Grilli parla ai mercati sfidando l’ingovernabilità

Il Forum invernale di Cernobbio

CERNOBBIO – Il downgrade dell’Italia arriva anche sul lago di Como. La decisione di Fitch non è una sorpresa. Anzi, un’azione quasi obbligata dopo l’inconcludente tornata elettorale italiana, che potenzialmente ha riacceso la crisi dell’eurozona. Non solo. La direzione che prenderà l’Italia da lunedì, anche alla luce del declassamento, potrebbe essere quella del ritorno alle urne già a giugno.

«È una mazzata che non ci voleva in questo momento, ma è comprensibile la scelta di Fitch». Il commento a freddo di un banchiere italiano presente al Workshop Ambrosetti di Cernobbio. È una reazione comune a molti, consapevoli che potrebbero arrivare diversi aggiustamenti di portafoglio a partire da lunedì. «Sono decisioni che lasciano dell’amaro in bocca, ma bisogna rendersi conto di che Paese è l’Italia di oggi», dice un altro banchiere. Oggi l’Italia è un Paese che soffre. Soffre per la mancanza di un governo, per la rabbia sociale incanalata dal Movimento 5 Stelle, per tutte le occasioni mancate negli ultimi 20 anni e per l’apparente assenza di un futuro definito.

Il più tranquillo è sembrato essere il ministro delle Finanze Vittorio Grilli. Per lui non ci saranno problemi nelle prossime aste di titoli di Stato, previste per la settimana che si apre fra due giorni. Anzi, secondo il titolare di Via XX Settembre, «l’Italia saprà dare le risposte giuste nei tempi giusti». Grilli non considera la scelta di Fitch «un evento sorprendente», specie alla luce della congiuntura economica del Paese. La recessione morde e il credit crunch, come ricordato anche dalla Banca d’Italia, sta aumentando. Gli investimenti dovrebbero essere la priorità, e qualcosa già si sta muovendo. Tuttavia, gli investimenti di oggi daranno i loro effetti non domani, non fa un mese, ma fra anni. L’obiettivo ora, spiegano tanti dei presenti alle sessioni di lavoro, è quello di evitare il peggio. E il peggio è rappresentato dall’assenza di un esecutivo in grado di continuare con le riforme strutturali iniziate tra fine del 2011 e il 2012.

La domanda ricorrente è una: riuscirà l’Italia a salvare se stessa, dandosi un governo? Sulla carta sono tre le opzioni più probabili: il ritorno alle urne, un governo di minoranza guidato dal Partito democratico o un governo tecnico, il secondo consecutivo. Fra i presenti al Workshop Ambrosetti è la prima a essere ritenuta più verosimile. Molto però dipende da come risponderanno nei prossimi giorni gli investitori finanziari, dato che l’impasse italiano potrebbe durare ancora molto.

Intanto, Angelino Alfano spinge per il voto a giugno. «Fra lo sfascio e il voto, preferiamo il voto a giugno», ha detto il segretario del Popolo della libertà. Gli ha risposto Enrico Letta, vice segretario del Pd, convinto che quella del Pdl sia una tattica per «salvare Silvio Berlusconi». Tuttavia, come spiegano i bene informati, non è escluso che anche il Pd possa accettare un nuovo voto, specie in caso di ingovernabilità. L’obiettivo minimo è fare un tentativo di formazione di un governo. In caso di fallimento, l’opzione sarebbe però quella del ritorno alle urne, di comune accordo con il Pdl. Una exit strategy condivisa da molti membri del Workshop Ambrosetti. Non è chiaro però quale possa essere la reazione degli investitori. Di fronte a uno scenario simile a quello vissuto dalla Grecia solo l’anno scorso – due voti a distanza ravvicinata – la scelta potrebbe essere quella di ridurre ancora l’esposizione al debito italiano. O, in alternativa, la richiesta di maggiori tassi d’interesse durante le aste primarie del Tesoro. In altre parole, il costo del rifinanziamento italiano potrebbe crescere ancora, appesantendo i conti pubblici.

La situazione in cui si trova l’Italia è uno dei classici esempi di “gioco del pollo”. Qualsiasi sia la scelta del Paese, l’esito sarà negativo. In caso di ritorno alle urne, avvertono dalla platea dell’Ambrosetti, è possibile che il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo guadagni ben più voti dell’ultima tornata elettorale. Tuttavia, senza un nuovo voto, il pericolo è l’ingovernabilità. Considerando le esigenze del Paese dei prossimi mesi, legge di bilancio compresa, la soluzione rimane quella di un esecutivo tecnico. Una scelta complicata, specie considerando il clima sociale presente in Italia.

Nonostante fosse ampiamente atteso, il downgrade di Fitch ha messo in evidenza la difficoltà dell’Italia a trovare una stabilità. Senza di essa, i danni collaterali potrebbero impattare anche sul cammino dell’eurozona per uscire dalla peggiore crisi della sua storia. Chi può tagliare il nodo gordiano è, ancora una volta, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. L’alternativa è un nuovo voto. In una sola parola: caos. 

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