Israele sì, Italia no: ecco dove le startup funzionano davvero

Israele sì, Italia no: ecco dove le startup funzionano davvero

Silicon Valley e Boston si guardino le spalle. I tempi del monopolio tecnologico e digitale stanno per finire. Sono sempre di più, negli ultimi anni, le città – americane e non solo – che stanno dando del filo da torcere agli eco-sistemi “storici” dell’IT. A riverarlo è un report realizzato da Startup Genome, progetto glocal dall’ambizioso slogan “Cracking the code of innovation”, che vuole fornire strumenti in grado di mappare i dati delle comunità di startup dislocate in tutto il mondo.

“In passato tutte le startup più importanti nascevano all’interno degli stessi 3-4 ambienti digitali. Ora, però, questa tendenza sembra essere giunta al termine”, si legge nell’introduzione del report. “In concomitanza con l’esplosione globale dell’imprenditoria, c’è stata un’esplosione nella crescita degli ecosistemi startup attorno al mondo”. Il rapporto è stato realizzato confrontando i dati raccolti negli ultimi mesi da oltre 50mila startup, attraverso il progetto Startup Compass.

Il documento, scaricabile gratuitamente dal sito di Startup Genome, analizza e classifica le numerose realtà internazionali secondo aspetti complementari ma differenti: dalla tipologia degli impiegati alla performance economica delle aziende, dalla quantità degli investimenti alla qualità delle proposte , dalla differenziazione del mercato alla tipologia di linguaggio di programmazione utilizzato. Il risultato è una lista dei venti ecosistemi più funzionali (e funzionanti) del mondo.

Nella lista prevalgono ancora, come prevedibile, gli Stati Uniti (sono sei le località americane in lista), mentre il Canada conferma la sua grande crescita, con tre città nella top 20 (Toronto, Vancouver e l’outsider Waterloo). Melbourne e Sydney sono le uniche due rappresentati australiane. Il resto spazia da un lato all’altro del mondo: San Paolo in Brasile, Singapore, Santiago in Cile, Bangalore in India. L’Europa vanta quattro rappresentanti: Londra, la più quotata, ma anche Berlino, Parigi e Mosca.

La Silicon Valley si conferma l’area più fertile al mondo, ideale per piantare le radici della propria startup. A tallonarla, però, c’è l’israeliana Tel Aviv, che può vantare “un sistema di finanziamenti molto sviluppato, una forte cultura imprenditoriale, un ambiente vibrante e tantissimi talenti”. L’Italia si conferma fuori dai grandi centri attrattivi del mondo: solo Milano è in grado di competere, anche se a distanza. Il capoluogo lombardo conquista una piazza nella lista delle migliori 40 città, ma fallisce l’ingresso nella top 20.

Il CEO di Startup Genome, Bjorn Lasse Hermann, ha spiegato le ragioni cha hanno portato alla stesura del report. “Da un lato abbiamo voluto mettere sotto un riflettore gli ecosistemi emergenti di startup d’ambito tecnologico, le quali saranno gli attori principali nella crescita economica nei prossimi anni; dall’altro, ci siamo proposti di democratizzare la conoscenza necessaria a creare una startup ed un ecosistema di successo; infine, abbiamo voluto dare suggerimenti utili ai soggetti interessati in un eventuale investimento”.  

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