Con Bersani sarà impossibile fermare il declino dell’Italia

Con Bersani sarà impossibile fermare il declino dell’Italia

Il Pd è fantastico. È costruito su continue operazioni di marketing per adeguarsi di volta in volta ai tempi, dalla gioiosa ma pesante macchina da guerra di Occhetto al nuovismo lieve veltroniano, dalle primarie con Franceschini timido margheritico ma solido figlio di partigiani doc, a quelle di Matteo Renzi duro e puro rottamatore. Ma alla fine il Pd resta come granitico scoglio intatto ai colpi dell’oceano. L’unico, grande pezzo di storia politica italiana per il quale il Muro, di fatto, non è mai caduto.

Mentre vent’anni fa morirono i suoi avversari della Prima Repubblica, e ora anche quelli della Seconda sono politicamente morti e sepolti, sebbene il signor Berlusconi e i signori del Pdl mettano in scena ogni giorno un’esasperante commedia dei morti viventi. Il Pd no. Può aver perso, come ha perso, un’elezione su due negli ultimi vent’anni, a cominciare dal 1994 quando pensava che bastasse star fermo con un po’ di belletto sul volto per ereditare il potere. Non è mai riuscito a dar vita a un ciclo politico di governo. Eppure il codice non scritto dei custodi del suo santo Graal resta lo stesso.

È un ordine cavalleresco laico, un’arciconfraternita che a parole ogni volta cambia molto, ma nei fatti del passato nulla ha sciolto. Il Pd è per alcuni versi la risposta occidentale al Pcc di Pechino. Il secondo controlla ferreamente politica e società ma nel mercato si è convertito alle logiche private. Il primo controlla ferreamente il titolo ereditario dei propri leader, e per questo riesce a essere insieme comunista e non comunista, socialista e non socialista, cristiano e non cristiano, elitario e popolare, grandi banchieri e piccoli artigiani, precari non tutelati e statali che lo sono al massimo. Puoi pensarla come vuoi, ma devi stare con noi e obbedire a un capo ex rosso antico, è questa la legge. La legge delle primarie in cui per la prima volta il santo Graal è stato attentato. Ergo il partitone rosso ha risposto per le rime. Lo ha messo nero su bianco, che se volevi da cittadino italiano partecipare alle primarie dovevi giurare che votavi Pd in ogni caso, vincesse Vendola oppure Renzi. Una cosa da non credersi.

Gli elettori di Renzi sono rimasti fuori, a centinaia di migliaia. Fuori al primo turno, di fronte a quell’incredibile pezzo di carta da firmare. E fuori al secondo, perché l’apparato ha fatto muro. Renzi è stato molto coraggioso, ha posto i due problemi giusti. La necessità di una discontinuità seria rispetto ai vecchi apparati, figli dell’evoluzione diretta dal Pci nella doppia matrice cultural-politica e organizzativista, e intorno ai quali si sono accampati nel tempo anche i più degli ex margheritici, per rendita di posizione. E un secco no alla patrimoniale di Bersani-Vendola, una svolta per il merito anche nella pubblica amministrazione. Ma la reazione degli stati maggiori del Pd è stata durissima. Confermare in Bersani il principio dell’unzione mistica dall’alto.

E ora? A oggi, l’unica maggioranza politica che si profila nei sondaggi in vista delle prossime elezioni è quella solidamente imperniata su un Pd allargato a Vendola, unica formazione vicina o anche superiore al 30 per cento dei votanti (la percentuale sale col numero degli astenuti). Non sappiamo con quale legge elettorale si voterà. Ma, a occhio, direi che all’ultimo secondo nel parlamento morente Pdl e Udc porranno una soglia per un minipremio di maggioranza a una quota superiore a quella che il Pd apparirà in grado di raggiungere da solo e con collegati, in modo da obbligarlo a governare con il centro. Bersani e Vendola sono stati chiarissimi. Vogliono la patrimoniale. Aggiuntiva al prelievo record attuale. Perché un centro Casini-Montezemolo possa opporsi, dovrebbe superiare il 25 per cento dei suffragi. Mi pare assai difficile. Gli italiani ci pensino bene. Non la evitano né stando a casa, né votando per Grillo.

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Pubblicato su Tempi, 12-12-2012, pag.13

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