“Più cresce Grillo più Musumeci è presidente della Regione Sicilia”

“Più cresce Grillo più Musumeci è presidente della Regione Sicilia”

«Più cresce Grillo, e più il nostro “Nello” è presidente della regione». A Militello in Val di Catania (provincia di Catania), se chiedi di “Nello” tutti rizzano le orecchie, e sanno a chi ti riferisci. Perché di “Nello” ce n’è uno e si chiama Nello Musumeci, candidato alla presidenza della Regione per Pdl-LaDestra-Pid. “Nello” nasce e cresce a Militello, il paese dove tutt’ora è residente. Figlio di Salvatore e Ada, il piccolo “Nello” «cresce a pane e Almirante». Nel 1971 entra nella Giovane Italia, e da quel giorno farà tutta la trafila all’interno dei partiti di destra. «Era fascista, nel senso più puro e onesto del termine, quasi a sfiorare l’apologia», ricorda con affetto al quotidiano La Sicilia Giovanni Burtone, oggi parlamentare del Pd. «Lo conobbi all’asilo – continua Burtone con La Sicilia – i bambini di Paese giocavano assieme senza barriere ideologiche. Poi la politica ci ha divisi. Ma gli riconosco coerenza nelle idee e la lealtà da avversario». Qualità che ancora oggi gli riconoscono in tanti, e che hanno contraddistinto la sua carriera politica. «La coerenza è stata sempre il suo forte», confida oggi a Linkiesta l’avvocato Enzo Trantino, compagno di partito e amico da sempre di Musumeci.

La carriera politica nelle istituzioni di Musumeci inizia ufficialmente all’età di 20 anni quando viene eletto per la prima volta consigliere comunale di Militello. «Fin dalle prime sedute si riconosce la stoffa di questo ragazzo, già a quel tempo pizzomunito», racconta a Linkiesta un consigliere comunale di quel tempo. Nel frattempo diventa giornalista pubblicista, entra in banca, «ma il bancario lo farà poco o niente».

La “passionaccia” per la politica segnerà la sua vita. A 32 anni scala i ranghi all’interno dell’Movimento sociale italiano, diventando segretario provinciale del partito. E nel 1994, in occasione delle elezioni provinciali di Catania, siamo nel bel mezzo della “primavera dei sindaci”, Leoluca Orlando è sindaco a Palermo ed Enzo Bianco a Catania, viene eletto a furor di popolo presidente della Provincia. Un risultato straordinario «perché è stato il primo grande ente conquistato dalla destra quando ancora era Msi». «Credo di poter dire che la Provincia di Catania è stata da me inventata», spiegò Musumeci al Secolo d’Italia nell’aprile del 2003. L’incarico di presidente della Provincia lo ricopre fino al 2003, essendo rieletto nel 1998 con un risultato spaventoso: il 70% dei consensi. «Quando fui rieletto alla provincia di Catania per il secondo mandato nel 1998 mi chiamò Berlusconi per congratularsi».

All’interno di Alleanza nazionale, anche per i risultati che ottiene, è molto stimato dallo stato maggiore di via della Scrofa, e anima la corrente della Destra sociale di Gianni Alemanno e Francesco Storace. Ma nel 2001 succede qualcosa che segnerà il suo rapporto con Gianfranco Fini. In occasione delle regionali siciliane, raccontano a Linkiesta, «Fini avrebbe potuto insistere e far convergere il centrodestra su Musumeci come candidato alla presidente della Regione. Ma alle Europee del 1999 Nello prese 50 mila preferenze in più rispetto a Fini. Ciò infastidì Fini e gettò tutto sul rancore nei confronti di Nello. E gli preferirono Cuffaro». Musumeci incassò il colpo, e continuò a macinare consensi e a fare il proprio dovere da presidente della provincia.

Ma nel 2005 avvenne lo strappo definitivo fra Musumeci e Alleanza nazionale. «Nello si batteva per la regionalizzazione del partito, e Fini si oppose». «La richiesta che io faccio è quella di dare autonomia organizzativa ad An in Sicilia con l’elezione del cordinatore regionale da parte della base e con il compito di selezionare la classe dirigente». La richiesta non fu accolta, e Musumeci inviò una lunga lettera al presidente di An Gianfranco Fini: «Ho scritto e spedito oggi stesso una lettera al presidente Fini per dire che le dimissioni da An sono irrevocabili ed escludo fin da ora che non possono rientrare». Parole nette che segnarono la fine del rapporto fra Fini e Musumeci. Da quel giorno, spiegano a Linkiesta, «Fini e Nello si ignorano vicendevolmente non so neanche se si salutano». E Fini oggi ci scherza anche sù: «Musumeci, chi?».

Nel settembre del 2005, Musumeci lancia un nuovo soggetto politico “Alleanza Sicilia”, «che nasce trasversalmente e vuole essere, almeno per ora, la coscienza critica dei partiti della Casa della libertà». Un soggetto che non si alleerà con la coalizione di centrodestra alle politiche del 2005, e farà vincere Romano Prodi. E anche questa volta la colpa è di Gianfranco Fini, come rivelerà Musumeci al Giornale nel 2010: «Me lo disse Berlusconi a Palazzo Grazioli, una volta pranzai con lui: “Musumeci siediti di fronte a me perché se non avessi ascoltato altri… – non avrei consegnato l’Italia a Prodi”. Tutto in effetti sembrava fatto, nel 2006, poi mi chiamò Cicchitto e mi spiegò che Fini aveva posto il veto su di me. Noi prendemmo 36 mila voti, e Berlusconi perse 24 mila voti».

Nel 2008 solito cliché. Alleanza siciliana confluisce all’interno de La Destra di Francesco Storace. Berlusconi dà la benedizione, vuole “i destri” dalla sua parte. Ma anche questa volta Fini costringe Berlusconi a non fare entrare in coalizione gli ex “compagni” di partito. Tuttavia nel 2010 nell’ultimo scorcio di legislatura Berlusconi nomina Nello Musumeci sottosegretario al Lavoro e alle politiche sociali.

Oggi “Nello” è candidato alla presidenza della regione per Pdl-LaDestra-Pid. Fini non è più con Berlusconi, il Pdl è ai minimi storici, e “Nello” potrebbe comunque farcela. Musumeci, chi lo conosce, lo definisce un “solista”, «un grande catalizzatore di voti». E poi va sempre ricordato il giorno in cui Berlusconi andò a Catania per chiudere la campagna elettorale di Scapagnini. A Musumeci toccò parlare prima del Cavaliere, il quale ascoltandolo commentò: «Ma questo qui, dove l’avete tenuto nascosto finora?».
 

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