Portineria MilanoBastano la Minetti e il Trota per gridare allo scandalo?

Bastano la Minetti e il Trota per gridare allo scandalo?

Alla vigilia delle elezioni regionali piomba sulla regione Lombardia un’inchiesta sullo sperpero di denaro pubblico simile a quella di un maxi processo che non sembra avere paragoni in Italia. Nessun partito può dirsi tranquillo, anche perché le indagini della procura di Milano spaziano dal 2008 al 2012. Quasi due legislature di rimborsi richieste dai consiglieri, che dovranno giustificare di fronte ai pm le spese «di rappresentanza istituzionale» – in realtà personali – fatte pagare ai cittadini lombardi.

Al momento sono stati controllati i conti di Popolo della Libertà e Lega Nord, che hanno fatto scattare le prime convocazioni in procura dopo altre inchieste su Davide Boni e Franco Nicoli Cristiani. Ma la Guardia di Finanza ha acquisito anche quelli di Partito Democratico, Udc, Lista Pensionati, Italia dei Valori e Sinistra e Libertà. In pratica agli attuali 22 avvisi di garanzia se ne potrebbero aggiungere molti altri: il rischio che qualcuno paventa è che al Palazzaccio possano arrivarci fino a ottanta indagati tra maggioranza e opposizione. Non è un caso il silenzio di diversi consiglieri di sinistra e destra, spesso abituati ad attaccare gli avversari politici.

Tra le carte c’è il meglio di quello che può colpire la pancia dei cittadini. Notizie che possono trascinarsi da qui fino al giorno delle elezioni. Ci sono Renzo Bossi, il Trota, figlio di Umberto Bossi, già noto per le sue peripezie con il tesoriere Francesco Belsito: si sarebbe fatto rimborsare videogiochi, Redbull e sigarette. C’è Nicole Minetti, l’igienista dentale del Bunga Bunga che piazzava «i seni in faccia a Berlusconi» (copyright Olgettina pentita), che ha chiesto il rimborso del libro Mignottocrazia di Paolo Guzzanti dove si parla di lei.

Poi ci sono i leghisti che compravano i fuochi d’artificio cinesi e pasticcini per 15 mila euro. Ci sono le cene da 750 euro all’Hotel Principe di Savoia, al ristorante da Giannino e in altri posti di lusso che in tempi di crisi economica possono permettersi davvero in pochi. Pierluigi Toscani, leghista, avrebbe acquistato anche «gratta e vinci» con i soldi pubblici. All’esponente del Carroccio nell’elenco delle sue spese viene contestato anche l’acquisto di «salsicce di Norimberga» e di «lecca-lecca», oltre a «cartucce, armi, munizioni» da caccia per 752 euro.

C’è chi parla di giustizia a orologeria, chi semplicemente di normale tempistica della magistratura, che in fin dei conti fa il suo mestiere in una regione che per condotta morale non può di certo dirsi all’avanguardia. Certo fa impressione che in un Pirellone già infestato da scandali di ogni tipo, come quello delle bonifiche ambientali mai fatte, delle mazzette sulla sanità e sulla pelle dei pazienti, della ‘ndrangheta, a due mesi dalle elezioni ci si concentri proprio su questi argomenti minori. Anche perché come fanno notare dal Pirellone, «la Corte dei Conti ha certificato il bilancio e le spese potranno essere facilmente giustificate in tribunale».   

È comunque di circa 2 milioni di euro il totale delle spese contestate ai 22 consiglieri regionali lombardi che hanno ricevuto gli inviti a comparire. Alcuni consiglieri avrebbero speso oltre 100 mila euro in cinque anni, tra il 2008 e il 2012, mentre altri circa 30 mila euro in tre anni. Tutti, secondo i pm, avrebbero utilizzato denaro pubblico che spettava ai gruppi consiliari per spese «estranee» al loro mandato.

Per il Pdl hanno ricevuto l’avviso Giovanni Bordoni, Giulio Boscagli (che è cognato del governatore Formigoni ndr), Alessandro Colucci, Angelo Giammario, Antonella Maiolo, Nicole Minetti, Marcello Rimondi, Gianluca Rinaldin, Carlo Safiotti, Paolo Valentini e Sante Zuffada. Per la Lega , invece, hanno ricevuto inviti a comparire Cesare Bossetti, Fabrizio Cecchetti, Angelo Ciocca, Stefano Galli, Alessandro Marelli, Enio Moretti, Massimiliano Orsatti, Ugo Parolo, Roberto Pedretti, Luciana Ruffinelli e Pierluigi Toscani.

Ce n’è abbastanza per demolire i due partiti in vista delle prossime elezioni. Ci sono barbari sognani di Roberto Maroni e bossiani della prima ora nel Carroccio. Ci sono laici e cattolici sotto schiaffo nel Pdl, divisi tra montiani e non. «Pd, Idv e Sel auspicano che la magistratura rapidamente verifichi le modalità di utilizzo delle risorse a disposizione dei gruppi e degli altri soggetti. Per parte nostra siamo certi che le risorse sono state impiegate secondo le modalità previste dalla legge».

Parolo della Lega sostiene non vi siano irregolarità: «Visto che di numeri si parla rendo noto che le spese che mi sono state rimborsate per cene e pranzi connessi all’attivita’ di consigliere regionale ammontano mediamente a circa 20 euro al giorno». Così come lo stesso Roberto Formigoni, governatore lombardo, che smentisce paragoni con la regione Lazio toccata nei mesi scorsi dal caso Fiorito. «Non ci sono Batman».

Ma intanto a prendere le distanze sono i prossimi candidati in regione Lombardia, dallo stesso Maroni, che chiede tramite il segretario regionale di fare pulizia, fino ai nomi in gara per le primarie di centrosinistra, da Umberto Ambrsoli e Alessandra Kustermaan fino ad Andrea Di Stefano. L’inchiesta continua, ma rispetto alle altre presenta qualcosa di strano sia sulla tempistica che sui contenuti. Di sicuro influenzerà la prossima compilazione delle liste elettorali e soprattutto premierà il Movimento Cinque Stelle di Beppe Grillo, che in regione non c’è mai stato. 

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