Portineria MilanoBersani e i quattro dell’oca selvaggia: vade retro Pdl

Nella ridotta del segretario, tra i pretoriani che gli fanno scudo

Negli ambienti del centrodestra qualcuno li ha soprannominati i Quattro dell’Oca selvaggia, ricordando il celebre film di Andrew Victor McLaglen con Roger Moore e Richard Burton. Sono quelli che dentro il Partito Democratico stanno tenendo l’argine. E impongono la linea al segretario Pier Luigi Bersani, sbarrando la strada a ogni tipo di accordo con il Popolo della Libertà di Silvio Berlusconi.

È un gruppetto variegato, formato dal leader dei giovani turchi Matteo Orfini, dall’economista Stefano Fassina e in particolare da due romagnoli veraci, cresciuti nell’Emilia Romagna rossa del Sol dell’Avvenire del presidente Vasco Errani: sono Miro Fiammenghi e Stefano Bonaccini.

Se i primi due tirano le fila a livello “nazionale”, tenendo ferma la strategia che Bersani illustrerà alla direzione nazionale del Nazareno, nella ridotta emiliano romagnola sono gli altri due, grandi amici e consiglieri di Pier Luigi, a chiudere ogni tipo di accordo con il centrodestra. La posta in palio, infatti, è molto alta. E più del “sistema” Italia, riguarda il “sistema” partito. 

Oltre alla credibilità politica, infatti, c’è un partito da difendere, un apparato solido, erede di Ds e Pci,  che con un accordo con il Pdl rischia di andare in frantumi. Ma dal centrodestra, durante i colloqui degli ultimi giorni, la risposta a questa eventualità è già arrivata: «Il vostro partito è destinato a spaccarsi sia nell’uno sia nell’altro modo, soprattutto quando Renzi lo prenderà in mano: perché prolungare l’agonia?».

Eppure, i dirigenti del Pd lo ripetono in queste ore come un mantra. «Se ci mettiamo con Berlusconi il Pd esplode». E un senatore democratico la mette così: «Io non ci torno a casa con un accordo con il Pdl: gli elettori mi vengono a prendere con i forconi». Ma la strada appare sempre più stretta, dopo il preincarico del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a Bersani. Berlusconi, in più, continua a trovare spazio di manovra, prima parlando di elezioni anticipate, poi arrivando a proporre il segretario del Pdl Angelino Alfano come vicrpremier in un possibile governo di coalizione. 

Del resto, ormai sono in pochi dentro al partito in via del Nazareno a credere che l’operazione vada in porto. Beppe Grillo e M5s continuano a dire no. Mentre tra i renziani monta l’ipotesi di un accordo con il Pdl. Ma Fassina, allo stesso tempo, è categorico: «Un esecutivo con il Pdl è impensabile, non risponderebbe al voto degli elettori e allargherebbe il solco tra cittadini e istituzioni. Chi alimenta questa prospettiva avvicina le elezioni».

Orfini butta benzina: «L’idea di potere risolvere i problemi di questo Paese, immaginando di fare un governo col Pdl mi pare davvero originale: sarebbe perseverare in un errore già fatto». Eppure Napolitano ha indicato che la via unica è quella di un governo di coalizione. Oppure di larghe intese e di minoranza, con qualche trucco da prima repubblica al Senato per avere la fiducia, che magari possa affrontare in una anno – prima delle elezioni europee del 2014 – riforme come quella della legge elettorale.

La Lega Nord potrebbe anche starci a ques’ultima ipotesi, ma non farà nulla senza Berlusconi (come ha ribadito Roberto Maroni ndr). Quindi si ritorna al punto di partenza. Come uscire dall’impasse? Sostituendo Bersani con un altro nome del Pd, che magari potrebbe dialogare con il Pdl? La storia, da tutte le parti in cui la si guarda, porta sempre al partito. Dopo le primarie di novembre, i voti hanno consacrato la vittoria di Bersani, ma nelle regioni rosse, dove il modello Emilia Romagna continua a funzionare, benzina per il modello bersaniano, Renzi ha fatto grossi passi avanti.

Non solo. Il sistema cooperativo continua ad affrontare una difficile crisi di sistema che si prolunga ormai da anni. Certo, come ha spiegato recentemente Paolo Cattabiani, presidente di Legacoop “le cooperative di costruzioni emiliano-romagnole aderenti a Legacoop non sono le responsabili della crisi gravissima, per durata e intensità, che colpisce il settore” dell’edilizia.  Ma qualcosa inizia a rompersi anche lì, dopo l’exploit del Movimento Cinque Stelle di Beppe Grillo con la vittoria di Parma.

Non è un caso che in questi mesi Errani si sia molto dato da fare per instaurare un dialogo con i grillini, ma tenendo pure d’occhio la Lega Nord di Maroni, che non ha smesso di sognare la conquista dell’Emilia Romagna. Ma di coinvolgere i primi al momento non c’è stato verso, mentre con i secondi si tratta. Alle consultazioni con i leghisti ci saranno Giancarlo Giorgetti, Massimo Bitonci, Roberto Maroni e Roberto Calderoli. Saranno senza Berlusconi. Una novità? Per Maroni «è la stessa cosa». 

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