Ben Gurion, l’ebreo socialista due volte senza patria

Ebbe un ruolo fondamentale per la creazione dello Stato di Israele

Era due volte un senza patria, David Grün: come ebreo perché nato in Polonia e come polacco perché venuto al mondo durante l’occupazione zarista. Chissà, forse anche un po’ per questo si sarebbe impegnato a dare una patria agli ebrei.

Il futuro Ben Gurion vede la luce il 16 ottobre 1886 nella cittadina di Płońsk (20mila abitanti dei quali 11mila ebrei), a circa 70 chilometri da Varsavia. Suo padre Avigdor, consulente legale senza laurea, ma stimatissimo, si avvicina alle idee di Theodor Herzl, il giornalista viennese fondatore del sionismo. Piccolino di statura, David era dotato di una memoria prodigiosa: bastava leggergli un brano della Bibbia e lui era in grado di riperterlo a memoria. Diciassettenne, si trasferisce a Varsavia mentre l’antisemitismo alimentato dall’occupazione russa si fa sempre più pesante. Partecipa alcune manifestazioni e la polizia lo scheda come «intellettuale pericoloso», non senza che giochino un ruolo i suoi capelli troppo lunghi. Shelomò Zemach, suo amico di Płońsk, lascia la Polonia e da Odessa si imbarca per la Palestina. Gli scrive lunghissime lettere in cui gli parla delle dure condizioni («Mangiamo quasi solo pane e olive») in cui si ritrovano i coloni ebrei. Ma tutto questo non fa che attirare il giovane David, nel frattempo diventato socialista.

Nel 1906 va pure lui in Palestina. Nei primi due anni di soggiorno viene espulso ben cinque volte: il suo impegno sindacale da operaio agricolo non piace ai proprietari ebrei di più vecchia immigrazione. Si trasferisce allora in una colonia tutta ebraica della Galilea, dove si viveva in una sorta di socialismo realizzato: tutti lavoravano e si auto organizzavano nella difesa armata dell’insediamento. 

Assume il nome di David Ben Gurion nel 1912 quando si trova a Istanbul per studiare legge. Allo scoppio della Prima guerra mondiale, ventottenne, viene richiamato in Polonia per arruolarsi nell’esercito zarista. Risolve il problema disertando, mentre inviterà i coloni ebrei a entrare nell’esercito turco per difendere la Palestina. Nonostante questo, i governanti ottomani nel marzo 1915 espellono tutti i leader sionisti. Lasciata Gerusalemme, Ben Gurion assieme a Ben Zvi, futuro presidente d’Israele, arriva ad Alessandria d’Egitto da dove, dopo esser stato arrestato dagli inglesi in quanto straniero proveniente da un Paese nemico, si imbarca per gli Stati Uniti per continuare la propaganda sionista. Quando, nel 1916, anche gli Usa entrano in guerra contro gli Imperi centrali e la Turchia, David Ben Gurion, collegandosi ai sionisti britannici, dà vita alla Legione ebraica. Nel frattempo si sposa con Paula Munweis, ebrea statunitense originaria di Minsk, in Bielorussia.

Nel novembre 1917 il governo di Londra si dichiara favorevole alla creazione in Palestina di un «focolare nazionale» per gli ebrei. La Legione ebraica è formata da quattro battaglioni inquadrati nell’esercito britannico, ma quando Ben Gurion e i suoi commilitoni arrivano in Egitto il generale Edmund Allenby ha già conquistato Gerusalemme. E lì, con la moglie e la figlia nata da poco, si stabilisce nel 1918. 

Alla fine della guerra la colonia ebraica palestinese è scesa da 85mila a 50mila persone. David Ben Gurion riprende la sua fervida attività politica, sempre da posizioni socialiste e atee. Diventa segretario generale della Federazione generale dei lavoratori ebrei d’Israele e sotto la sua guida quindicennale il sindacato assume un ruolo di primo piano, poiché gli iscritti saranno addirittura il 40 per cento dalla popolazione adulta. Inoltre contribuisce all’istituzione dell’Haganah, il più consistente gruppo militare clandestino ebraico durante i 26 anni di mandato britannico in Palestina. Individua nel deserto del Negev l’area più favorevole per gli insediamenti ebraici, in modo da non scontrarsi con la popolazione araba, e nel kibbutz vede realizzarsi i suoi ideali socialisti.

La tensione tra ebrei, arabi e inglesi invece si accresce sempre più e si moltiplicano i fatti di sangue. Mentre in Europa dilaga l’antisemitismo fascista e nazista, Ben Gurion acconsente che la parte migliore dell’Haganah si specializzi nel trasferimento di immigrati illegali verso la Palestina. Nel 1939 gli aderenti alla forza clandestina, piuttosto ben armata, sono ormai 21mila; buona parte di loro vengono arruolati dall’Alto commissariato britannico come poliziotti “soprannumerari”. Alcuni vengono addestrati da un ufficiale del Servizio informazioni britannico: diventarenno i futuri comandanti dell’esercito israeliano.

Allo scoppio della Seconda guerra mondiale Ben Gurion decide di schierarsi a fianco dei britannici contro i tedeschi di Adolf Hitler. Va più volte negli Stati Uniti, passando per Londra. Alla fine del conflitto, mentre emergono chiari i drammatici contorni dell’Olocausto, la posizione inglese sulla Palestina non cambia di una virgola; Londra vieta ulteriori insediamenti ebraici, mentre l’immigrazione non diminuisce affatto. Intanto si intensificano le azioni terroristiche anti britanniche da parte degli ebrei in Palestina.

David Ben Gurion presiede l’agenzia ebraica e ricopre un delicatissimo ruolo politico, in pratica quello di capo di uno Stato che ancora non esiste. Nel 1948 Londra ammaina la propria bandiera, dichiara la questione palestinese irrisolvibile e la affida all’Onu. E proprio alla scadenza del mandato britannico, il 14 maggio 1948, e un giorno prima del definitivo ritiro delle truppe inglesi e della dichiarazione da parte dell’Onu, Israele si dichiara indipendente. È chiaro che gli arabi non accettano il nuovo Stato e che ci sarà la guerra: proprio Ben Gurion si occupa di riunire tutte le milizie ebraiche in un esercito nazionale, l’Idf (Israeli Defence Forces). Rimane alla testa dello Stato durante il conflitto del 1948 e alle elezioni del 1949 il suo partito, Mapai, una formazione laburista, vince le elezioni, facendolo così diventare primo ministro. Nel 1953 lascia il governo, ma ci ritorna nel 1955 prima come ministro della Difesa e subito dopo viene rieletto premier. 

Il suo ruolo politico è fondamentale nel definire gli assetti del nuovo Stato, anche se i suoi modi spicci faranno parecchio discutere. David Ben Gurion si ritira dalla politica attiva nel 1970 e nel novembre 1973 viene colpito da un ictus. Mentre è ricoverato, finisce in ospedale pure suo figlio Alon, ferito nella guerra del Kippur. Muore il primo dicembre e viene sepolto accanto alla moglie Paula.