“Nemmeno Napolitano può sciogliere questa impasse”

Il semestre bianco impedisce il Presidente

Italia immobile, governo bloccato. Non c’è spazio per iniziative di governo, poche manovre possibili, e molto difficoltose (tanto che il leader del centrosinistra Bersani ha aperto – a malincuore – ai grillini). Le Camere sono, di fatto, inagibili e c’è chi pensa di richiedere l’intervento, più o meno salvifico, del presidente della Repubblica. Che, ha riferito attraverso il suo portavoce, aspetta: «Il presidente Napolitano attende con egual rispetto le riflessioni sul voto che tutte le forze politiche gli proporranno nelle consultazioni». E la trafila per le visite al Quirinale è appena cominciata. Ma cosa dovrebbe (o potrebbe) fare Napolitano, in questo caso? Le ipotesi sono molte, ma poche sembrano davvero praticabili. Secondo Augusto Barbera, ordinario di Diritto Costituzionale all’Università di Bologna, la soluzione non sarà giuridica, ma politica.

Cosa può fare Napolitano per sbloccare la soluzione?
In teoria il Presidente potrebbe sciogliere le Camere. Ma in questo caso emerge il problema del “semestre bianco”. Si sa, secondo i costituenti, il Presidente della Repubblica non può sciogliere le camere negli ultimi sei mesi del suo mandato. A parte l’eccezione, voluta nel 1992, per evitare ingorghi istituzionali: non le può sciogliere, a meno che la fine del suo mandato non coincida, in tutto o in parte, con la fine della legislatura.

Però adesso la legislatura è appena cominciata.
Già, ma non bisogna concentrarsi su queste disposizioni di forma. Si va nell’accademia pura. È ovvio che adesso Napolitano non può sciogliere le camere, almeno prima che non si sia cercata, in tutti i modi, una soluzione. Per formare un governo, senza dubbio.

Potrebbe anche scioglierne solo una, però.
Sì, potrebbe. Ma anche qui, si parla di cose astratte, solo teoriche. Che non hanno una validità nemmeno in questo senso. L’ipotesi dello scioglimento di una sola camera è figlia di un sistema diverso, quando Camera e Senato avevano durate diverse (e il Senato durava sei anni, la Camera cinque). Sono cose che non son mai state applicate nella storia repubblicana, e che restano nel campo degli accademici.

Si potrebbe prolungare il suo mandato?
No.

Rieleggerlo per sciogliere le camere?
Sì, ma siamo sempre nel formalismo, come avevo già detto.

Ma allora c’è una soluzione possibile, in punta di diritto?
No, se ne esce solo in punta di politica.

E come?
Possibilità ce ne sono. Non semplici, ma si dovrebbe formare un governo di breve durata, con alcuni compiti essenziali, come la riforma della legge elettorale, ad esempio, e alcune riforme costituzionali.

Chi dovrebbe guidarlo?
A capo di questo tipo di esecutivo ci vedrei bene un esponente non politico, come era Monti – e Monti non è più adesso, sia chiaro, dopo essere sceso nell’agone – che abbia il compito di occuparsi dei difficili equilibri finanziari e istituzionali e portare il paese fuori dall’impasse. Perché vede, il problema è che l’Italia ha anomalie istituzionali uniche nel panorama Europeo.

Cioè?
Il problema è che, per formare questo governo, occorre una fiducia da entrambe le Camere, perché entrambe hanno eguali poteri. E, non bastasse questo, la fiducia va data all’inizio della proposta politica. Resta complicato formare un governo che chieda consenso sui singoli punti del programma. Sono tutte regole che fermano l’azione politica. E rendono difficile uscire da questa situazione. 

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