Portineria MilanoGiorgio Gori: «D’Alema dice che i media gli erano contro? Mi viene da ridere»

Giorgio Gori: «D’Alema dice che i media gli erano contro? Mi viene da ridere»

«Rosi, Rosi, Rosi…». Allo Skip Intro, locale in zona est di Milano, vicino al più glorioso e storico Bar Basso, i renziani di ferro non hanno perso il sorriso dopo la sconfitta del «loro» Matteo contro Pier Luigi Bersani. E a qualcuno, guardando la Bindi in televisione che annuncia che chiederà delle deroghe per ricandidarsi, scappa spesso un coro da stadio. È qui, a pochi passi dalla sede della federazione dei giovani democratici, che si erano ritrovati al primo turno.

È qui che hanno seguito la debacle del ballottaggio: 20 punti di differenza. «Ci sono stati giorni migliori», dice Eugenio Comincini, sindaco di Cernusco, seduto sui divani insieme agli altri, tra cui Pietro Bussolati e Maurizio Baruffi. Si beve una birra, qualcuno è arrabbiato, altri delusi, ma alla fine l’atmosfera non è quella della débacle. «Dicono che devi dimetterti da sindaco Eugenio!», gli dice qualcuno. «Io resisto», abbozza il primo cittadino con un sorriso.

Si scherza. Si ride. La sconfitta c’è stata certo. Ma come ha chiesto Matteo citando la canzone Pesce D’Aprile di Samuele Bersani: «È sempre bellissima la cicatrice che mi ricorderà di essere stato felice». In disparte, su un divanetto, c’è Giorgio Gori, il guru della campagna elettorale di Renzi, l’ex direttore di Canale 5, quello che nel centrosinistra in tanti hanno bollato come il trait d’union con il centrodestra di Silvio Berlusconi. Un foglio con i risultati a fianco. Il telefono che squilla ogni cinque minuti. «È andata male» spiega a Linkiesta «Non siamo riusciti a convincere gli elettori del Pd che era questo il momento in cui bisognava votare Renzi, che questo era il momento per mandare a palazzo Chigi una vera novità nel panorama politico italiano. Il nostro lavoro, però, non è finito: da domani si ricomincia. C’è tanto entusiasmo che non va disperso di queste primarie: Bersani ne tenga conto per il futuro».

Gori non è dispiaciuto per la sconfitta. «È stata una bellissima esperienza, i momenti belli sono stati di gran lunga maggiori di quelli brutti». Eppure, qualche cosa, anche a lui, come è successo allo stesso Renzi – che ha detto di essersi sentito spesso attaccato – ha dato fastidio. «Mi hanno attaccato spesso e mi viene da ridere quando sento in televisione Massimo D’Alema che dice di avere avuto tutta la stampa contro». A «vendette» della Bindi o dell’ex ministro degli Esteri non ci pensa per niente. «La Bindi non l’ho neanche ascoltata in televisione…è lì, che parla…D’Alema si commenta da solo». 

Gori smentisce le voci che lo darebbero verso un addio alla macchina renziana. «Ma chi dice queste cose? Non scherziamo. Io resto qui». E adesso? Scissioni in vista? «Stiamo nel Pd, abbiamo tanto lavoro da fare. Sono convinto che Renzi sia il futuro di questo partito e di questo Paese. Dobbiamo convincere i bersaniani, perché non è nel centrodestra che Matteo ha pescato voti. Come ha detto lui stesso: non ci saranno scissioni. Si continua, ora però spetta a Bersani incanalare questo entusiasmo e questo 40 per cento». Chi ha vinto davvero queste primarie? «Il 98 % del partito era con Bersani, noi abbiamo costruito in pochi mesi i comitati, certo, ci sono stati degli errori, ma abbiamo fatto un ottimo lavoro». 

Alla fine, un sassolino dalle scarpe se lo toglie Gori. «Cisono state persone pagate dal Partito Democratico, che invece di essere neutrali in questa campagna elettorale, hanno tifato per Bersani e attaccato Matteo in ogni modo». Si riferisce alla direttrice di Youdem Chiara Geloni? «Di fare nomi non ne ho voglia». Alla fine si finisce con un’altra birra davanti. E con una convinzione comune. «Matteo ha fatto un grandissimo discorso, nessun altro politico in Italia ne aveva fatto uno così». 

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