Blog Notes di MartaGrand Tour per le mostre primaverili d’Italia

Fuori dalle grandi città

Dal Gamec a Bergamo, al Mart di Rovereto, a Palazzo dei Diamanti a Ferrara, fino a Palazzo Roverella a Rovigo, poi un giro per varie mostre a Brescia, e infine giù fino alla Fondazione Puglisi di Catania e il Museo Pepoli di Trapani. Un giro d’Italia per mostre, questo potrebbe essere l’intento per la primavera, che porterà alla scoperta non solo di meraviglie artistiche e di nuovi territori, ma anche alla visione di una diversa concezione della cultura, della fruizione dell’arte da parte dei musei e delle strutture collocate lontane dalle metropoli come Milano, Roma, Torino o Napoli.

«Noi ormai siamo una macchina rodata – dice Giacinto Di Pietrantonio, direttore del Gamec di Bergamo – . Non ci sono più difficoltà a portare le persone qui che in altri musei. È chiaro che in una città che fa qualche milione di abitante è più facile avere più visitatori, ma noi lavoriamo su due livelli: da una parte organizziamo mostre che portino pubblico, dall’altra devono essere esibizioni che aggiungano conoscenza a ciò che prima non c’era. Insomma, un museo come il Gamec deve lavorare sulla ricerca». Ecco infatti che l’8 marzo hanno aperto tre mostre tutt’altro che scontate: anzitutto “Pop, Realismi e Politca. Brasile-Argentina, anni Sessanta” (fino al 26 maggio), curata da Paulo Herkenhoff e Rodrigo Alonso, che analizza la produzione artistica in Brasile e in Argentina negli anni Sessanta, evidenziando la creatività e l’originalità degli artisti e le sfide che hanno dovuto affrontare: la cultura e l’icona Pop diventano una ricetta per affrontare temi allora attuali in modo critico e provocatorio. «Da almeno 10 anni organizziamo mostre con Brasile e Argentina -spiega Di Pietrantonio-. Ci uniamo ad altre nazioni, collaboriamo. La prossima sarà la Polonia, faremo uno scambio di artisti tra Bergamo e Varsavia».

Sempre l’8 marzo (fino al 5 maggio) ha inaugurato al Gamec la mostra di Giuseppe Gabellone, a cura di Alessandro Rabottini, per la sua prima personale in un’istituzione pubblica italiana. L’artista pugliese (Brindisi, 1973), ha realizzato opere ad hoc per la mostra, sculture-quadro che confondono perché si trovano in un campo indefinito fra la bidimensionalità e la tridimensionalità. La terza esibizione (8 marzo-7 aprile) è dell’artista bergamasca (Volpera di Mapello) Giovanna Bolognini, che svolge un lavoro sulla manipolazione di filo di ferro cotto e disegno. «Qualsiasi direttore di museo ha una mission- aggiuge Di Pietrantonio – ma forse è vero che in una realtà più isolata ti impegni di più. Però –precisa – hai anche molta autonomia e riconoscenza. Senti la gente intorno a te che vuole contribuire a fare crescere un progetto: se magari all’inizio erano un po’ chiusi, ora tutta la città si è aperta, e abbiamo addirittura realizzato guide in varie le lingue, affinchè diverse nazionalità possano tranquillamente accedere alle mostre (arabo, rumeno, russo, ebraico). Insomma, ormai si è creato un rapporto consolidato tra Bergamo e il Gamec: la vitalità è il punto forte dei musei piccoli, tanto più nei momenti di crisi. Abbiamo sempre fatto conto sulle nostre forze, e in situazioni come quella attuale viene fuori la nostra capacità, spicchiamo di più, e ancora maggiormente all’estero vengono a conoscenza di Bergamo proprio grazie al Gamec».

Anche secondo Cristiana Collu, direttore del Mart di Rovereto (Trento), «la partecipazione da parte delle persone al Museo in una piccola città è vissuta, vera, reale». Il suo punto di partenza è dinamico e originale: «Questi luoghi non sono fuori porta, sono eccentrici. Hanno una loro diversità. Affondano le radici nel territorio – dice – e quindi trovano una serie di pregi, come il coinvolgimento diretto delle persone nel lavoro». 

Secondo la Collu non ci sono veri e propri difetti nella gestione di un museo lontano da una metropoli: «È necessaria la consapevolezza di essere una realtà diversa. Bisogna sempre stare in ascolto, essere presenti: la partecipazione grande delle persone qui comporta una grande richiesta di attenzione da parte nostra». Il Mart ha inaugurato il 9 febbraio (fino al 2 giugno) la mostra di Rudolf Steiner, “L’Alchimia del quotidiano”, una retrospettiva ideata dal Vitra Design Museum di Weil am Rhein a cura di Mateo Kries. Rudolf Steiner (1861-1925) è considerato uno dei più influenti riformatori del XX secolo, ha fondato il movimento antroposofico, sviluppato una nuova arte dell’educazione (oggi denominata pedagogia Steiner-Waldorf) e sostenuto una visione del mondo che ha permeato molti ambiti della nostra vita di oggi, dalla medicina alla crescente consapevolezza ambientale, dalla biocosmesi fino ai prodotti dell’agricoltura biodinamica. Il suo pensiero ha influenzato trasversalmente tutte le discipline della cultura contemporanea, ispirando il lavoro di artisti del calibro di Piet Mondrian, Wassily Kandinsky e Joseph Beuys. 

Attraverso le diverse sezioni della mostra (“Contesto”, “Metamorfosi” e “Pratica”) viene esaminato tutto il pensiero steineriano e si dimostra di quanto questo ancora influenzi la società contemporanea. Sempre il 9 febbraio ha inaugurato al Mart il Progetto cibo, la forma del gusto (fino al 2 giugno), a cura di Beppe Finessi, che affronta il dibattito intorno al cibo e il coinvolgimento che ha raggiunto negli ultimi anni esaminandolo dal punto di vista del folto gruppo di “food designer”, ovvero coloro che applicano il concetto di design all’alimentazione. La terza mostra che ha aperto al Mart il 9 febbraio è “Bruno Conte. Le carte, i libri” (fino al 7 aprile), a cura di Giuseppe Appella: sessantacinque opere, dal 1959 a oggi, testimoniano l’interesse di Bruno Conte come artista figurativo per la scrittura iconica e per i contenuti e la struttura del libro.

I suoi “Testi-immagine”, in una ricerca parallela tra la pittura e la scultura, uniscono due componenti, poetica e figurativa. Ancora il 9 febbraio (fino al 2 giugno) ha inaugurato al Mart anche la “Magnifica Ossessione”: gli artisti Emanuele Becheri, Giuseppe Caccavale, Andrea Mastrovito e Michele Spanghero presenteranno altrettanti lavori ispirati al tema della mostra (www.mart.trento.it). 

«Non parto mai da un punto di partenza fisso, sono i materiali vari che mi colpiscono e mi piace creare diversi percorsi e chiavi di lettura possibili all’interno di una mostra». Così parla Paolo Serafini, curatore dell’esposizione “Il successo italiano a Parigi negli anni dell’Impressionismo: la Maison Goupil”, dal 23 febbraio al 23 giugno a Rovigo, nel Palazzo Roverella. In mostra, per la prima volta insieme, le opere degli artisti italiani della seconda metà dell’Ottocento che lavorarono per la famosa Galleria Goupil di Parigi (Adolphe Goupil, 1806-1893, fondò nel 1829 una attività di commercio e mercato d’arte che divenne un punto di riferimento fondamentale per i collezionisti del tempo, www.palazzoroverella.com). 

Anche a Brescia, città nota soprattutto per le sue forze commerciali ed economiche, ora l’arte inizia ad avere un ruolo di notevole importanza: prosegue fino al 15 maggio la mostra L’Età del Rame-la Pianura Padana al tempo di Otzi al Museo Diocesano, che restituisce in modo esatto e coinvolgente usi e abitudini dell’età preistorica in cui l’uomo cominciò a scoprire l’utilità dell’estrazione del Rame, e di conseguenza a realizzare i primi attrezzi da lavoro, armi e ornamenti. Oltre al Museo Diocesano, un giro a Brescia deve comprendere anche una visita alla Chiesa di Santa Maria della Carità, in via dei Musei, che ha riaperto il 31 gennaio scorso ufficialmente dopo un restauro di due anni a cura della Fondazione Cab, Istituto di Cultura Giovanni Folonari: la chiesa è una riproduzione di quella della Madonna di Loreto, ed è un luogo ricco di affreschi e decorazioni che nei secoli sono state realizzate da diversi artisti attivi nella zona, in virtù delle offerte che le persone rivolgevano alla Madonna. Ancora più indietro nel tempo, sempre a Brescia, non si può perdere il “Capitolium”, tempio che risale al I secolo d.C, nonché uno degli edifici di età imperiale meglio conservati dell’Italia Settentrionale.

L’8 marzo l’area ha riaperto dopo i restauri e con l’inserimento di un’installazione multimediale a cura di Studio Azzuro: il luogo è raccontato ai visitatori attraverso un plastico luminoso posto in una delle aree del Capitolium, con pareti interattive e spiegazioni sull’uso pubblico e religioso della zona. In questa Brescia rinnovata e travolgente, sempre l’8 marzo ha riaperto al museo Santa Giulia anche il progetto “Novecento mai visto”, che vede due importanti mostre mettere a confronto la collezione d’arte contemporanea della Fondazione Daimler Mercedes, per il percorso “From Albers to Warhol to (Now)”, con la mostra sul meglio dei maestri del XX secolo nelle collezioni pubbliche e private di contemporanei della città, per la mostra “Da De Chirico a Cattelan e oltre” (via Musei 81/b, www.bresciamusei.com, santagiulia@bresciamusei.com, 030.2977833-834, www.bresciatourism.it).

Infine, le ultime due tappe del giro d’Italia alla scoperta di nuove mostre disseminate in tutte le province, comprendono Palazzo Diamanti a Ferrara che dedica, dal 10 marzo al 9 giugno, una mostra a Michelangelo Antonioni, regista che con i suoi film ha sondato l’animo umano entrando nel vivo delle inquietudini del Novecento. Ideata e reaizzata dalla Fondazione Ferrara Arte e dalle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea-Museo Michelangelo Antonioni e in collaborazione con la Cineteca di Bologna, la mostra, prima dedicata al cineasta italiano, ne ripercorre la parabola creativa alla luce del suo intenso rapporto con le arti figurative (www.palazzodiamanti.it). 

L’ultimissima fermata è a Catania o Trapani, che si dividono la mostra su “I grandi Capolavori del Corallo. I coralli di Trapani del XVII e XVIII secolo”. In pochi mesi la mostra tocca due sedi in Sicilia, è alla Fondazione Puglisi Cosentino di Catania dal 3.3 al 5.5 e al Museo Papoli di Trapani dal 18.5 al 30.6. Organizzata dalla Fondazione Puglisi Cosentino con il contributo dalla Fondazione Roma Mediterraneo, la mostra riunisce diverse opere realizzate con il corallo siciliano, prestate prevalentemente da collezionisti privati italiani e stranieri (www.fondazionepuglisicosentino.it, www.regione.sicilia.it/beniculturali/museopepoli/indexpepoli.html). 

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