli altri Stati membri per avanzare la richiesta di sostegno all’Eurogruppo che si svolgerà il prossimo 12 novembre a Bruxelles. La richiesta potrebbe avvenire anche durante l’Eurogruppo previsto per il 3 dicembre, sempre a Bruxelles. Colpa della Grecia e del rapporto della troika (Commissione Ue, Banca centrale europea, Fondo monetario internazionale), che dovrebbe arrivare in tempo per l’Eurogruppo di novembre, in vista del rilascio della prossima tranche del pacchetto di aiuti, 31,5 miliardi di euro.

Ma la Spagna ha giovato anche dell’opinione di Moody’s. Infatti l’agenzia di rating statunitense ha deciso non tagliare il rating Baa3, seppur mantenendo l’outlook negativo. Madrid rimane quindi nella fascia investment grade e non passa in quella junk. Questo ha permesso alla Spagna di non subire una serie di vendite da parte degli operatori. Il motivo è semplice: se un Paese viene declassato, un gestore di fondi potrebbe essere costretto a vendere i bond di quel Paese perché inferiori al rating minimo per il portafoglio che amministra. Secondo Morgan Stanley, per esempio, un declassamento di una o due note della Spagna da parte di Moody’s costerebbe l’esclusione dal Jpm Emu Government Bond index, l’indice dei titoli governativi dell’eurozona di J.P. Morgan, uno dei più importanti. Questa fuoriuscita costerebbe circa 12 miliardi di euro (su 61 complessivamente detenuti dagli asset manager internazionali). In altre parole, in caso di downgrade, gli operatori sarebbero costretti a vendere titoli di Stato iberici per 12 miliardi di euro. Non poco. Il taglio al rating, tuttavia, non c’è stato, anche se potrebbe esserci nei prossimi mesi, dato l’outlook negativo. «Tutto dipende da quando e come Madrid chiederà aiuto», scrive Goldman Sachs, che si allinea con il pensiero di Morgan Stanley. Per adesso, è bastato il rumor che la Spagna farà domanda per gli aiuti entro la fine dell’anno, come peraltro previsto dalla maggioranza delle banche d’affari.

Sull’onda della Spagna, l’Italia. In luglio, quando lo spread fra Btp e Bund era ben oltre i 500 punti base, si dava la colpa a Madrid. «Il contagio è in corso, e non da oggi», disse il presidente del Consiglio Mario Monti riferendosi alla Spagna. Ma dalla contaminazione negativa si è passati a quella positiva. Merito del meccanismo messo in campo dalla Banca centrale europea di Mario Draghi, le Outright monetary transaction (Omt), ovvero l’acquisto di bond governativi sul mercato secondario, e dall’attivazione dello European stability mechanism (Esm), il fondo salva-Stati da 500 miliardi di euro di potenza di fuoco. Con un assetto di questo genere, del tutto innovativo, sono diversi gli investitori che hanno assunto una posizione di attesa: vogliono capire come funzioneranno dal punto di vista operativo Esm e Omt prima di poter scegliere le loro strategie.

«La pressione sull’Italia è destinata ad aumentare dopo la richiesta di aiuti di Madrid». Non ha dubbi Bank of America-Merrill Lynch, che in una nota di alcuni giorni fa ha messo nero su bianco quanto si dice da tempo nelle sale trading. Una volta che la Spagna avrà avanzato la domanda di sostegno all’Ue, gli investitori torneranno a preoccuparsi dell’Italia. Debito a ridosso dei 2mila miliardi di euro, recessione sempre più profonda, crescente incertezza politica in vista delle elezioni, significative esigenze di rifinanziamento del debito: le premesse per un inverno caldo e una primavera all’insegna dello spread ci sono tutte. 

fabrizio.goria@linkiesta.it

Twitter: @FGoria