Come parlano i politici: Pdl concreto, Pd astratto

I risultati di una ricerca sugli effetti dei messaggi elettorali

L’astrazione è molto spesso di sinistra, la concretezza è più appannaggio della destra. Praticamente una regola, che come tutte le regole ha un corredo di dovute eccezioni. Ma dallo schema non si sfugge, almeno secondo i risultati di una ricerca appena pubblicata sulla rivista scientifica internazionale Personality and Social Psychology Bulletin da due docenti di Psicologia sociale dell’Università di Bologna, Michela Menegatti e Monica Rubini.

La ricerca, intitolata “Il potere del linguaggio astratto nella comunicazione politica”, ha richiesto un anno di lavoro. Articolata in tre studi diversi, ha analizzato prima il livello di astrazione dei discorsi degli esponenti politici italiani, di destra e di sinistra, poi il linguaggio utilizzato di volta in volta con l’elettorato di appartenenza, con quello all’opposizione e con una opinione pubblica politicamente eterogenea. Per arrivare, infine, all’esame della capacità di persuasione dei messaggi. «L’ipotesi iniziale – spiega Michela Menegatti – era che la comunicazione del politico che si rivolge a cittadini con le sue stesse idee avesse un livello di astrazione molto più alto rispetto a quella diretta a un pubblico differenziato o con opinioni completamente diverse. I risultati hanno confermato l’impianto teorico».

Questione di effetti cognitivi, vale a dire di quei processi psicologici che includono la percezione, la comprensione, la memoria e il ragionamento. Banalmente i verbi sono concreti, al contrario gli aggettivi sono astratti. Ed è stato questo il punto di partenza delle due studiose, che non hanno esaminato il significato delle parole usate dagli attivisti di partito ma solo quattro diversi livelli di astrazione e concretezza.

Così, slogan come «smacchiamo il giaguaro» servono a rafforzare il consenso tra il proprio elettorato. Sono astratti, irrobustiscono la convinzione di chi ha la stessa opinione politica, facendo leva sulla condivisione dei valori. «Chi ruba deve andare a casa», invece, è un esempio di concretezza, percepita come tale. Il primo è una metafora che innesca generalizzazione. Il secondo è una rappresentazione della realtà circoscritta a una situazione isolata. Cosa che trasforma la guerra politica anche in una battaglia quotidiana tra verbi e aggettivi. «E mentre i primi sono molto frequenti nella comunicazione dei politici di destra – dice Menegatti – i secondi sono maggiormente utilizzati dagli attivisti di sinistra. Una tendenza già confermata da un’ampia letteratura, soprattutto negli Stati Uniti, in base alla quale le persone con opinioni politiche di destra tendono a privilegiare la concretezza».

Detta così sembrerebbe anche una semplice contrapposizione tra utilitarismo e sistemi valoriali, tra due diverse strutture culturali. In realtà la cosa è molto più complessa, riguarda la percezione che si ha del cittadino a cui si parla. La ricerca ha coinvolto 247 esponenti politici ai quali è stato chiesto di formulare un messaggio rivolto al proprio elettorato e a quello opposto, su diversi temi. L’immigrazione, per esempio. Il politico di destra che pensava di giocare in casa si è si lasciato tentare dall’astrazione, dicendo che è necessario «creare le condizioni per l’integrazione culturale, nel senso della conoscenza reciproca, nel rispetto delle nostre leggi e dei costumi dei cittadini stranieri». Lo stesso politico, invitato a convincere un elettorato misto, ha spiegato con maggiore concretezza che «bisogna favorire un ingresso programmato con l’obiettivo di integrare i migranti e favorire il loro ingresso al lavoro».

A sua volta, l’esponente di sinistra sollecitato a irrobustire le idee di un pubblico con le sue stesse opinioni, è stato ancora più astratto: «Gli immigrati sono lavoratori seri e onesti che chiedono solo di non essere considerati come stranieri ostili». Nella terza parte dello studio, che ha coinvolto oltre 200 studenti universitari, le due studiose, esaminando l’impatto degli slogan degli esponenti politici, hanno chiuso il cerchio. Chiamati a giudicare la forza persuasiva dei vari discorsi, non solo sull’immigrazione ma anche sul conflitto di interessi, gli studenti hanno maggiormente premiato il linguaggio astratto del partito di riferimento.

In fondo nulla di così sorprendente, fa notare Menegatti. «Lo abbiamo visto anche nell’ultima campagna elettorale – osserva – . Dire: vi restituisco le tasse, è un messaggio concreto. Al contrario, invitare alla responsabilità è un messaggio astratto. Poi ci sono le eccezioni, come quella costituita dal M5s, che si rivolge alle persone in un modo diverso, cercando messaggi concreti di fronte a problemi specifici. Ma molto dipende anche dal ruolo che si ha. Chi è al governo tende maggiormente alla concretezza. Chi è all’opposizione privilegia l’astrazione».