Caro ministro Bray, questa Italia non è un albergo

Scandalo. Un Paese turistico senza grandi catene. La storia mesta dei Jolly Hotels

«Addio al marchio Jolly hotel senza troppa nostalgia» titola il Corriere della Sera del 23 gennaio 2009. È il certificato di morte dell’unica, grande, catena alberghiera italiana che, già confluita nella spagnola Nh, ora sparisce definitivamente. Forse nostalgia non ce ne sarà – i Jolly hotels avevano finito da un pezzo di essere una prestigiosa meta di soggiorno – ma rimpianti sì, senz’altro: «Uno dei casi di studio di occasione mancata», come non manca di sottolineare il medesimo articolo. Negli anni delle aperture a Est, dell’impetuosa crescita della nuova capitale tedesca, la Jolly hotel se n’era rimasta rintanata a ovest e le dispute ereditarie della famiglia Marzotto hanno contribuito ad affossarla definitivamente.

I Marzotto non erano stati i primi a cercare di mettere in piedi un gruppo alberghiero italiano. Ci aveva già pensato Giuseppe Volpi, non ancora conte di Misurata, quando, il 27 marzo 1906, fonda la Ciga (Compagnia italiana grandi alberghi) che rileva alcuni dei più importanti alberghi di Venezia e del Lido: Danieli, Des Bains, Excelsior (in quest’ultimo, spopolato a causa della crisi di Wall Street del 1929, il medesimo Volpi inaugura nel 1932 la prima edizione della Mostra del cinema). Goffredo Parise considera questi alberghi casa propria: «La mia grande casa, quella che non ho mai avuto ma è come se avessi, con immenso numero di stanze, ripostigli, stirerie, cucine, cantine, soffitte, dove aggirarsi come nell’infanzia, in una particolare felicità che non è soltanto il benessere e il lusso, ma prima di tutto la sorpresa».

Ernest Hemingway immortala, sul finire degli anni Quaranta, il neo acquisito hotel Gritti nel suo Di là dal fiume e tra gli alberi.
E proprio nei medesimi anni, per la precisione nel 1949, Gaetano Marzotto dà vita alla Compagnia alberghi turistici che presto diventerà Jolly Hotels. Non era la prima volta che la dinastia di industriali tessili della provincia di Vicenza, si misurava con l’ospitalità. Già nel 1814 il capostipite Luigi apre un albergo nella natìa Valdagno che gode di una breve, ma intensa, stagione turistica di alto livello per la vicinanza con la stazione termale di Recoaro. Ma in quel caso il settore alberghiero serve più che altro a finanziare il tessile.

Ben diversa è l’impostazione che il conte Gaetano (nel frattempo i Marzotto, come i Volpi, sono stati nobilitati) accorda alla sua nuova attività. Nato nel 1894, fa parte a pieno titolo di quella piccola e illuminata schiera di imprenditori-umanisti, come gli Olivetti a Ivrea o i Crespi di Crespi d’Adda, nella bergamasca (nel 1944 la Marzotto assume mille ragazzi per sottrarli ai rastrellamenti tedeschi) che non si spaventa affatto di fronte all’innovazione. Infatti sono i suoi enologi della tenuta Santa Margherita, vicino a Portogruaro, in provincia di Venezia, a vinificare per la prima volta in bianco le uve di pinot grigio portate dal Trentino – e quindi a “inventare” di fatto un nuovo vino, il pinot grigio, appunto – e, sempre a Portogruaro, fa produrre i primi succhi di frutta italiani.

La Jolly Hotels nasce un po’ con queste caratteristiche: innovativa e sociale (tra l’altro – da questo momento e per quattro decenni – quello alberghiero sarà il principale interesse di Gaetano Marzotto, lo abbandonerà solo nel 1969 e morirà tre anni dopo). Gli hotel Jolly all’inizio sono di categoria medio bassa e operano soprattutto nell’Italia centro-meridionale e nelle isole, per di più in città medio-piccole, contribuiendo in maniera determinantre all’affermazione turistica di località che sarebbero altrimenti rimaste irrimediabilmente fuori dai flussi di traffico. In qualche modo si può tracciare un parallelo con la Ryanair (per l’innovazione, non certo per il sociale…) che assieme agli aerei fa decollare il turismo attorno agli aeroporti che decide di utilizzare. La presenza di un albergo Jolly riesce a far entrare nei circuiti turistici luoghi in precedenza ignorati dai tour operator.

Abbastanza presto, in ogni caso, la Jolly Hotels vira verso il lusso per lucrare su prezzi maggiormente remunerativi. In un decennio soltanto Marzotto fa costruire una cinquantina di alberghi, tutti extra moderni, in relazione ai tempi. La società turistica della provincia vicentina si inserisce a pieno titolo nel boom economico dell’Italia a cavallo tra i decenni Cinquanta e Sessanta.

Il boom internazionale della Jolly Hotels si colloca invece negli anni Settanta. Il nuovo management dismette gli alberghi più piccoli situati nelle località minori e si internazionalizza decisamente: acquisisce hotel in parecchie località europee e non solo, il fiore all’occhiello è il Jolly Madison Towers, a New York, in uno splendido edificio anni Venti.

La crisi arriva con l’incapacità di cogliere le novità del mondo post guerra fredda e l’emergere di nuovi Paesi, di nuove mete turistiche e, in sostanza, di nuovi ricchi affamati di Italian style. Nella compagine societaria entrano i Benetton che, nel 1999, vendono il loro 20 per cento agli spagnoli di Nh. Questi ultimi, come detto all’inizio, complici anche poderose liti fra eredi, diventeranno nel 2006 i controllori del gruppo che tre anni più tardi ammainerà la storica insegna della J che si leva il berretto in segno di saluto.

All’hotellerie italiana non rimangono che alcune punte di eccellenza in una desolante media di un pessimo rapporto qualità-prezzo, come in continazione denunciano guide turistiche ed esperti del settore.

GLI ARTICOLI DI ALESSANDRO MARZO MAGNO SU LINKIESTA
 

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