Portineria MilanoFinmeccanica, “il farfallone”, la colombiana e la tangente in “contanti”

Finmeccanica, “il farfallone”, la colombiana e la tangente in “contanti”

«Paolo.. se non fosse stato un farfallone, era il suo mestiere». Guido Ralph Haschke, l’intermediario di Finmeccanica indagato per riciclaggio nella vicenda della presunta tangente per la commessa di 12 elicotteri in India, lo aveva capito già lo scorso aprile che per Paolo Pozzessere, ex direttore commerciale dell’azienda di piazza Montegrappa e responsabile per gli affari all’estero, le cose si sarebbero messe male. Di quei 51 milioni di euro al centro dell’inchiesta, su cui sta indagando la magistratura, ora vuole vederci chiaro pure il governo dell’India, mentre in Italia la politica, in particolare la Lega Nord tirata in ballo dalla gola profonda Lorenzo Borgogni, è in attesa di novità dalla procura di Busto Arsizio. 

Di quella storia Haschke ne aveva parlato in una macchina piena di cimici messe dai carabinieri del Noe di Roma insieme con gli altri due indagati Carlo Gerosa, suo socio, e Luciano Fava, consulente di Agusta Westland. Del resto, la scorsa primavera, correvano giorni intensi per Finmeccanica, travolta dagli scandali per le presunte «commesse» gonfiate in India, a Panama e in Brasile, con il faccendiere Valter Lavitola già in carcere da mesi. Il 17 aprile i tre avevano cercato di fare il punto su una situazione che stava diventando sempre più incandescente, tanto infuocata che appena sette giorni dopo, il 24 aprile, l’amministratore delegato Giuseppe Orsi sarà indagato dalla magistratura.

Così nell’Audi A6 era stato Haschke a introdurre il tema «Paolo», uno a cui Piefrancesco Guarguaglini, ex numero uno del gruppo, aveva affiancato Lavitola su ordine del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi per le commesse di Panama. Stesso Berlusconi che aveva portato dentro il colosso della Difesa pure Debbie Castaneda, la modella colombiana che aveva ricevuto consulenze per portare avanti le trattative commerciali di Finmeccanica in Colombia, grazie alla sua società Wdc Connections.

Pozzessere, a metà del 2011, come ha ricostruito il Fatto Quotidiano, aveva cercato di non rinnovarle il contratto, ma anche allora era intervenuto Il Cavaliere, appena prima dell’esplosione degli scandali e delle inchieste: telefonate sbagliate, soffiate sulle indagini, per l’ex direttore commerciale ora in carcere a Poggioreale fu un periodo difficile che terminò con il trasferimento in Russia. Sempre Pozzessere, secondo alcune telefonate pubblicate da Dagospia, aveva ormai un rapporto molto intenso con la Castaneda, tanto da invitarla in vacanza a Miami. 

Ecco, nell’aprile del 2012, come ne parlavano Haschke, il suo socio Gerosa e Fava.
Haschke: «Paolo se non era così farfallone, era il suo mestiere».

Fava: «Eh, questo è vero, però, io Paolo l’ho visto spesso, negli ultimi tempi in Russia».
H:«Eh»
F: « E Paolo sì è perfettamente reso conto che…»
H: «Ha annusato».

F: «…ha fatto degli errori terribili per una donna».
H: «Eh., certo».
F: «Cioè, lei pareva»
H: «La Colombiana?»
F: «Lei pareva la dea. Quella donna…. quella donna ha tutto. E’ bella, è eccitante, è sexy, è divertente; è furba c’ha tutto e perdere la testa per quella donna è la cosa più facile del mondo. Per Paolo è stato ancora più facile».
H: «Era già predisposto»
F: «Eh sì»
Gerosa: «Non presentatela a Guido!»

H: «Per carità di Dio ne ho avuto già abbastanza delle mie».
F: «E però, però Paolo almeno fino adesso, ne.è uscito pulito…
H: «Uhm….Uhm
»
F: «..facendo un gesto che…
»
H: «Che ha fatto solo lui»
F: «…che’ha fatto solo lui. Adesso se ne andrà, se ne andrà a Mosca, di lavoro ce n’è relativamente».  

Tornando a oggi le indagini, come già scritto, continuano. E anche in India la situazione sta diventano preoccupante.  Dopo le procure italiane, ora anche il governo indiano ha acceso un faro sulla vicenda della presunta tangente da 51 milioni di euro che sarebbe stata pagata da AgustaWestland, attraverso alcuni intermediari, nell’ambito del contratto per la fornitura al ministero della difesa indiano di 12 elicotteri Aw 101, siglato nel febbraio del 2010.

L’ambasciatore italiano a Nuova Delhi, Giacomo Sanfelice, è  stato ricevuto mercoledì mattina dal ministero degli Esteri indiano: obiettivo dell’incontro, ha confermato il portavoce del governo Syed Akbaruddin, un “colloquio” proprio sull’affare degli elicotteri. Nell’occasione, le autorità indiane hanno anche consegnato al diplomatico un promemoria con cui si chiede a Roma di condividere le informazioni a disposizione dell’Italia sulle presunte tangenti. 

Tutto ruota sempre intorno a Haschke e ai «buoni uffici» con cui aveva convinto il governo di Nuova Delhi a comprare i 12 elicotteri da Agusta. Nella sua casa di Lugano, prima dell’estate, gli inquirenti hanno trovato una lettera che rivelerebbe come a fronte «di 5 milioni di dollari di tangente, richiesti dal Brig. (Generale) indiano, responsabile del team tecnico di valutazione dei requisiti tecnici e dei collaudi e prove degli elicotteri, costituenti lo 0,5 % dell’importo della commessa di 556.000,00 milioni di euro» si sarebbe poi arrivati all’aggiudicazione della gara.

Del resto, che Haschke e Gerosa, ex soci della Gadit, società svizzera ora in liquidazione, avessero capito che la situazione si stava mettendo male pure per loro sei mesi fa, lo si capisce da una intercettazione del 3 marzo del 2012, quando i due parlano proprio della «tangente» indiana e di come i magistrati avrebbero potuto risalire a loro. 

Gerosa: «…Iì non c’è veramente nessun collegamento, perché insomma … in contanti».
Haschke: «Appunto, quindi non potranno, non potrà mai essere provata la corruzione. Potranno dire che hanno pagato molto cara l’ingegneria, che non è neanche poi particolarmente cara, ma non potranno mai dire che c’è stata corruzione. La sostanza poi è quella, eh».
G: «Si. l famosi Sherlock Holmes eccetera, eccetera, che deve esserci che la giuria o i giudici ci deve essere il ragionevole convincimento che c’è stata corruzione. Dopodiché non vedono la prova fisica di quanto è stato dato e a chi»
H: «Io non sono un avvocato, però, cioè, uno deve dimostrare se uno ha ammazzato qualcuno, non basta che cioè, sennò lì c’é il cadavere, come cazzo fa a fai a dimostrare…».

G: «Quando trovi il terriccio, della brughiera».
H: «Ho capito, ma se non c’è il morto, né il corrotto, né il corruttore, cioè, ci deve essere un corpo del reato da qualche parte»
G.: «E allora ci dica, li ha intascati lei i soldi, dove li ha messi?»
(Gerosa scrivono i carabinieri del Noe, simula la parte di un giudice e di un’eventuale domanda che potrebbero porre ad Haschke)
 H: «Eh, li ho intascati io, son cazzi miei dove li ho messi, non ho pagato nessuno».
G: «Si, però dove li ha messi?»
H.: «Me li sono sparati in ballerine e champagne».

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