“Startupper prodigio” vende l’app a Yahoo! a 17 anni

Digitale

Un tempo li chiamavamo “bambini prodigio”, perché avevano esposto i loro quadri a New York quando avevano 10 anni, sapevano dirigere un’orchestra a 13, avevano pubblicato un rivoluzionario saggio di logica modale a 17. Oggi, nell’era digitale, anche l’età biologica ed i suoi parametri si sono adeguati ai tempi: i prodigi contemporanei sono sempre più giovanissimi imprenditori, CEO e startupper che hanno sviluppato la loro prima app poche settimane dopo aver emesso il primo vagito, che hanno elaborato business models e imparato i codici di programmazione mentre erano ancora nella culla.

E’ senza dubbio il caso di Andrew Kim, ventunenne designer che ha attirato le attenzioni di Microsoft dopo aver postato sul suo blog una reinterpretazione del marchio dell’azienda di Redmond. Ma è anche e soprattutto il caso di Nick D’Aloisio, adolescente londinese che nel 2011 – quando aveva 15 anni – ha fondato Summly, un’aggregatore mobile di notizie acquistato nei giorni scorsi nientepopòdimeno che da Yahoo!, per una cifra che si aggira intorno ai 30 milioni di dollari. D’Aloisio, che di anni oggi ne ha 17, ha ricevuto il suo primo computer a nove anni e ha cominciato a sviluppare applicazioni a dodici, nel 2008.

Summly, che permette di ricevere i propri news feed preferiti direttamente sullo smartphone organizzati in pratiche categorie grazie ad un’intelligenza artificiale basata sull’analisi del linguaggio, non è stata la prima startup avviata da D’Aloisio. Nel marzo del 2011, infatti, il giovane aveva dato vita a Trimit, un’app per iOS in grado di riassumere un lungo testo in pochi caratteri, mantenendo ovviamente il senso generale del contenuto. Al tempo, fu Apple a notare le capacità del ragazzo, inserendo Trimit come App “in evidenza” all’interno del proprio store. Ma la prima esperienza non ebbe successo, rimanendo un prodotto di nicchia.

Fu proprio dalle ceneri di quell’applicazione che D’Aloisio sviluppò in pochi mesi Summly, il cui esordio ha conquistato oltre 200mila download degli utenti e l’interesse di un parterre variegato di investitori come Zynga, Ashton Kutcher e Yoko Ono. Fino a Melissa Mayer, CEO di Yahoo!, che ha voluto fortemente Summly come “ciliegina sulla torta” di una serie di acquisizioni di prodotti mobile sviluppati da giovani talenti, come Jybe (comprata giusto una settimana fa) e Stamped (cui spettò il primo assegno staccato dalla Mayer nell’ottobre scorso). D’Aloisio è stato probabilmente il più giovane di sempre ad ottenere un round di finanziamenti per la propria startup, a 15 anni: basti pensare che Zuckerberg, quando raggranellò i primi capitali per lanciare Facebook, ne aveva già venti.

Di storie di startupper prodigio, comunque, ce ne sono molte. Anche tra le ragazze: basti pensare a Ashley Qualls, ex CEO di Whatever Life, che aveva 17 anni quando, nel 2007, ottenne un milione di dollari grazie ad un portale che offriva interfacce grafiche accattivanti per i profili MySpace. O a Lani Lazzari, 17 anni, guru dei cosmetici e fondatrice (nel 2012) di Simple Sugars, una linea online di prodotti di bellezza che sta ottenendo un grande successo. Giovanissimi sono anche Jack Kim, che a 16 anni vuole salvare il mondo grazie a Benelab, una startup no-profit, Vladimir Castillo Jr., 16enne ideatore di InstaThis, e Christian Owens, ragazzino inglese che, nel 2010 a 16 anni, aveva fondato Branchr, piattaforma di advertising pay-per-click che offriva pubblicazione di annunci pubblicitari geolocalizzati. Con un fatturato da 800.000 mila dollari registrato solo nel primo anno di attività.

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