Portineria MilanoPatto Maroni-Bersani: Violante o Marini al Colle

La Lega si smarca da Berlusconi. Gli accordi con Emilia e Liguria per la macroregione

C’è un motivo se il segretario del Partito democratico Pier Luigi Bersani è uscito soddisfatto dall’incontro con il leader della Lega Nord Roberto Maroni. L’accordo tra democratici e leghisti in vista del voto per il nuovo presidente della Repubblica è siglato. A confermarlo è stato il capogruppo al Senato Massimo Bitonci – il meno maroniano del gruppo di leghisti a Roma – che alle agenzie ha dettato queste poche parole: «Sul Capo dello Stato la Lega deciderà in autonomia». Ma potrebbe esserci anche dell’altro, cioè un accordo per un prossimo governo «Bersani».  

Detto in soldoni, nella partita per il Quirinale il Carroccio deciderà senza i diktat di Silvio Berlusconi e del Popolo della Libertà. Maroni ha parlato per circa un’ora con «Pier Luigi». I due, è noto, hanno un buon rapporto. Sia per il passato politico di Bobo, che era in Democrazia Proletaria alla fine degli anni ’70, sia perché il segretario del Pd è un ex presidente di regione e comprende bene i primi passi di Maroni in Lombardia.

Per questo motivo, la Lega ha deciso (al momento) di seguire la linea Bersani per il Colle. Le richieste fatte da Maroni al segretario del Pd sono però due. Che il presidente della Repubblica sia uno di area di centrosinistra «ma concordato» e che si riesca a fare un governo che duri almeno due anni, fino alle elezioni regionali del 2015. I nomi circolati oggi nel colloquio tra i due sono quelli di Franco Marini e Luciano Violante, personalità quest’ultima che potrebbe andare bene pure al Cavaliere, dopo l’endorsement ufficiale del falco pidiellino Fabrizio Cicchitto dalla colonne del Corriere della Sera.

In questa chiave quindi, il Carroccio potrebbe svolgere il ruolo di pontiere tra Pd e Pdl, appoggiando un governo Bersani con ministri di «area» senza una evidente etichetta politica: un nome da spendere potrebbe essere pure il «saggio» Giancarlo Giorgetti. In questi giornate così convulse all’interno del Carroccio, con Umberto Bossi, l’ex leader, più che mai furioso per la raffica di espulsioni (cinque tra cui l’ex capogruppo alla Camera nella passata legislatura Reguzzoni), Maroni ha però continuato a tessere la sua tela portando avanti il progetto della macroregione del Nord.

Il governatore della Lombardia ha bisogno di un dialogo con il centrosinistra. Lo sta costruendo con il sindaco di Milano Giuliano Pisapia con l’Expo 2015 e nei prossimi mesi vorrebbe annunciare nuovi accordi a livello regionale. Il sogno di Maroni è quello di coinvolgere nella macroregione sia l’Emilia Romagna di Vasco Errani sia la Liguria in mano a Claudio Burlando.

Su questo versante pare ci siano delle resistenze nontanto da parte di Bersani, quanto di alcuni dirigenti democrat. Anche perché il riconoscimento «della teoria di Gianfranco Miglio» a livello di governo, potrebbe avere connotati troppo ideologici che difficilmente potrebbero essere digeriti dall’elettorato del Pd. Non solo. Al grattacielo Pirelli, nel consiglio regionale lombardo appena insediato, Pd, Lega Nord e Lista Civica Maroni stanno portando avanti già un discorso di federalismo regionale: meglio non allargare il raggio «federalista». 

Insomma, gli angoli devono ancora essere smussati, ma il dialogo tra le due parti c’è. E sembra reggere gli scossoni. La Lega Nord, più che mai in difficoltà sul fronte interno, confida che il governo possa durare più tempo possibile. In via Bellerio lo chiedono per tre motivi molto semplici. Da un lato ci sono da risolvere le beghe di questi giorni dopo Pontida, con espulsioni eccellenti come quella di Marco Reguzzoni e il Veneto di Flavio Tosi in ebollizione. Dall’altra c’è da riconquistare la fiducia dell’elettorato (da ricordare le percentuali ai minimi alle ultime elezioni ndr), più che mai disorientato in questa fase politica, così concitata sia all’interno sia all’esterno del movimento.

Il sogno di Bobo è che si possa arrivare fino al 2015, quando al voto andranno pure Piemonte e Veneto, con Roberto Cota e Luca Zaia che dovranno ripresentarsi di fronte agli elettori. Il 2015, in fin dei conti, potrebbe essere una data fatidica per la Lega e soprattutto per Maroni. Dal successo dell’Expo 2015 dipenderà molto del «regno» leghista in Lombardia, ma anche nelle regioni confinanti. E in generale dipende da quella data tutta la strategia della nuova Lega 2.0 di che con la macroregione del Nord vuole diventare un interlocutore di peso con il governo di Roma.

In questo senso, fondamentali saranno gli accordi conla Liguria e con l’Emilia Romagna. Soprattutto, Maroni aspira a prendere il posto di Errani alla presidenza della Conferenza Stato Regioni. Ma nessuno vuole correre troppo. Ora gli occhi sono puntati sulle prime tre votazioni per la presidenza della Repubblica. «Anche la quarta direi» confida un democratico che conosce bene i meccanismi interni al Carroccio «Bersani da oggi può contare su quei 40 voti della Lega…».